Morbo di Crohn
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L'eziologia del morbo di Crohn è a tutt'oggi sconosciuta e non esiste per tale patologia una terapia che possa dirsi risolutiva; la malattia colpisce soggetti di sesso femminile e maschile in ugual misura; il periodo d'insorgenza varia dai 15 ai 25 anni; i paesi più colpiti sono gli Stati Uniti d'America e l'Europa (soprattutto nell'Europa del Nord) e la sua diffusione è in continuo aumento.
L'apparato digerente
Prima di analizzare in dettaglio le caratteristiche della malattia di Crohn, riteniamo opportuno fornire qualche informazione sull'anatomia e la fisiologia dell'organo interessato dalla patologia in questione, l'apparato digerente. L'apparato digerente è una struttura tubulare (si parla infatti di tubo digerente); è, praticamente, un canale formato da diverse parti: la bocca, l'esofago, lo stomaco, l'intestino tenue, il colon e il retto. È in questo canale che i cibi vengono trasformati e resi assimilabili dall'organismo. La bocca è l'estremità superiore del tubo digerente, è da questa cavità che vengono introdotti gli alimenti; la bocca, tramite la faringe, è collegata all'esofago, organo che svolge due funzioni fondamentali: permette il passaggio del cibo (il cosiddetto bolo alimentare) e impedisce la risalita di quest'ultimo e dei succhi gastrici dallo stomaco. Nello stomaco, la cui parete è costituita da una parte filamentosa, una parte muscolare e una interna, il bolo viene trasformato in chimo a ph acido; a questo punto si attivano gli enzimi contenuti nei succhi gastrici e le proteine vengono scomposte. La fase finale della digestione avviene nell'intestino tenue, a essa partecipano sia il fegato che il pancreas, il primo producendo la bile e il secondo producendo il succo pancreatico. Grazie all'azione del succo intestinale, del succo pancreatico e della bile, il chimo si trasforma in chilo (chilificazione); la parte finale dell'apparato digerente è l'intestino crasso, qui avviene l'assorbimento dell'acqua, delle vitamine e dei sali minerali. Il materiale che non viene digerito passa nel retto e viene poi espulso attraverso l'ano.L'eziologia del morbo di Chron
Come accennato all'inizio, le cause della patologia sono sconosciute. Le
ipotesi eziologiche sono molteplici e prendono in considerazione diversi fattori;
quelli sui quali si sono concentrate le ricerche sono di tipo alimentare,
ambientale, infettivo, genetico e immunologico. Fattori alimentari e ambientali – Le prime teorie sull'eziologia del morbo di Crohn erano basate sulle diversità di abitudini alimentari tra soggetti sani e soggetti colpiti dalla malattia in questione; ancora oggi, molti ritengono che alla base della patologia vi siano fattori di tipo dietetico; sotto accusa sono soprattutto l'eccessivo consumo di fibre alimentari, margarina, carboidrati raffinati, proteine e grassi animali, proteine del latte ecc., mentre si ritiene che verdure, frutta e vitamina C svolgano una funzione protettiva. Alcuni hanno ipotizzato un ruolo della crioconservazione alimentare a temperature comprese tra lo 0 e i 10 °C in quanto essa permetterebbe la crescita di microorganismi del gruppo Yersinia che svolgerebbero un ruolo attivo nella patogenesi del morbo di Crohn.
Sfortunatamente le molte ricerche, come spesso succede, sono arrivate a conclusioni contraddittorie e, allo stato attuale, non si è riusciti a fornire una spiegazione scientificamente convincente relativamente a cause di tipo alimentare. A livello di fattori ambientali, esiste, tra gli studiosi, un certo accordo sul ruolo attivo del tabacco nell'aumentare, soprattutto nel sesso femminile, le probabilità di rischio di insorgenza della patologia. Si ritiene infatti che il tabagismo abbia effetti nocivi a livello della microcircolazione della parete intestinale.
Fattori infettivi – Molteplici studi tendono a far risalire la patologie a cause di tipo infettivo; periodicamente si "scopre" l'agente infettivo responsabile salvo accorgersi, in seguito, che determinati batteri erano soltanto la causa di una colite di tipo subacuto, un disturbo che ha molti punti in comune con il morbo di Crohn; fortunatamente, questo tipo di colite, a differenza del morbo di Crohn, guarisce dopo un trattamento farmacologico a base di antibiotici. Recentemente le maggiori attenzioni di alcuni studiosi riguardano alcuni particolari batteri, il Cloristridium difficile e il Mycobactérium paratuberculosis ritenuti responsabili delle spinte evolutive della patologia, ma sul ruolo attivo di questi batteri vi sono ancora troppi dubbi. Un'altra ipotesi che viene presa in considerazione è quella di un'origine di tipo virale; alcuni ipotizzano, per esempio, che l'aver contratto il virus del morbillo nei primi giorni dell'infanzia (oppure essere nati da madri che avevano contratto il virus nei primi mesi della gravidanza o che si erano sottoposte in precedenza al vaccino contro il morbillo) potrebbe essere la causa scatenante, molti anni dopo, della malattia di Crohn; è però anche vero che questa malattia non è contagiosa. Quindi, anche a livello di fattori infettivi, non sussistono certezze.
Fattori immunologici – Sono in corso molti studi per stabilire se alla base del morbo di Crohn vi siano fattori di tipo immunologico. Allo stato attuale non esistono conferme in tal senso, anzi, certe modificazioni a livello di sistema immunitario che si riscontrano nei soggetti affetti dal morbo di Crohn sembrano essere secondarie alla malattia e non scatenanti la malattia stessa.
