Afrodisiaci
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Le sostanze afrodisiache – Tra i più noti tipi di afrodisiaci va segnalata la cantaridina, che altro non è che la polvere ottenuta dopo l'essiccazione di insetti della specie Lytta vesicatoria. La cantaridina è in grado di irritare il rivestimento della vescica e dell'uretra, arrivando in certi casi a provocare casi di priapismo con erezione persistente. Questa sostanza, insieme alla stricnina, è considerata una delle più pericolose per la salute dell'uomo, a tal punto che se viene impiegata in dosi eccessive può arrivare addirittura a provocarne la morte. Ben noti sono anche gli effetti dell'alcool, della cocaina e della marijuana, sostanze che non sono comunque impiegate a scopo terapeutico sia per l'elevata tossicità sia a causa della loro azione incostante e prevalentemente psichica, legata cioè a una ben precisa predisposizione mentale dell'individuo. L'effetto principale di queste sostanze è quello di stimolare il sistema nervoso centrale in modo da deprimerlo, eliminando così le inibizioni e suscitando un effetto psicologico di alto desiderio sessuale. L'effetto principale di queste sostanze è quello di stimolare il sistema nervoso centrale in modo da deprimerlo, eliminando così le inibizioni e suscitando un effetto psicologico di forte desiderio sessuale anche se, per esempio, è risaputo che un elevato livello di alcool nel sangue può determinare l'effetto contrario a quello desiderato, arrivando a provocare un forte calo nelle prestazioni sessuali.
Altre sostanze impiegate per i loro supposti effetti afrodisiaci sono alcuni alcaloidi ricavati da cortecce di alberi tropicali (per esempio la quebrachina e la yohimbina), questi alcaloidi sono utilizzati anche in ambito terapeutico. Hanno effetto soprattutto sul midollo sacrale e sui centri parasimpatici, aumentandone l'eccitabilità riflessa e, nel caso della yohimbina, determinando una vasodilatazione nella zona del distretto pelvico. Questa sostanza andrebbe assolutamente evitata da parte di individui affetti da problemi al fegato o ai reni. Tra i presunti afrodisiaci di origine vegetale bisogna ricordare anche il ginseng, (vorremmo porre l'accento sul termine presunti, non vi sono infatti prove scientifiche dell'efficacia afrodisiaca del ginseng) ricavato da radici di piante tropicali e dal quale si estraggono principi chimicamente simili a quelli degli ormoni sessuali, se ne spiega quindi così il largo impiego anche in campo terapeutico. Anche il nitrito di amile, farmaco un tempo adottato per trattare l'angina, può essere efficace come afrodisiaco, ma anche in questo caso non vi sono prove certe di tale efficacia. Il suo effetto collaterale può riflettersi in una sensibile riduzione della pressione del sangue fino a livelli pericolosamente bassi.
Esistono poi tutta una serie di effetti afrodisiaci secondari e scarsamente
rilevanti, provocati dall'ingestione di alimenti abbastanza comuni come lo
zenzero, la senape, le ostriche, i capperi,
i
tartufi, il pepe, la noce moscata e molti altri
ancora, non sempre in realtà efficaci per stimolare il desiderio sessuale. Il testosterone come afrodisiaco – Il testosterone, ormone sessuale maschile, viene talvolta considerato un forte stimolante sessuale, anche se gli effetti sono molto variabili da individuo a individuo. Maschi che possiedono quantità normali di testosterone producono meno sperma nel caso in cui siano loro somministrate dosi ulteriori di questo ormone, mentre i soggetti che ne sono carenti beneficiano della sua azione in termini di tempo di ripristino della libido e della potenza sessuale. Il testosterone svolge varie e importanti funzioni fisiologiche con effetti afrodisiaci come lo stimolo del centro dell'erezione e del desiderio erotico, la regolazione dei centri psichici, l'attività e l'anatomia delle gonadi e degli organi copulatori. È utilizzato in certi casi anche dalle donne come rimedio alla frigidità, anche se sussiste il rischio che, a elevate dosi, la sua somministrazione possa portare a un'eccessiva mascolinizzazione. Bisogna comunque precisare che i prodotti a base di testosterone o gli ormoni come le gonadotropine o gli antiestrogeni sono per lo più impiegati solo in casi di deficit androgenico (scarso sviluppo delle gonadi) a causa dei numerosi effetti collaterali che possono derivarne.
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