Influenza aviaria
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La situazione aggiornata al 27 febbraio 2006
L'influenza aviaria viene comunemente indicata con il termine piuttosto impreciso di virus dei polli, termine che si riferisce all'agente di una patologia influenzale che si trasmette all'uomo da uccelli (pollame in particolare). In realtà di virus dei polli ce ne sono parecchi, ma il più temuto è l'H5N1, isolato per la prima volta ad Hong Kong nel 1997.

Perché non c'è ancora l'epidemia - L'attuale influenza aviaria risale alla fine del 2003 (Cambogia, Cina, Indonesia, Giappone, Laos, Corea del Sud, Thailandia e Vietnam); non vi sono prove sicure di una trasmissione da uomo a uomo e, per ora, si può considerare una patologia che colpisce uccelli selvatici (che non si ammalano) e domestici. Purtroppo nel contagio da animali selvatici a volatili domestici il virus aumenta la sua efficacia e crea vere e proprie epidemie. Il virus è sensibile al calore, ma può sopravvivere a basse temperature nei tessuti e nelle feci di animali infetti per lunghi periodi; da qui l'ovvio consiglio di cucinare bene la carne.
Nonostante siano passati otto anni, il virus non ha ancora scatenato una tanto temuta pandemia (cioè un'epidemia a livello mondiale); infatti il virus passa all'uomo dai volatili, senza passaggi intermedi da altri animali, ma (tranne un caso segnalato) non passa ancora da uomo a uomo. È questo mancato passaggio che, per ora, contiene la diffusione della patologia (una cinquantina di decessi in tutto il mondo).

Secondo gli esperti però sarebbe solo questione di tempo e alcuni modelli statistici basati sulle epidemie del passato prevedono per l'Italia 16 milioni di malati, due milioni dei quali ricoverati in ospedale con circa 150.000 morti. Dati decisamente preoccupanti che vanno interpretati. Se da un lato le stime sul passato possono generare false proiezioni (il livello di salute medio attuale della popolazione è sicuramente superiore rispetto a quello del 1958, anno di una famigerata asiatica, causata dal ceppo H2N2, o rispetto a quello del 1967, anno dell'epidemia di Hong Kong, causata dal ceppo H3N2; ricordiamo inoltre che allarmi come quello sulla SARS sono poi rientrati), dall'altro è pur vero che le armi a disposizione non sono risolutive.
Capiamo
l'influenza aviaria – Tre sono i tipi di virus influenzali,
contraddistinti dalle lettere A, B e C. I virus dell'influenza A sono poi
classificati secondo le loro proteine di superficie, l'emoagglutinina (Ha) e
la neuramminidasi (Na): dalle combinazioni di tali proteine derivano le
sigle che definiscono i ceppi di ogni epidemia, per esempio H3N2. L'uomo viene infettato dai sottotipi dell'influenza A, che infettano anche gli animali selvatici che però non si ammalano. Con un processo detto drift antigenico, il virus dell'influenza A muta in modo continuo con piccoli mutamenti genetici; ciò rende inutili gli anticorpi A sviluppati in precedenza e la persona si ammala nuovamente di influenza. Lo shift antigenico è invece un processo più temibile perché con una ricombinazione delle proteine N e H genera un nuovo sottotipo: se la popolazione non è in grado di rispondere immunologicamente al nuovo virus si ha un'epidemia.
Il virus H5N1 uccise già sei persone a Hong Kong nel 1997, propagandosi dal pollame all'uomo. L'eliminazione dei polli nell'area infetta bloccò il diffondersi del contagio.
Il tasso di mortalità di H5N1 è del 70%, ma la stima è fatta su piccoli numeri e può non essere significativa. Il virus produce gravi forme di polmonite, ma per fortuna non si ambienta bene nelle cellule umane.
L'allarmismo è giustificato? – Difficile dirlo perché anche gli scienziati sono divisi sul futuro di H5N1. Sicuramente dalla paura di una pandemia traggono per ora profitto le multinazionali del farmaco.
Cosa fare
- Innanzitutto non spaventarsi per qualunque forma influenzale. Il medico di base e i reparti ospedalieri sono in grado di identificare casi sospetti; con un semplice esame (Pcr) in tre ore è possibile individuare l'eventuale contagio da virus dei polli.
- Non esiste nessun caso segnalato di infezione da animale migratore a uomo.
- L'influenza aviaria si contrae per via aerea e NON dagli alimenti perché il virus si inattiva a contatto con il pH acido dello stomaco.
- La precauzione di cuocere gli alimenti deriva dal fatto che a 70 °C il virus muore.