Fattori genetici – Dai risultati di alcuni studi (Peeters M. et al, 1996) è emersa una correlazione fra predisposizione familiare e incidenza della malattia di Crohn. In un parente di primo grado di un soggetto affetto dalla malattia, il rischio di ammalarsi è superiore del 10%; il rischio di ammalarsi passa al 36% se si è figli di genitori entrambi affetti dalla malattia. La predisposizione è aumentata nei gemelli monozigoti rispetto a quella dei gemelli dizigoti (67% contro l'8%); si è rilevata inoltre, in ambito familiare, un'associazione a livello di sede e di tipo clinico.
Un altro studio sembra aver identificato un punto nei cromosomi 12 e 16 che alcuni ritengono poter essere una causa della patologia.
I sintomi del morbo di Chron
Come accennato all'inizio, la malattia di Crohn può colpire tratti diversi
dell'apparato digerente; la sintomatologia può quindi manifestarsi in modo
diverso a seconda della localizzazione della malattia; dal momento che,
generalmente, la parte più colpita è la porzione intestinale, i sintomi più
comuni sono i dolori addominali e la diarrea; la sintomatologia è comunque
piuttosto variegata e, come se non bastasse, abbastanza aspecifica, dal momento che ci
sono molte altre patologie che scatenano sintomi simili; è questo uno dei
principali motivi che rendono difficoltosa la diagnosi. Si è soliti distinguere le manifestazioni sintomatologiche in intestinali ed extraintestinali.
Manifestazioni intestinali – La dolorabilità a livello addominale è la manifestazione più frequente; spesso si presenta sotto forma di crampi che possono variare sia nella posizione che nell'intensità.
L'altro sintomo spesso presente è la diarrea; le feci sono generalmente liquide e non totalmente formate e, in alcuni casi, vi è la presenza di muco. Le scariche diarroiche, nel caso di malattia di Crohn, sono attribuibili a diversi fattori tra cui l'alterazione della flora batterica intestinale, l'alterazione della motilità intestinale, l'alterazione della permeabilità della mucosa che riveste l'intestino con conseguente cattivo assorbimento di acqua e degli elettroliti ecc. Altre manifestazioni sono l'astenia, la perdita di peso, l'anoressia, la febbre (talvolta anche piuttosto alta), l'anemia, il meteorismo e la flatulenza.
A livello gastrointestinale possono verificarsi diverse complicazioni; tra queste troviamo edema, occlusione intestinale, peritonite, ascessi, fistole e, più raramente, emorragie del tratto gastrointestinale, perforazioni, megacolon tossico, carcinoma dell'ileo, cancro del colon, sindrome dell'intestino corto, insufficienza intestinale cronica benigna ecc.
Manifestazioni extraintestinali – Sono abbastanza rare. Tra di esse troviamo manifestazione di tipo articolare (artralgie e artriti acute); manifestazioni cutanee (eritema nodoso, pioderma gangrenoso e ulcere aftose); manifestazioni oculari (episclerite, irite e uveite); manifestazioni epatiche (alterazioni delle transaminasi e della fosfatasi alcalina, steatosi, pericolangite, epatiti croniche ecc.). Altri manifestazioni sono la colelitiasi, la nefrolitiasi, l'ipercoagulabilità e le infezioni del tratto urinario. Nei bambini è spesso presente un ritardo nella crescita.
La diagnosi del morbo di Chron
Non è semplice diagnosticare con certezza la malattia di Crohn. Gli esami che vengono eseguiti quando si sospetta la presenza di tale patologia sono di diverso tipo. In prima istanza si devono raccogliere quanti più dati clinici è possibile; seguiranno esami di laboratorio (emocromo, VES, PCR, albuminemia, coprocultura, ricerca di sangue occulto nelle feci, dosaggio degli ASCA e dei p-ANCA) ed esami di tipo strumentale (clisma opaco a doppio contrasto, colonscopia, esame radiografico addominale, TAC, RMN, scintigrafia ed ecografia); la conferma definitiva si ha con il prelievo bioptico tramite endoscopia.La terapia del morbo di Chron
Le principali opzioni terapeutiche sono di tipo farmacologico, nutrizionale e chirurgico.Allo stato attuale non esiste una cura risolutiva della malattia in questione; gli scopi delle terapie sono quindi soprattutto quelli di tenere sotto controllo i sintomi, prevenire eventuali complicazioni, impedire il ritardo di crescita nei bambini, portare la patologia in uno stato di remissione e mantenere questo stato il più a lungo possibile.
Le terapie farmacologiche sono a base di aminosalicilati e salicilati, cortisonici, antibiotici, immunosoppressori e antidiarroici. Le indicazioni di tipo dietetico sono simili a quelle che vengono adottate nel caso di colite ulcerosa; si consiglia pertanto, a questo proposito, di consultare l'articolo La dieta per la colite ulcerosa. A causa dei problemi di malassorbimento, piuttosto comuni nel caso di morbo di Crohn, vengono consigliate, quando vi sia un deficit in tal senso, integrazioni di minerali o vitamine.
Più della metà dei soggetti affetti dalla malattia di Crohn necessita di interventi chirurgici entro un periodo di tempo che va dai dieci ai quindici anni dal momento in cui è stata fatta la diagnosi. La chirurgia è indicata quando sono falliti gli approcci farmacologici e/o dietetici. Inoltre è necessario ricorrere all'intervento chirurgico in caso di complicazioni come l'ostruzione, le emorragie, le perforazioni, le fistole, il ritardo nella crescita ecc. Le probabilità di recidiva dopo il trattamento chirurgico sono abbastanza elevate (70% circa a un anno dall'intervento) e sono parzialmente influenzate dalla localizzazione della malattia.
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