Il sesso del nascituro
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Il secondo metodo prevede invece la fecondazione in provetta, con il prelievo degli ovuli dalla madre e la fecondazione in vitro. Lo sviluppo dell'embrione inizialmente avviene in laboratorio: il prelievo di cellule dall'embrione permette di analizzare la coppia cromosomica (XX o XY) e determinare quindi il sesso del nascituro. Se il sesso è quello voluto, l'embrione viene impiantato nell'utero materno, dove prosegue il suo naturale sviluppo. Quest'ultima tecnica ha un margine d'errore nullo ma è tecnicamente più complessa (in quanto la fecondazione è in vitro e non intrauterina) e notevolmente più costosa.
Le
perplessità legate alla scelta del sesso del nascituro sono di due tipi: uno
etico, per chi non condivide le tecniche di fecondazione assistita,
specialmente quelle che prevedono la possibilità di generare embrioni che
non vengono successivamente utilizzati, e uno sociologico, legato
alle possibili discriminazioni sessuali che potrebbero riguardare il rifiuto
di uno dei due sessi reputato inferiore. Alcuni studi hanno infatti
evidenziato che la maggioranza delle coppie prese in esame preferirebbero
avere figli maschi e, potendo scegliere il sesso del nascituro con certezza
e con metodi semplici e poco costosi, penalizzerebbero la nascita di
femmine. L'esistenza poi di stereotipi culturali e pregiudizi favorirebbe la
scelta del maschio per i primogeniti e, dal momento che la maggior parte
delle coppie opta oggi per un solo figlio, ciò potrebbe, su larga scala,
produrre uno squilibrio sociale tra i due sessi.Attualmente, le legislazioni di alcuni paesi, come Gran Bretagna, Spagna e Germania, prevedono possibilità della predeterminazione del sesso del nascituro solo in casi in cui tale scelta possa evitare malattie ereditarie che interessano solo un particolare sesso (come per esempio l'emofilia che si trasmette solo ai maschi, mentre le femmine possono essere solo portatrici sane).
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