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Varicella
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La varicella è una patologia di tipo infettivo caratterizzata da un'estrema contagiosità. La varicella è causata dal virus varicella-zoster (VZV). Trattandosi di un Herpesvirus umano, la varicella può trasmettersi soltanto da uomo a uomo. La varicella colpisce prevalentemente i bambini prima dei dieci anni e per questo motivo è considerata una malattia contagiosa infantile al pari di rosolia e morbillo, parotite e pertosse. Si manifesta in epidemie periodiche ogni quattro anni circa. La varicella si diffonde per via aerea tramite le secrezioni di naso e gola (bastano un semplice starnuto o un colpo di tosse) oppure tramite il contatto diretto con le lesioni cutanee provocate dalla malattia. La contagiosità inizia circa 24-48 ore prima della comparsa dell'esantema e può permanere fino al momento in cui non compaiono le tipiche croste.

Sintomi, decorso e complicanze della varicella

La varicella si manifesta dopo un periodo d'incubazione variabile, dai 10 ai 21 giorni. Il sintomo più evidente è l'eruzione cutanea di bolle rosse (papule) che evolvono in vescicole gonfie di liquido altamente contagioso. Partendo dal viso e dal tronco, si diffondono su tutto il corpo con notevole fastidio a causa del prurito che comportano. L'ultima fase dell'eruzione cutanea vede la trasformazione delle vescicole in croste che perdono la carica infettiva e cadono dopo una o due settimane. Generalmente l'esantema è costituito da un numero notevole di lesioni, da 250 a 500 circa.
Dopo uno o due giorni dall'inizio dell'eruzione cutanea si manifestano i sintomi secondari: febbre, tosse, stanchezza, astenia, mal di testa.
La varicella è una patologia generalmente benigna che guarisce nell'arco di circa dieci giorni; il suo decorso è più aggressivo se i soggetti colpiti sono adolescenti o adulti. La varicella può avere gravi conseguenze se le persone che ne sono colpite si trovano in una situazione di immunodepressione (soggetti infetti da virus HIV, soggetti che si sottopongono a cicli chemioterapici o che assumono steroidi per la cura di asma o di altre patologie). Nei bambini sani le complicanze sono abbastanza rare; oltre a sovrainfezioni batteriche delle lesioni a carico del tessuto cutaneo possono verificarsi atassia cerebellare, encefalite, glomerulonefrite, polmonite, trombocitopenia ecc.
L'infezione da virus varicella-zoster produce immunità permanente nella stragrande maggioranza delle persone, ma il rischio di sviluppare la malattia una seconda volta, per quanto rarissimo, non è da considerarsi nullo. Il virus della varicella non viene eliminato dall'organismo, esso rimane generalmente latente per tutto il corso della vita nelle cellule dei gangli delle radici nervose spinali. In un certo numero di casi (circa 10-20%) il virus si risveglia, generalmente dopo i cinquanta anni di età, provocando l'herpes zoster, patologia nota comunemente come fuoco di Sant'Antonio.

Varicella e gravidanza

varicellaIn un numero alquanto limitato di casi (circa il 2%) c'è la possibilità che il virus varicella-zoster venga contratto in gravidanza. Quando la varicella compare nei primi dieci giorni di vita e le cause sono da attribuirsi al passaggio transplacentare del virus nel periodo di viremia della madre, si parla di varicella congenita. Il virus della varicella può avere effetti teratogeni* per il feto, si parla in questo caso di embriopatia da varicella. Si stima, ma non vi sono certezze assolute in tal senso, che un quarto dei feti di madre con varicella contragga l'infezione, ma il fatto che il feto contragga il virus non significa che vi sarà automaticamente embriopatia. Il rischio è maggiore se l'infezione è contratta entro la ventesima settimana di gestazione; infezioni più tardive sono associate generalmente a patologie fetali di gravità inferiore.
Varicella perinatale - Quando la varicella materna insorge da cinque giorni prima a due giorni dopo il parto c'è un rischio di infezione per il feto o per il neonato che varia dal 25 al 50% circa. Il periodo di incubazione va dai nove ai quindici giorni dal momento in cui l'esantema compare sulla cute della madre. I sintomi possono essere di modesta entità o, al contrario, si può avere una sintomatologia molto seria.
Varicella postnatale – Il periodo di insorgenza della varicella postnatale varia generalmente dal decimo al ventottesimo giorno di vita. I sintomi sono solitamente di lieve entità. In casi eccezionali la varicella postnatale può causare la morte.
La diagnosi – La diagnosi è certa se il virus viene isolato dalle vescicole. La ricerca degli antigeni virali può essere fatta con immunofluorescenza oppure si può ricercare il DNA del virus con PCR. Si possono inoltre ricercare gli anticorpi virali con il metodo ELISA, l'infezione virale viene dimostrata quando il titolo anticorpale mostra un aumento di almeno quattro volte. La presenza di immunoglobuline M indica che l'infezione è recente.
Terapia – La terapia di prima scelta in caso di varicella congenita, perinatale e postnatale è la somministrazione di aciclovir. Per una prevenzione efficace si dovrebbe, prima della gravidanza, somministrare il vaccino alle donne in età fertile. 

