Nanopatologie
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NOTA – Il termine nanopathologies è praticamente sconosciuto in lingua inglese (in Google ci sono solo 37 pagine) a riprova di come il problema sia stato sollevato soprattutto in Italia.
Diversi studi epidemiologici hanno mostrato una correlazione fra nanoparticelle e alcune patologie cardiovascolari e respiratorie; non è tuttavia ancora chiaro il reale impatto delle nanoparticelle sulla salute umana. Di difficile stima sono:
- la pericolosità assoluta. Secondo alcuni ricercatori (Veronesi), sarebbe decisamente inferiore rispetto ad altri fattori, soprattutto per ciò che concerne lo sviluppo di tumori; secondo altri, le nanopatologie sarebbero responsabili in Italia di 8.000 decessi all'anno.
- Il campo d'azione. I vari studi prendono in esame soggetti anziani già malati di patologie di media-alta gravità; risulta pertanto credibile anche l'ipotesi che siano solo un fattore aggravante, ma non di per sé particolarmente dannose per un soggetto sano.
Una posizione critica
Il problema delle nanoparticelle continua il filone "terroristico" iniziato
negli anni '80 con la cancerogenicità di centinaia di sostanze. Purtroppo si
fa presa su quella parte della popolazione di
fobici che si agita ancora prima di
pensare, nel terrore di un possibile (ma spesso improbabile) pericolo.Lo spessore scientifico delle nanopatologie è attualmente nullo. L'attualmente non indica la bocciatura dell'idea quanto dell'atteggiamento poco scientifico di ricercatori che si innamorano delle loro ipotesi e, senza chiare evidenze scientifiche, fanno crociate. Una crociata si può fare basandosi su certezze, non su ipotesi, per quanto credibili queste possano essere. Sulla bontà delle ipotesi è lecito esprimere molti dubbi:
1) Alcuni studi hanno trovato nanoparticelle in tessuti tumorali, ipotizzando una loro correlazione con lo sviluppo del tumore. In realtà non si tratta di correlazione, ma di semplice riscontro. Infatti il trovare nanoparticelle in tessuti patologici è un riscontro, sarebbe una correlazione il "trovarne in tessuti patologici e non trovarne mai in tessuti sani". Il disinteresse per quella parte della popolazione che è sana introduce la seconda difficoltà teorica.
2) Ammesso che le nanoparticelle siano responsabili di qualcosa, come mai solo una tutto sommato piccola (vedi tumori e malattie degenerative strane) parte della popolazione ne viene colpita? C'è quindi la concretissima possibilità che l'accumulo di nanoparticelle non sia tanto la causa quanto una conseguenza delle vere cause della malattia.
3) Il discorso è abbastanza simile a quello delle allergie. Anche ammesso che si scopra (e la scoperta sarebbe interessante) che una parte della popolazione è sensibile alle nanoparticelle, non si potrebbe demonizzare certo questo o quello. Molte persone sono intolleranti al glutine, altre al lattosio, altre per un'arachide o una pesca sono morte: ma non possiamo eliminare pasta, pane, frutta ecc. La vita media si è alzata notevolmente: nel 1900 era di 43 anni oggi è quasi il doppio. Molti di quei bambini che non arrivavano alla maturità, oggi ci arrivano, ma rappresentano la parte più debole della popolazione che la natura continua a selezionare, in questa aiutata anche dallo stile di vita pessimo delle persone; prima delle nanoparticelle preoccupiamoci di non far fumare, di non far bere, di non far mangiare troppo le persone. Essendo però queste le battaglie che l'agitatore di turno sa di non poter vincere, ecco che crea nuovi mostri su cui tutti (anche i fumatori, gli alcolizzati e i sovrappeso) possono concordare.
4) Da ultimo: chi sa qualcosa di fisica e di chimica sa benissimo che pretendere di comandare l'infinitamente piccolo è di una presunzione stratosferica. è abbastanza inutile bocciare un termovalorizzatore quando poi se si brucia nel proprio giardino un po' di legna di pino si sviluppano sostanze nocive (furani). Purtroppo non è la tecnologia che si diverte ad accorciarci la vita, ma sembra essere la stessa natura (è su questo che dovrebbero riflettere quelli che la promuovono sempre e comunque) a innescare meccanismi per cui il singolo soggetto non può vivere più a lungo.
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