- Nel caso di epidemia le autorità (sanità pubblica, Protezione civile, sanità militare) contrasterebbero la diffusione del virus con farmaci antivirali (oseltamivir, somministrato alle prime avvisaglie della patologia e a chi è in contatto con il malato; Tamiflu è il nome commerciale. Oppure zanamivir, nome commerciale Relenza; non sono invece efficaci l'amantadina e la rimantadina) ed eventualmente con vaccini. Si stima che occorrano 2,5 milioni di dosi per proteggere la percentuale della popolazione a rischio (5%). Da notare che il vaccino è in fase di studio, ma non è ancora pronto (ci vorranno circa 4 mesi di isolamento del virus).
- Non ha senso prendere preventivamente gli antivirali sopraccitati perché il loro impiego preventivo può creare resistenze.
Facciamo il punto sull'influenza aviaria
- Punto certo di infezione aviaria in Italia: sono stati ritrovati cigni migratori morti in Sicilia, Calabria e Puglia; 5 di essi risultano infetti (11 febbraio 2006).
- Punto di infezione di animali domestici più vicino all'Italia: Francia (22 febbraio 2006, 400 tacchini di un allevamento).
- Punto di infezione umana da H5N1 più vicino all'Italia: Turchia (decine di casi e tre vittime nel gennaio 2006).
- Disponibilità del vaccino: no.
- Antivirali impiegabili: Tamiflu, Relenza.
Preoccuparsi?
Occorre considerare due fattori importanti.- Il virus non passa ancora da uomo a uomo. Il contagio dagli animali è tutto sommato modesto. Se si pensa che l'area dell'Asia orientale dove si sono avuti un centinaio di casi è abitata da più di un miliardo di persone e che le condizioni igieniche non sono quelle occidentali, si può supporre che gli animali malati siano venuti a contatto con milioni di persone. Il virus da animale a uomo pertanto ha un'aggressività medio-bassa.
- Le autorità sanitarie pensano di vaccinare il 25% della popolazione. Questo fa capire che l'influenza aviaria non è la peste. In altri termini sono a rischio le persone con un organismo debole, debilitato, con difese immunitarie compromesse ecc. Del resto molti anziani ogni anno muoiono per polmoniti o per banali influenze.
IL COMMENTO
Spacciati (ma non per colpa dell'aviaria…)Anche oggi i media riportano gli effetti di questa terribile aviaria, causando un calo enorme delle vendite delle carni; addirittura c'è chi sopprime i propri animali da gabbia (canarini, ecc). Eppure è da tempo che la Regione Lombardia distribuisce un volantino informativo dove si possono leggere le linee guida di comportamento e che i timori sono del tutto infondati. Ma non è forse il caso di affrontare "problemi" reali e ben più pesabili come il sovrappeso, invece di preoccuparsi di non si sa bene che cosa (Don Chisciotte contro i mulini?). Manuel.
Temo
che ci sia un problema più grave e reale del sovrappeso e cioè la scarsa
propensione a capire ciò che ci sta intorno da parte della gente.
Sicuramente il degrado culturale dell'Italia rispetto ad altri paesi (dove
certe psicosi non si genererebbero) è dovuto a una serie di fattori non
facilmente identificabili. Personalmente penso che la scuola abbia le
responsabilità più grandi con programmi che non riescono a formare lo
spirito critico delle persone. Quando circa 7 milioni di italiani seguono
Grande Fratello e molti di loro si lamentano della situazione economica
italiana, ma sono pronti a spendere circa 100 euro per seguire tutta la
trasmissione sul digitale terrestre, eliminare i concorrenti antipatici
ecc., che speranza vuoi che ci sia? È importante prendere i dati che
arrivano come test sulla popolazione: il dato dimostra che solo un terzo
della popolazione ha uno spirito critico sufficiente. Del resto questo dato
è in linea con quello che ho sempre rilevato nel sito e cioè che i due terzi
della popolazione sono
spacciati. Purtroppo i nostri politici,
nel timore di perdere voti, non hanno il coraggio di "educare la gente;
nessuno di loro direbbe mai: "Tu sei uno che non
compra più carne di pollo. Bene, in Asia in un'area abitata da 1,6 miliardi
di persone ci sono stati 160 contagi (con circa 80 morti). Bene, vuol dire
che la probabilità di ammalarsi è di 1 su 10 milioni. Bene, se prima
mangiavi il pollo e non ti piaceva non sei molto furbo, quindi suppongo che
ti piacesse. Bene, se ora ti astieni dal fare una cosa che ti piace per
evitare una probabilità su 10 milioni, perché usi la macchina per andare
alla domenica a divertirti, pur sapendo benissimo che hai in un anno una
probabilità su 10.000 di subire un incidente mortale? Quindi o sei scemo o
compri il pollo."