La terapia per la varicella

La cura è generalmente solo sintomatica (si usano antipiretici come per esempio il paracetamolo; quest'ultimo viene preferito all'acido acetilsalicilico, la normale aspirina, per il rischio di sindrome di Reye, una grave forma di encefalopatia acuta). Gli antivirali hanno effetto solamente se assunti nelle prime 24 ore dalla comparsa dell'eruzione cutanea, circostanza difficilmente attuabile perché spesso i primi sintomi vengono trascurati o ignorati.
Nei soggetti che hanno problemi di immunodeficienza viene raccomandata la terapia antivirale per via endovenosa. In linea generale è opportuno isolare il soggetto affetto da varicella per evitare che il contagio si diffonda.
I soggetti che presentano un rischio elevato di forme gravi di varicella (persone immunodepresse o i neonati) devono essere trattate, nel caso di esposizione a persone ammalate di varicella, con immunoglobuline per via intramuscolare. Le immunoglobuline vanno somministrate il più precocemente possibile e comunque entro quattro giorni dall'esposizione.

Il vaccino per la varicella

vaccino varicellaIn Italia, dal 2002, è disponibile un vaccino contro la varicella costituito da virus vivi attenuati. Il vaccino contro la varicella viene raccomandato a tutti i soggetti che abbiano superato il tredicesimo anno di età senza avere contratto la malattia.
Il vaccino è controindicato ai bambini di età inferiore ai 12 mesi, ai soggetti che negli ultimi 5 mesi abbiano effettuato trasfusione di sangue o siano stati sottoposti a trattamenti terapeutici con immunoglobuline e ai soggetti con in corso una patologia acuta. In caso di malattie o terapie a carattere cronico (per esempio trattamenti con farmaci corticosteroidei) si deve valutare con attenzione la presenza di controindicazioni al vaccino.
La vaccinazione è possibile a partire dal dodicesimo mese di età. Occorre somministrare due dosi di vaccino con un intervallo fra l'una e l'altra di non meno di quattro settimane (preferibilmente sei). Il vaccino presenta un'efficacia superiore all'80%. I soggetti vaccinati che contraggono comunque la malattia presentano generalmente una sintomatologia molto più lieve rispetto alla norma.
Dal 2006 è disponibile in tutta l'Unione Europea il ProQuad, un vaccino quadrivalente contro il morbillo, la parotite, la rosolia e, appunto, la varicella. Si tratta di una sospensione somministrabile tramite un'iniezione sotto pelle i cui principi attivi sono costituiti da virus attenuati (un ceppo virale attenuato non è capace di provocare la patologia, ma è in grado di stimolare la produzione anticorpale). Dagli studi effettuati si sono riscontrate alte percentuali di risposta. Dopo la prima dose, tali percentuali erano del 97,4% per il morbillo, del 95,8% per la parotite, del 98,5% per la rosolia e del 91,2% per la varicella. Dopo la seconda dose, le percentuali di risposta erano del 99,4% per il morbillo, del 99,9% per la parotite, del 98,3% per la rosolia e del 99,4% per la varicella.

* Il termine teratogeno indica un agente o un fattore che può provocare anomalie nello sviluppo di un embrione, di un feto o di un neonato.


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