Trombocitemia essenziale
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La
trombocitemia essenziale è un disordine mieloproliferativo
cronico caratterizzato da trombocitosi e iperplasia nel midollo e, a volte,
da leucocitosi modesta. È una malattia dell'età adulta con rarissimi casi in
età infantile. La diagnosi può essere casuale oppure la malattia può
esordire con emorragie spesso a carico dell'apparato gastroenterico
(ematemesi e melena), delle mucose e della cute. Spesso sono presenti
manifestazioni trombotiche venose e arteriose a carico dell'apparato
mesenterico, renale, portale e splenico con una modesta splenomegalia ed
epatomegalia. Anomalie dell'aggregazione piastrinica sono rilevabili nel 50%
dei pazienti. Terapia: la decisione sull'intervento terapeutico nella
trombocitemia essenziale è quasi sempre problematica in relazione sia al
rischio determinato dalla trombocitosi sia alla tossicità di un trattamento
farmacologico. Il numero elevato di piastrine e il dato clinico anamnestico
di eventi emorragici c/o trombotici inducono ad instaurare una terapia con
farmaci antiaggreganti piastrinici (Aspirina, Dipiridamolo, Ticlopidina,
Indobufene) che vengono soprattutto utilizzati nei soggetti che hanno già
presentato episodi trombotici. La terapia con farmaci antiblastici viene
instaurata con l'obiettivo di riportare il numero di piastrine nella norma.
Tra gli agenti chemioterapici convenzionali, vengono busulfano, thiotepa.
1'idrossiurea, il pipobromano. Il trattamento con farmaci citotossici è da
impiegare con particolare attenzione per evitare che la trombocitemia evolva
verso forme di leucemia. Inoltre, come in altre sindromi mieloproliferative
croniche, negli ultimi anni sono stati introdotti nel trattamento
interferoni (IFN) a ricombinanti o naturali, che possiedono il vantaggio di
esercitare un'elevata attività antiproliferativa e nel contempo di non
essere mutageni.
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