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Febbre
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Si definisce febbre l'aumento, al di sopra dei valori considerati normali, della temperatura corporea. Contrariamente a quanto da molti affermato, febbre non è sinonimo di ipertermia (più corretto è definire la febbre come ipertermia febbrile, distinguendola quindi da altre forme di ipertermia) e la distinzione di queste due condizioni non deve essere considerata puramente accademica dal momento che essa riveste invece una notevole importanza a livello clinico.
Febbre e ipertermia sono due forme diverse di piressia.
Si ha ipertermia nel momento in cui vi è una persistente condizione di squilibrio tra ingresso e uscita di calore che è causa di un progressivo innalzamento della temperatura corporea che raggiunge livelli patologici.
La febbre è invece provocata da un danno al centro di regolazione della temperatura, centro situato nell'ipotalamo (l'ipotalamo è una struttura del sistema nervoso centrale che esplica funzioni di controllo sul sistema nervoso autonomo e sul sistema endocrino).
Per comprendere meglio la differenza fra ipertermia e febbre possiamo un po' grossolanamente semplificare affermando che quando si è in una condizione di ipertermia il corpo "combatte contro il caldo cercando di raffreddarsi", mentre quando si è in una condizione febbrile, il corpo "combatte contro il freddo provando a riscaldarsi".
Come accennato in precedenza, la distinzione fra ipertermia e febbre è particolarmente importante dal punto di vista clinico in quanto deve essere diverso l'approccio terapeutico; nel caso di ipertermia è necessario intervenire con terapie di tipo fisico cercando di raffreddare il corpo (è perfettamente inutile, per esempio, somministrare antipiretici a un soggetto che ha avuto un colpo di calore), mentre in caso di febbre si dovrà eventualmente intervenire farmacologicamente, cioè attraverso la somministrazione di medicinali ad azione antipiretica (un noto principio attivo antipiretico è il paracetamolo).
Sono innumerevoli le condizioni che possono originare la febbre, si va da quelle più banali, come un semplice raffreddore, a quelle molto gravi come diversi tipi di neoplasia.
La febbre non è una patologia, bensì un sintomo che rappresenta una risposta dell'organismo a un fenomeno patologico a carico dell'organismo stesso.

Il meccanismo della febbre

L'organismo umano, come già riportato nel paragrafo precedente, è dotato di un sofisticato centro di termoregolazione che si trova nell'ipotalamo (si parla infatti di termostato ipotalamico); tale centro ha come scopo quello di far sì che la temperatura corporea rimanga stabilmente attorno ai 37 °C (le reazioni chimiche che avvengono all'interno dell'organismo umano possono svolgersi soltanto entro un certo intervallo di temperatura); il corpo umano è dotato di recettori termici sia centrali che periferici (tali recettori sono infatti situati sulla cute, nel midollo spinale e nell'ipotalamo) che segnalano le eventuali modificazioni della temperatura e fanno sì che vengano attivati meccanismi di contrasto alle variazioni di temperatura; tali variazioni vengono contrastate sia attraverso la termodispersione (si abbassa la temperatura) sia attraverso la termogenesi (si innalza la temperatura); si ha febbre quando si innescano processi in grado di mandare in "tilt" il sofisticato sistema di termoregolazione del corpo umano; in parole povere è come se il termostato ipotalamico venisse "regolato" su un punto più alto di quello considerato come normale.
I fattori che sono alla base dell'innalzamento della temperatura corporea vengono definiti fattori pirogeni; si distinguono fattori pirogeni esogeni (per esempio batteri, virus, endotossine ecc.) e fattori pirogeni endogeni (le cellule del sistema immunitario deputate a combattere i pirogeni esogeni).

