Meningite
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A seconda del suo decorso si riconoscono la meningite acuta, la meningite subacuta e la meningite cronica.
Le cause della meningite possono avere origine batterica, chimica, micotica, neoplastica o virale.
La meningite batterica
La meningite batterica è una forma poco frequente, ma generalmente più grave. Può colpire chiunque, ma i soggetti colpiti più frequentemente sono i bambini piccoli, i soggetti in cui le difese immunitarie sono più basse e coloro che sono privi della milza.I batteri che più frequentemente sono chiamati in causa sono nei neonati lo Streptococco di gruppo B, l'Escherichia coli e il Listeria monocytogenes; nei lattanti e nei bambini più grandi invece i batteri più frequentemente coinvolti sono il Neisseria meningitidis (anche meningococco), lo Streptococcus pneumoniae (anche pneumococco) e l'Haemophilus influenzae tipo b (anche emofilo o Hib). Questi ultimi tre batteri sono quelli che, globalmente, provocano il numero maggiore di meningiti di tipo batterico.
Il Neisseria meningitidis è un batterio presente normalmente nel naso e nella gola di circa l'1-2% della popolazione sana; è stato identificato la prima volta nel 1887, a tutt'oggi ne sono stati identificati 13 diversi sierotipi, ma solo cinque di questi sono causa frequente di meningite (A, B, C, W135 e Y).
Lo Streptococcus pneumoniae è, dopo il Neisseria meningitidis, uno degli agenti batterici più comuni della meningite; questo batterio può inoltre essere la causa di patologie invasive (bronchite, congiuntivite, otite, polmonite, sinusite ecc.) e no (osteomielite, peritonite, sepsi ecc.).
Così come nel caso del meningococco, anche lo pneumococco può essere presente nel naso e nella gola delle persone senza per questo causare la malattia; le modalità di trasmissione sono le stesse descritte nel caso del Neisseria meningitidis.
L'Haemophilus influenzae tipo b è stato per molto tempo (fino alla fine degli anni novanta) la causa più frequente di meningite batterica nei bambini al di sotto dei cinque anni, ma la sua circolazione è stata ormai quasi annullata dall'introduzione delle vaccinazioni estese.
Le altre forme di meningite
La meningite virale (anche meningite asettica) è una forma di meningite più comune e generalmente meno grave della meningite di origine batterica. Gli agenti batterici più spesso chiamati in causa sono gli herpesvirus, gli enterovirus e il virus della parotite.La meningite micotica, o fungina, è una patologia che si manifesta generalmente in quei soggetti che presentano gravi problemi a livello di difese immunitarie (come, per esempio, i malati di AIDS).
La meningite neoplastica (anche carcinomatosi meningea) è una grave complicanza di tipo neurologico che si verifica nel caso di un'invasione delle leptomeningi e/o del liquor cerebrospinale.
La meningite chimica è una forma di meningite che può essere causata dalla chemioterapia intratecale, dagli anestetici per via spinale e dai mezzi di contrasto usati per l'esecuzione della mielografia.
Sintomi e diagnosi della meningite
La meningite, nelle sue forme più severe, può avere conseguenze gravissime,
addirittura fatali. Per questo motivo una diagnosi precoce riveste
un'importanza fondamentale per poter intervenire nel miglior modo possibile.
Sfortunatamente non è sempre immediato diagnosticare rapidamente ed
esattamente la meningite dal momento che molti dei sintomi che la
caratterizzano sono gli stessi che si riscontrano nelle patologie stagionali
come per esempio l'influenza. Solitamente la meningite si manifesta con mal
di testa molto acuto, rigidità nucale, nausea, vomito, confusione mentale,
sensibilità alla luce e ai rumori, febbre alta, sonnolenza, inappetenza e,
talvolta, petecchie. Gli esami fondamentali nella diagnosi di meningite sono le analisi citochimiche e colturali del liquor cerebrospinale. In tempi recenti, grazie a tecniche di biologia molecolare, è stato messo a punto un test denominato EuSepScreen i cui risultati hanno dimostrato una specificità del 100% sia quando si è partiti da campioni di liquor cerebrospinale sia da campioni di sangue o altri liquidi biologici. La sensibilità di tale metodo è risultata doppia rispetto a quella dell'analisi colturale. A seconda del tipo di meningite, la colorazione del liquor può essere molto diversa e ciò permette di impostare una terapia iniziale che sarà aggiustata in seguito al risultato dell'esame colturale.
Come si trasmette la meningite
Nelle forme contagiose, la trasmissione avviene per via respiratoria attraverso le goccioline emesse con gli starnuti o la tosse e le secrezioni nasali o della gola.Il periodo di incubazione della meningite va da uno a dieci giorni, ma, generalmente, è inferiore ai quattro giorni. Il soggetto malato non è più contagioso dopo che sono passate 24 ore dal trattamento.
I soggetti ad alto rischio sono i soprattutto i bambini piccoli che convivono con un soggetto malato (familiari o conviventi negli asili nido o nelle scuole materne) e che sono esposti direttamente alle secrezioni del soggetto colpito da malattia (condivisione di giochi, di posate, baci, ecc.).
La terapia e la prevenzione della meningite
La terapia si basa sulla somministrazione di antibiotici, scelti a seconda del genere di agente infettivo e delle caratteristiche del paziente, e va condotta in condizioni di isolamento. Oltre agli antibiotici si possono utilizzare cortisonici. La tempestività nell'inizio della terapia è un fattore di fondamentale importanza.Per quanto riguarda la prevenzione, attualmente in Italia c'è l'obbligatorietà della vaccinazione contro l'Haemophilus influenzae tipo b; esistono inoltre molti sieri che agiscono contro vari ceppi di pneumococco e meningococco, ma non contro tutte le forme (non esiste, per esempio, un siero contro il meningococco di gruppo B, uno dei più frequenti).
Oltre alla vaccinazione si possono mettere in atto alcune misure di tipo ambientale e comportamentale (lavaggio delle mani, areazione degli ambienti, pulizia e sanificazione dei servizi igienici ecc.).
Per quanto riguarda la profilassi antibiotica si deve dire che non vi sono evidenze assolute della sua efficacia, ma in base ai dati osservazionali si ritiene che tale profilassi riduca il rischio di contrarre la malattia; in base a ciò, nei contatti stretti, la terapia antibiotica viene sempre raccomandata.
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