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Ernia cervicale
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L'ernia cervicale (o, più correttamente, ernia discale cervicale) è una patologia a carattere benigno, ma che può risultare decisamente invalidante perché in molti casi è accompagnata dalla comparsa di un dolore molto intenso che costringe il soggetto all'inattività, inattività che, in alcuni casi, è addirittura causa di un aggravamento della sintomatologia dolorosa. Appare quindi ovvio che l'ernia discale, pur non potendo essere considerata una grave patologia, è pur sempre una condizione che può diminuire drasticamente la qualità della vita del soggetto che ne è colpito, sia in ambito lavorativo sia per quanto riguarda tutti gli altri aspetti del vivere quotidiano, dalle relazioni sociali, al divertimento, all'attività fisica ecc. 
Per comprendere meglio l'argomento ernia cervicale è opportuno un breve ripasso sull'anatomia della regione cervicale; quest'ultima è la parte più mobile e delicata della colonna vertebrale; essa consta di 7 vertebre (vertebre cervicali, da C1 a C7) che sono distinguibili in una regione superiore e in una regione inferiore. Si parla quindi di rachide cervicale superiore, costituito da atlante (C1) ed epistrofeo (C2), e di rachide cervicale inferiore che è costituito da le 5 vertebre cervicali rimanenti (da C3 a C7). Atlante ed epistrofeo sono vertebre molto diverse dalle altre al fine di permettere i movimenti della testa. Interposti tra una vertebra e l'altra troviamo i cosiddetti dischi intervertebrali, giunzioni fibrocartilaginee che fungono da ammortizzatori; tra atlante ed epistrofeo, le due vertebre del rachide cervicale superiore non è presente alcun disco intervertebrale.
I dischi intervertebrali sono formati da sostanzialmente da tre parti: una porzione periferica (anulus fibrosus), una porzione centrale (nucleo polposo) e una placca finale. Se le sollecitazioni a cui i dischi intervertebrali sono sottoposti sono eccessive o se, a causa di processi usuranti, si ha una degenerazione dei dischi può verificarsi, sotto la spinta del nucleo polposo, una rottura dell'anulus con conseguente ernia discale; si ha cioè una fuoriuscita del nucleo polposo dalla sua sede naturale.
Il termine ernia viene spesso associato a diversi aggettivi; in linea generale si parla di ernia contenuta, ernia espulsa ed ernia migrata; nel caso più specifico dell'ernia cervicale è usuale parlare di ernia cervicale molle e di ernia cervicale dura; con la prima espressione ci si riferisce a un'erniazione del solo nucleo polposo, mentre nel secondo caso ci si riferisce a ernie cervicali in cui si ha una degenerazione del nucleo polposo associata a osteofitosi (processo degenerativo caratterizzato dalla forma di neoformazioni a forma di becco dette osteofiti) dei corpi vertebrali. Alcuni autori ritengono che l'espressione ernia cervicale dura sia impropria e che sarebbe più corretto parlare di osteofitosi margino-somatica.

Ernia cervicale: la sintomatologia

Il sintomo più eclatante dell'ernia cervicale è il dolore che in diversi casi è di notevole intensità. La dolenzia può irradiarsi lungo l'arto superiore  (si parla di brachialgia) in diversi distretti di braccio, avambraccio e mano a seconda di quale radice spinale è coinvolta nel processo di erniazione. Se oltre alla brachialgia il soggetto affetto da ernia avverte dolore anche a livello cervicale si parla di cervico-brachialgia. Il dolore avvertito è quindi sostanzialmente dovuto alla compressione che l'ernia cervicale opera sulla radice nervosa. In diversi casi il dolore non è l'unico sintomo che caratterizza la patologia in questione; la compressione esercitata dall'ernia sulla radice nervosa può, infatti, anche dar luogo a deficit motori, parestesie, debolezza articolare ecc.; in alcuni casi l'ernia cervicale può spingere sul midollo spinale e ciò dà luogo a un quadro noto come mielopatia cervicale

