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Infezione da citomegalovirus
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Il citomegalovirus è un virus diffuso globalmente che appartiene alla famiglia dei cosiddetti herpes virus, la stessa alla quale appartengono l'herpes simplex labiale, l'herpes simplex genitale, il virus varicella-zoster, il virus di Epstein-Barr e i virus HHV-6 (responsabile della cosiddetta sesta malattia), HHV-7 (probabile responsabile della pitiriasi rosea di Gibert), HHV-8 (responsabile del sarcoma di Kaposi).   
Il termine citomegalovirus è dovuto al fatto che tale virus provoca un notevole aumento delle dimensioni delle cellule che colpisce.
Una volta contratta l'infezione da citomegalovirus, questa rimane latente e, come nel caso degli altri herpes virus, può riattivarsi in situazioni di immunodepressione.
Le infezioni da citomegalovirus sono generalmente asintomatiche; alcuni soggetti sviluppano forme leggere della patologia i cui sintomi sono molto generici (febbre, ingrossamento linfonodale, mal di gola, stanchezza ecc.). Le cose possono cambiare nel caso di soggetti immunodepressi; in queste circostanze infatti l'infezione da citomegalovirus può determinare complicanze anche molto gravi a carico di fegato, occhi e sistemi gastrointestinale e nervoso. Da un punto di vista medico, l'aspetto probabilmente più importante è rappresentato dalle infezioni di citomegalovirus contratte durante la gravidanza; infatti, se l'infezione da citomegalovirus viene contratta durante il periodo gestazionale e viene trasmessa al feto, quest'ultimo corre il rischio di danni permanenti che possono essere gravissimi. Quando la patologia viene contratta dal feto durante il periodo della gravidanza, si parla di citomegalovirus congenito. Vista la sua importanza, tratteremo questo aspetto più avanti in un paragrafo a parte.

Trasmissione del citomegalovirus

L'uomo è il solo serbatoio di infezione da citomegalovirus. La trasmissione può avvenire da soggetto a soggetto attraverso i fluidi corporei (latte materno, sangue, saliva, secrezioni vaginali, sperma e urina); l'infezione può quindi trasmettersi, per esempio, con rapporti sessuali, con baci sulla bocca, per contatto delle mucose orali con mani sporche di urina o saliva, con l'allattamento o per trasmissione madre-feto durante la gestazione. Altre modalità di trasmissione sono rappresentate da trasfusioni o trapianti di organi infetti. L'eliminazione del virus dall'organismo infetto può avvenire anche dopo anni dalla prima infezione per cui si allungano molto i tempi in cui un soggetto infetto può contagiare un'altra persona.

Citomegalovirus in gravidanza

citomegalovirusCome accennato in precedenza le infezioni congenite di citomegalovirus si verificano tramite trasmissione verticale da madre a feto. Si parla di citomegalovirus congenito primario quando l'infezione virale è stata acquisita per la prima volta durante la gestazione in una donna che in precedenza era sieronegativa; si parla invece di citomegalovirus congenito secondario quando l'infezione è avvenuta in seguito a riattivazione di un citomegalovirus latente oppure per reinfezione da un nuovo ceppo in una donna che aveva contratto l'infezione da citomegalovirus in precedenza. Si ritiene probabile che la severità della malattia sarà maggiore se la trasmissione del citomegalovirus è avvenuta durante il primo trimestre di gestazione. Non esistono evidenze su una correlazione tra rischio di trasmissione del citomegalovirus al feto e periodo gestazione nel quale si contrae l'infezione.
Il rischio di trasmissione del citomegalovirus al feto è più elevato nelle forme primarie (30-40% circa contro lo 0,5-2% delle forme secondarie).
Una percentuale significativa dei neonati infetti da citomegalovirus è sintomatica; talvolta la sintomatologia è temporanea, talvolta è permanente. Tra le problematiche temporanee sono segnalati problemi alla milza, epatici, polmonari, ittero, petecchie, convulsioni ecc. In alcuni casi i danni causati dall'infezione da citomegalovirus sono permanenti e possono essere di una certa severità (cecità, sordità, deficit mentali, deficit della coordinazione, convulsioni ecc.); il pericolo di morte è raro, ma non nullo. In alcuni casi la sintomatologia si presenta dopo alcuni mesi o addirittura anni dalla nascita, ma le probabilità di danni permanenti sono maggiori nei bambini sintomatici fin dall'inizio.

