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Calvizie
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calvizieLa calvizie androgenica (quella che colpisce comunemente un uomo su due ai cinquant'anni) è associata alla produzione da parte dei testicoli del DHT, un ormone che prolunga il ciclo di riposo dei follicoli piliferi, la causa della caduta dei capelli con una ricrescita più sottile e senza pigmento. Il grado di gravità fu fissato da Norwood (1975) che elaborò un sistema di classificazione in sette stadi, dai primi dove c'è soltanto un arretramento sulle tempie (68% degli uomini arrivano ai primi due stadi) agli ultimi due in cui si arriva alla calvizie completa (arriva a questi stadi il 18% degli uomini). Viene curata esteticamente (toupet), chirurgicamente (trapianti) o farmacologicamente.
La cura farmacologica - È efficaci solo nei primi stadi. Vengono usati prodotti come Minoxidil (lozione al 2%-5%) e Finasteride (1 mg/die). La calvizie femminile non può essere trattata farmacologicamente perché la finasteride non è consigliabile e il Minoxidil sembra meno efficace.
L'autotrapianto - L'impiego di capelli sintetici (di nylon) per i trapianti non ha portato a grossi risultati a causa delle reazioni infiammatorie con la formazione di granulomi da corpo estraneo (rigetto): il 20% circa dei capelli trapiantati cade, nonostante la terapia antinfiammatoria e cortisonica che il paziente è costretto a seguire. Con l'autotrapianto (indicato nella calvizie androgenica, ma inutile per altre malattie del cuoio capelluto, come l'alopecia cicatriziale) si asportano dalla nuca (o dalla zona dietro le orecchie) regioni di cuoio capelluto (10-20 cm per 2 cm circa) che, divise in tante unità follicolari, vengono reimpiantate (una a una e non a ciuffi) nella zona calva (da 500 a 2.000 innesti con una percentuale di attecchimento del 90%). I segni dell'intervento sono minimi e scompaiono dopo pochi giorni. Il risultato dipende dalla bravura di chi esegue l'intervento: in teoria i risultati possono essere definitivi per tutta la vita anche se l'area trattata era molto estesa.
Le ultime dalla ricerca - Alcuni ricercatori di Boston hanno pubblicato sul Journal of clinical investigation un articolo in cui affermano di aver scoperto che una proteina (VEGF) attualmente utilizzata per favorire la crescita dei vasi sanguigni può portare a un aumento delle dimensioni dei follicoli dei capelli. Aumentando le dimensioni dei follicoli si renderebbero le capigliature più ricche e giovanili. Gli esperimenti finora sono stati condotti sui topi, la cui pelliccia è cresciuta più velocemente e più folta. Una volta rasata, è ricresciuta il 70% più folta di quella di topi non trattati con la proteina. I ricercatori stanno ora studiando il modo di far penetrare la Vegf nel cuoio capelluto usando una crema o una pomata.