Ernia addominale
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L'ernia inguinale è più frequente negli uomini che nelle donne (di un fattore dieci) per l'anatomia del canale inguinale, la struttura ove passa il funicolo spermatico che arriva ai testicoli, ove è più probabile la discesa di una parte dell'addome. Tale "discesa" prelude quindi alla fuoriuscita dalla parete addominale (l'ernia vera e propria) in un punto in cui, per debolezza o particolari fattori aggravanti (sforzi, tosse cronica, stitichezza), la parete cede.
I sintomi dell'ernia
I sintomi sono un senso di pesantezza all'inguine e un rigonfiamento che scompare in posizione sdraiata ma che si mostra evidente sotto sforzo o in piedi. Il rigonfiamento può quindi crescere di volume, fino a portare alla complicanza più grave dell'ernia, la sua strozzatura: in questo caso l'orifizio attraverso il quale si protende l'ernia opera uno strangolamento dei vasi sanguigni dell'intestino, provocando fortissimi dolori e vomito. La strozzatura dell'ernia si verifica statisticamente nel quattro per cento dei casi ma è un'eventualità grave per cui l'intervento chirurgico diventa urgentissimo.Le cure dell'ernia
Per
l'ernia addominale l'unica cura veramente efficace è l'intervento
chirurgico. Le altre tecniche conservative (manipolazioni, bendaggi,
fasciature, fasce elastiche) che mirano a far rientrare l'ernia e a renderla
meno mobile possibile, sono soluzioni temporanee difficilmente gestibili a
lungo termine. Una volta appurata la presenza di un'ernia addominale,
occorre evitare di sollevare e trascinare pesi, sollecitando il meno
possibile la muscolatura nella sede interessata.La tecnica chirurgica si è perfezionata nel tempo, fino ad arrivare all'applicazione di moderne protesi bio compatibili (piccole reti) su misura per riparare la parete che ha ceduto. L'intervento può prevedere la sutura sui muscoli dell'addome oppure, per eliminare il dolore e il fastidio delle trazioni dei punti interni, può sfruttare la spinta dall'interno dell'addome che finisce per incorporare la protesi nella sua parete. Una tecnica ibrida (tecnica di Valenti) è stata messa a punto dal 1992 da ricercatori italiani: essa prevede l'uso di due reti, una posizionata verticalmente e una orizzontalmente e suturate solo lungo un lato, mentre dall'altro sono lasciate libere. Questa tecnica consente alle reti di meglio adattarsi in base alla conformazione dell'ernia, minimizza le recidive e migliora i tempi di recupero e il confort del paziente. Con la tecnica laparoscopica invece si introduce la rete arrotolata attraverso piccole incisioni; essa viene distesa all'interno della cavità con l'aiuto di sonde con micro telecamera, e fissata con punti metallici. Quest'ultima tecnica, meno invasiva, è però più soggetta a recidive e viene usata solo in casi particolari di ernia bilaterale o nel caso di ernie precedentemente trattate chirurgicamente con intervento tradizionale o per chi pratica sport.
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