Gotta
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I sintomi della gotta
L'attacco acuto di gotta può risolversi spontaneamente, ma generalmente dura da 7 a 10 giorni. Il caso più comune interessa l'alluce, ove la zona che interessa l'articolazione diventa dolorante, rossa e gonfia.La cura della gotta
In questo caso si interviene con una terapia farmacologica (i Fans sono ormai preferiti alla colchicina, per la loro minore tossicità e la maggiore efficacia), evitando l'assunzione di farmaci che potrebbero aggravare la patologia (diuretici, aspirina, acido nicotinico) e di alcolici; il paziente dovrà inoltre riposare a letto.Per quanto riguarda la patologia cronica, si interviene generalmente in caso di iperuricemia (livello superiore a 13 mg/100cc nell'uomo e a 10 mg/100 cc nella donna), di uricosuria (acido urico presente nelle urine in quantità superiore a 1.100 mg/die), di frequenti attacchi acuti, di noduli, di artropatia gottosa, di calcolosi renale o di danno renale. In questi casi, la terapia dovrà quasi sempre essere seguita per tutta la vita e si baserà sullo stato del singolo paziente. Un tempo si attribuiva particolare importanza alla dieta, ma oggi la terapia farmacologica ha assunto un'importanza decisiva. È comunque buona norma seguire una dieta con un contenuto normale di proteine, senza eccedere negli zuccheri e limitando al massimo il consumo di alcol. In particolare, l'alcol e l'obesità sono fattori che aumentano la secrezione di acido urico e ne diminuiscono l'escrezione.
Gotta e alimentazione
Il ruolo dell'alimentazione e in particolare di alcune sostanze (alcol,
purine, fruttosio ecc.) nella patogenesi della gotta è sempre stato
esagerato. Ippocrate la descriveva come l'artrite dei ricchi, in
contrapposizione al reumatismo, che chiamava artrite dei poveri. Egli
infatti aveva messo in relazione la gotta con la dieta di chi poteva
permettersi di mangiare carne tutti i giorni. Tuttavia la relazione tra
gotta e alimentazione non è mai stata provata da studi scientifici.
Stranamente esistono anche poche ricerche che si sono orientate in tal
senso. Probabilmente perché a livello medico basta una banale considerazione
che a livello generale sfugge ai più: se un soggetto è estremamente carente
di
vitamina B1 è
vittima del beri beri e ciò accade a
tutti. Invece moltissimi soggetti che seguono regimi alimentari a
rischio di gotta ne sono perfettamente immuni. Sembra cioè che nella gotta
l'astensione da certi cibi sia piuttosto un rimedio della nonna che un
consiglio basato su solide basi scientifiche. Inoltre i vari elenchi di
alimenti proibiti spesso si contraddicono e la loro intersezione possiede
pochissimi alimenti comuni (per esempio l'alcol, vedasi la parte finale
sullo stile di vita). Un altro dato statistico riguarda il fatto che, nei paesi industrializzati, la gotta colpisce un soggetto su 30, ma gli uomini sono colpiti quattro volte più delle donne. E in tali paesi non esiste una significativa differenza alimentare fra uomini e donne.
Una ricerca recente pubblicata sul The New England Journal of Medicine, frutto di 12 anni di osservazione (quasi 50.000 soggetti) non ha confermato le raccomandazioni precedenti: è stato osservato un aumento del rischio del 21% per ogni portata di carne consumata in più al giorno e un 7% per ogni portata di pesce. Come dire: se il rischio con un piatto a base di carne al giorno è del 3,3% (1 soggetto colpito su 30), con due piatti di carne passa al 4%. Correttamente gli autori hanno trovato che non tutte le purine (precedentemente ritenute responsabili degli attacchi di gotta) sono dannose. Molte carni bianche, le proteine vegetali (prima messe sotto accusa), le uova e i formaggi magri sono stati assolta dalla ricerca (anzi, il latte sembra contrastare la patologia). Rimarrebbero invece incriminati fegato, rognone, cuore, aringa, sgombro, acciuga e trota.
Basta leggere l'elenco per capire che, se un ammalato di gotta fa bene a toglierli dalla propria dieta, sicuramente non possono essere la causa della patologia perché, tranne rarissime eccezioni, nessuno si alimenta in modo continuo con tali alimenti. Qual è allora la vera relazione fra alimentazione e gotta?
Moltissime ricerche rilevano che l'iperuricemia è spesso associata a:
- obesità
- un valore elevato di
trigliceridi
- diabete mellito
- ipertensione arteriosa
- poliglobulia
cattivo stile di vita –> cattiva alimentazione –> gotta
Non sarebbe pertanto corretto associare il consumo di certi cibi alla gotta, quanto le cattive abitudini alimentari che esaltano il ruolo di questi ultimi (questi cibi sarebbero la goccia che fa traboccare il vaso). Anche la gotta è il classico esempio di come sia ragionevole la posizione della dieta italiana che rileva come non esistano cibi buoni o cibi cattivi, ma è l'abuso di essi che crea i problemi. Infatti il semplice vincolo del sovrappeso limita ogni eccesso (regola num. 1).Anziché eliminare dalla dieta alcuni cibi (peraltro dopo la ricerca inglese l'elenco è diventato abbastanza limitato) non è più opportuno cambiare stile di vita optando per un regime ipocalorico e una sana attività sportiva?
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