Poliomielite
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La vaccinazione
Attualmente non esistono terapie per curare i pazienti affetti da questa patologia, per cui ci si deve affidare alle vaccinazioni, peraltro estremamente efficaci. Si tenga presente che in Italia, prima dell'introduzione dell'antipolio si avevano diverse migliaia di casi all'anno, con centinaia di morti; la malattia colpiva soprattutto i bambini. Dopo l'introduzione del vaccino inattivato Salk (IPV, nell'immagine a destra il dott. Salk) nel 1957 e poi del vivo attenuato Sabin nel 1964 (OPV) i
casi si sono drasticamente ridotti, per scomparire
definitivamente all'inizio degli anni Ottanta. Il vaccino Sabin può provocare, in una bassissima percentuale di casi, episodi di paralisi, soprattutto dopo la prima dose. Dal 1990 al 1999 in Italia si sono verificati dodici casi di polio provocata dal vaccino (pari a uno ogni 1,8 milioni di dosi somministrate). Per questo motivo, nel 1999 è stata introdotta la vaccinazione sequenziale: le prime due dosi di vaccino sono Salk; in seguito si passa al Sabin, quando il bambino ha già formato gli anticorpi protettivi (scongiurando quindi il rischio di paralisi associate a vaccinazione).
Oggi la poliomielite è stata completamente debellata in tutti i paesi industrializzati, mentre resiste ancora in alcuni paesi in via di sviluppo; tuttavia è in corso un programma mondiale gestito dall'Organizzazione Mondiale della Sanità che ha come obbiettivo l'eradicazione mondiale di questa patologia. Lo scopo non è ancora stato raggiunto, ma il numero di casi di poliomielite nei paesi in via di sviluppo è comunque diminuito dell'85% negli ultimi dieci anni.
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