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Diabete
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test per la glicemiaIl diabete mellito (da non confondersi con altre patologie con terminologia comune come il diabete renale o il diabete insipido) è una malattia del ricambio che consiste nell'alterazione permanente del metabolismo degli zuccheri, dovuta a insufficiente produzione d'insulina. Può essere ereditaria; nel diabetico è riscontrabile un'elevata quantità di zucchero nelle urine e glicemia alta. Nel caso venga trascurata, la malattia può portare al coma iperglicemico o ipoglicemico.
I pazienti affetti da diabete mellito vengono di solito suddivisi in due classi per le quali si usano numeri arabi (1 e 2) e non più romani (I e II; la vecchia distinzione fra insulinodipendenti, IDDM, tipo I, e non-insulinodipendenti, NIDDM, tipo II, è stata modificata nel 1997). Vediamo la situazione completa.  
Tipo 1 - Caratterizzato dalla distruzione delle betacellule.
Porta a un'insulino-deficienza assoluta.
Ha due forme:
  1. Diabete Mellito Immuno-Mediato (Immune-Mediated Diabetes Mellitus): causato da una distruzione mediata autoimmune delle beta cellule del pancreas.
  2. Diabete Mellito Idiopatico (Idiopathic Diabetes Mellitus): causa sconosciuta.
Tipo 2 - Causato da insulino-resistenza con possibile relativa (anziché assoluta) insulino-deficienza.
Varia da un'insulino-resistenza predominante con un'insulino-deficienza relativa a un'insulino-deficienza predominante con qualche insulino-resistenza.
Alterata omeostasi glicemica (IGH) - Stato metabolico intermedio tra omeostasi glicemica normale e diabete. Fattore di rischio per il diabete e malattie cardiovascolari.
Alterata Glicemia a Digiuno (IFG: Impaired Fasting Glucose) - Glicemia a digiuno superiore alla norma, ma non patologica.
Alterata Tolleranza al Glucosio (IGT: Impaired Glucose Tolerance) - Glicemia superiore alla norma, ma non patologica, a seguito della somministrazioni di 75 g di glucosio.
Diabete mellito gestazionale (GDM) - Intolleranza al glucosio in gravidanza.
Diabete causato da altre eziologie identificabili:
  • Difetti genetici della funzione delle cellule beta
  • Difetti genetici dell'azione dell'insulina
  • Disturbi del pancreas esocrino (cancro del pancreas, cisti fibrosa, pancreatite ecc.)
  • Endocrinopatie (morbo di Cushing)
  • Indotto da farmaci o agenti chimici (steroidi)
  • Infezione (rubella, Coxsackie, CMV ecc.)
  • Forme non comuni di diabete immuno-correlato
  • Altre sindromi genetiche.
I soggetti affetti da diabete di tipo 1 devono sottoporsi costantemente alla terapia insulinica e comprendono generalmente soggetti giovani, nei quali la malattia insorge bruscamente a causa di un'infezione virale pancreatica. Quelli soggetti al tipo 2 possono invece essere curati con farmaci antidiabetici più blandi e includono tutti quei pazienti, generalmente di media età e con parenti di primo grado già affetti da diabete mellito, in cui la patologia ha uno sviluppo graduale. Il diabete mellito del secondo tipo (diabete dell'adulto) rappresenta il 95% di tutti i casi di diabete. Colpisce il 2% della popolazione e un altro 1% non sa di esserne affetto, in quanto spesso non dà sintomi (una glicemia di 110 mg/dl è sospetta, mentre un valore sopra i 126 mg/dl (7 mmol/l) è sicuramente da considerare con attenzione). Purtroppo all'iperglicemia spesso si affiancano colesterolo totale elevato (e colesterolo HDL scarso, cioè un quadro di dislipidemia) e ipertensione arteriosa con evoluzione verso arteriosclerosi e rischio d'infarto, ictus cerebrale, gangrena dei piedi, problemi oculari e renali. Nel trattamento del diabete mellito, i farmaci antidiabetici e l'insulina devono essere associati a una dieta molto rigida, caratterizzata dalla quasi totale assenza di zuccheri e bevande alcoliche, e all'esercizio fisico (walking o corsa blanda). Si stanno studiando farmaci ipoglicemizzanti che contrastano la resistenza all'insulina (metformina o i recenti glitazoni), che stimolano la produzione di insulina (netaglinide e repaglinide) e insuline ad azione ritardata (glargine) che assicurino un assorbimento omogeneo nelle ventiquattro ore.
Il diabete di tipo II - È sbagliato considerare il diabete come una malattia solamente ereditaria: il diabete di tipo II può colpire tutti a causa di uno scorretto stile di vita. È la forma che può essere controllata e prevenuta con una regolare attività fisica e con la dieta. Infatti molti obesi presentano il quadro dell'insulino-resistenza: iperinsulinemia e scarso controllo della glicemia. Un tale quadro può evolvere verso il diabete di tipo II. Cosa serve? Innanzitutto una dieta bilanciata che consenta di avere un peso corporeo corretto, senza abusare di carboidrati (una percentuale di carboidrati vicina al 70% è tipica di molte diete) e in secondo luogo un'attività sportiva che aumenti la sensibilità all'insulina, riducendo l'insulinemia a riposo e un calo della risposta insulinemica con assunzione di carboidrati. In sostanza occorre riportare l'organismo in condizioni di efficienza fisica e alimentare per riportare il funzionamento del meccanismo dell'insulina entro la normalità.

Per approfondire

Per riflettere - Diabete e obesità

I ricercatori della University of Pennsylvania School of Medicine hanno scoperto una proteina (battezzata resistin) prodotta dalle cellule adipose che è in grado di resistere all'insulina, l'ormone che consente l'utilizzo dei carboidrati. Questa resistenza ostacola l'azione dell'insulina in alcuni tessuti, tra cui i muscoli e il fegato. L'esperimento è stato condotto su topi diabetici e obesi. Poiché nel diabete di tipo II (insulinoresistente) si ha un'elevata insulinemia contemporaneamente a un'alta glicemia (livello di zucchero nel sangue) proprio perché l'insulina non riesce a svolgere correttamente il proprio compito, la scoperta consente di legare ancora una volta l'obesità al diabete di tipo II e pone le premesse per la produzione di nuovi farmaci (se ovviamente nell'uomo si confermerà l'azione della proteina).