Prevenzione del citomegalovirus

Allo stato attuale non esistono vaccini preventivi per l'HHV-5. Si può solo tentare di limitare il rischio con un'attenta igiene personale, soprattutto per quanto riguarda i soggetti più a rischio (bambini piccoli, immunodepressi, donne in stato di gravidanza ecc.). 
Lo screening sierologico di routine per la ricerca del citomegalovirus nel sangue materno non è attualmente raccomandato. I motivi principali sono sostanzialmente due: il primo è che allo stato attuale non si dispone di un trattamento terapeutico efficace né dal punto di vista preventivo né dal punto di vista curativo; il secondo motivo risiede nel fatto che è molto difficile, se non impossibile, definire un segno prognostico di una certa affidabilità relativamente al danno fetale; si vogliono inoltre evitare tutte le probabili conseguenze che potrebbero verificarsi in termini di stati ansiosi indotti, di aumentata richiesta di interruzioni volontarie della gravidanza e di perdite fetali iatrogene. 

Diagnosi e trattamento delle infezioni da citomegalovirus

Esistono diversi metodi che possono rilevare l'infezione da citomegalovirus.
Se in un campione di sangue viene rilevata la presenza di anticorpi IgG contro il citomegalovirus si ha la certezza di aver contratto il virus, ma non esiste la possibilità, con tale test, di determinare il periodo in cui ci si è infettati. Nel caso di una donna alla prima gravidanza in cui la ricerca del test abbia dato esisto negativo, è fondamentale che vengano seguite scrupolosamente tutte le misure atte a evitare di essere contagiati da citomegalovirus. 
Talvolta viene utilizzato un test per rilevare gli anticorpi IgM; tale test viene usato per accertare recenti infezioni da citomegalovirus; sfortunatamente tale metodica, pur avendo una sensibilità diagnostica abbastanza alta, ha una specificità molto bassa. Si stima che tra le donne nelle quale si rileva una sierologia IgM positiva al citomegalovirus, soltanto il 10% partorirà un figlio infetto.
Può rivelarsi di una certa utilità il cosiddetto test di avidità delle IgG; un indice di avidità >60% indica un'infezione da citomegalovirus contratta almeno quattro mesi prima; se l'indice è <30% l'infezione primaria è più recente; valori intermedi non sono in grado di offrire una datazione certa dell'infezione.
È possibile effettuare una diagnosi di infezione fetale da citomegalovirus tramite amniocentesi e ricerca del DNA del virus nel liquido amniotico tramite PCR (polymerase chain reaction). L'esame dovrebbe essere effettuato a partire dalla ventunesima settimana di gestazione e comunque non troppo precocemente rispetto al periodo di insorgenza dell'infezione da citomegalovirus nella madre (è consigliabile attendere almeno sei settimane); un'esecuzione dell'esame effettuata troppo precocemente infatti riduce la sensibilità di tale esame con la conseguenza di un aumento del numero dei falsi positivi. È possibile inoltre analizzare anche il sangue fetale.
Attualmente non sono disponibili trattamenti prenatali che siano efficaci e sicuri atti o a prevenire la trasmissione da madre a feto o a ridurre le conseguenze dell'infezione congenita.
Nei soggetti diversi dalle gestanti, tra i farmaci più usati nella cura del citomegalovirus troviamo il ganciclovir e il foscarnet.


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