Febbre e temperatura corporea

Nell'uomo viene considerata come normale una temperatura corporea di 37 °C, secondo molti studi possono però definirsi come normali anche valori leggermente discostanti da tale dato (circa ±0.4 °C); questi minimi scostamenti fanno parte delle piuttosto comuni variabilità che esistono fra un individuo e un altro. Si deve inoltre ricordare che durante la giornata la temperatura del corpo ha delle fluttuazioni che toccano il punto più basso verso le 4 del mattino e quello più alto verso le ore 18. Le variazioni fisiologiche di temperatura che si verificano nell'arco della giornata sono dovute ad alcune sostanze che il nostro organismo secerne con ritmo circadiano. La temperatura inoltre può fisiologicamente elevarsi a causa di condizioni quali la digestione, le mestruazioni e l'attività fisica (si legga per approfondimenti il nostro articolo La febbre del dopo corsa).
La febbre può essere distinta riferendosi alla temperatura corporea; si parla di febbricola (la temperatura non oltrepassa i 38 °C), di febbre lieve (dai 38,1 ai 38,5 °C), di febbre moderata (da 38,6 a 39 °C), di febbre elevata (da 39,1 a 39,5 °C), di iperpiressia (da 39,6 a 41 °C) e di iperpiressia estrema (temperatura superiore ai 41 °C); la febbre raramente supera i 42 °C (la massima temperatura considerata compatibile con la vita, anche se, per periodi di tempo molto limitati, è possibile sopravvivere con una temperatura corporea di 43 °C). Sempre relativamente alla temperatura corporea: un'altra differenziazione fra ipertermia e febbre è che nella prima non esiste un limite superiore.

Le fasi della febbre

febbreGeneralmente lo sviluppo della febbre viene suddiviso in tre fasi: la prima fase viene detta fase prodromica, la seconda viene denominata fase del fastigio (anche acme febbrile), mentre la terza viene definita fase di defervescenza.
Durante la fase prodromica (anche fase di ascesa) si innescano diverse reazioni che provocano un aumento della temperatura del corpo (brividi, vasocostrizione e stimolazione della ghiandola tiroide); in questa fase il soggetto prova una sensazione di freddo. Inizia in questa fase la produzione di prostaglandine.
Durante la fase del fastigio continua la produzione delle prostaglandine; diversamente dalla fase prodromica il soggetto prova una forte sensazione di caldo, la cute si arrossa e diventa più calda; si ha un aumento dei battiti cardiaci e della frequenza respiratoria; il soggetto prova agitazione e sono comuni cefalea e dolori muscolari.
La terza e ultima fase, quella di defervescenza, inizia con l'inattivazione della produzione delle prostaglandine; si attivano i meccanismi di abbassamento della temperatura (vasodilatazione e sudorazione); questa fase può essere più o meno lunga. Si parla di defervescenza per crisi quando il calo della febbre è rapido e di defervescenza per lisi se il calo febbrile avviene con gradualità.
La febbre viene distinta anche in base al suo andamento; si parla di febbre continua quando le variazioni nell'arco di una giornata non superano 1 °C; si ha febbre remittente quando la febbre cala di circa 1 °C e si hanno picchi più elevati nelle ore serali; la febbre intermittente è caratterizzata invece da picchi di febbre preceduti da defervescenza per crisi (è tipica delle malarie); si parla di febbre ondulante quando la febbre, ciclicamente, aumenta in modo graduale per poi, sempre gradualmente, diminuire. Si definisce infine febbre ricorrente quella caratterizzata da picchi e cadute di temperatura molto rapide; la febbre ricorrente è tipica delle fasi della crescita.

La misurazione della febbre

È possibile misurare la temperatura corporea con un termometro per uso medico. La temperatura può essere misurata per via ascellare, per via orale, per via rettale, per via timpanica (con termometri specifici), per via inguinale e per via vaginale; gli ultimi due metodi sono raramente utilizzati. La temperatura presa per via rettale è di circa mezzo grado centigrado più elevata rispetto a quella presa per via ascellare. Anche la temperatura presa per via orale risulta più elevata rispetto a quella presa per via ascellare (circa 0,3 °C).

La terapia della febbre

La febbre va trattata? Non sempre; la febbre infatti è una risposta difensiva del nostro organismo che ha lo scopo di combattere le infezioni, siano esse virali che batteriche; l'assunzione di medicinali ad attività antipiretica potrebbe essere, in alcuni casi, controproducente. Ovviamente deve essere il medico curante a stabilire la corretta terapia, ma, in linea generale, possiamo affermare che l'utilizzo di farmaci antipiretici dovrebbe essere riservato a quei casi in cui la temperatura corporea supera determinati limiti; negli adulti, salvo casi particolari e indicazione medica contraria, si dovrebbe ricorrere agli antifebbrili se la temperatura sale oltre i 39 °C; nei bambini il limite si abbassa a 38,5 °C se "sani", mentre passa a 37,5° nel caso che si tratti di bambini con problemi di tipo neurologico o che hanno avuto in precedenza episodi di convulsioni febbrili.


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