Ernia cervicali: le indagini diagnostiche

Nel caso che, dopo una visita medica, si sospetti la presenza di ernia cervicale è necessario eseguire indagini che la confermino o la escludano. Generalmente viene richiesto un esame radiografico del rachide cervicale. Le radiografie del rachide in questione servono sia a escludere altri quadri che possono dar luogo a una sintomatologia simile a quella dell'ernia cervicale sia a valutare il grado di artropatie od osteopatie eventualmente associate. È bene precisare che la certezza della diagnosi si può ottenere soltanto con l'esecuzione di una risonanza magnetica o di una TAC.
La risonanza magnetica (RM) è un esame estremamente importante nella diagnosi di ernia cervicale; questo tipo di esame risulta infatti utile non soltanto per evidenziare la presenza dell'ernia, ma può anche mettere in evidenza patologie discali superiori, un tratto più esteso del rachide vertebrale, il midollo, legamenti e degenerazioni ossee. Per quanto riguarda l'evidenziazione della componente ossea è corretto però precisare che la TAC è un esame che risulta più sensibile della RM. Altri esami che possono essere richiesti sono l'elettromiografia, i potenziali evocati somato-sensitivi e i potenziali evocati motori.

Come trattare un'ernia cervicale?

ernia cervicaleLe opzioni di cura di un'ernia cervicale sono sostanzialmente di due tipi: medico-fisiatrico e chirurgico.
La terapia medica ha lo scopo di ridurre al minimo il processo infiammatorio e la sintomatologia dolorosa. A tale scopo vengono generalmente utilizzati i FANS o, se si vuole che l'azione sia più intensa, associazioni di cortisonici e farmaci antidolorifici. Nel caso siano presenti spasmi muscolari possono venire prescritti, in associazione, anche farmaci ad azione miorilassante. In alcuni casi, per un certo periodo di tempo, è possibile che venga prescritto l'utilizzo di un collare; infatti l'irritazione meccanica causata dai movimenti del collo può esacerbare notevolmente la sintomatologia. A seconda dei casi possono risultare utili la trazione, la laserterapia e la ionoforesi.
Se la cosiddetta terapia conservativa non sortisce gli effetti sperati si può pensare di ricorrere a un trattamento di tipo chirurgico. La chirurgia dell'ernia cervicale è una chirurgia di tipo mini-invasivo. L'intervento chirurgico viene effettuato generalmente per via anteriore (discectomia anteriore) attraverso un'incisione del collo; l'approccio per via posteriore è riservato alle ernie cervicali laterali. Con la discectomia anteriore si effettua un posizionamento di gabbiette in materiale biocompatibile che distanziano i corpi vertebrali e ricostruiscono, nei limiti del possibile, la curva lordotica del rachide cervicale. La discectomia anteriore consente inoltre l'innesto di protesi discali artificiali che fungono da nuovo disco cervicale.
Nel 97-98% dei casi l'intervento di discectomia cervicale non dà luogo a complicanze; queste, quando si verificano, possono andare da infezioni del focolaio operatorio, a lesioni dei grossi vasi, a lesioni esofagee o nervose. In letteratura sono presenti anche casi di lesioni a carico del midollo.
Esistono altre tecniche di tipo chirurgico che possono essere utilizzate in caso di ernia cervicale (stabilizzazione vertebrale, ozonoterapia, coblazione ecc.), ma si tratta di tipologie di intervento che vengono eseguite quando l'ernia è associata ad altre patologie a carico del rachide vertebrale.
La convalescenza in caso di trattamento chirurgico dell'ernia cervicale si aggira sui 30-40 giorni; durante questo periodo ci si dovrà astenere da attività fisiche intense, dalla guida di veicoli e da posture prolungate evitando di caricare sulla parte superiore di tronco e braccia. Sono altresì da evitare lunghi viaggi in automobile, anche se da semplici passeggeri.


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