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Mielofibrosi con metaplasia mieloide
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La
mielofibrosi con metaplasia mieloide è una malattia
mieloproliferativa cronica caratterizzata da marcata fibrosi midollare,
dalla presenza nel sangue periferico di elementi immaturi della linea
granulocitaria ed eritroblastica e da metaplasia mieloide a prevalenza
spleno-epatica e si osserva in pazienti prevalentemente uomini intorno 60-70
anni (rara un'età inferiore). I sintomi più frequenti sono: dispnea,
affaticabilità, cardiopalmo e pallore con tensione addominale e dolore a
livello dell'ipocondrio sinistro, spesso in seguito a infarti splenici. Sono
inoltre osservabili manifestazioni emorragiche per lo più lievi quali
petecchie ed ecchimosi. La splenomegalia dovuta all'emopoiesi extramidollare
è presente in tutti i pazienti, le dimensioni possono essere di media entità
oppure di grado tale da occupare quasi tutto l'addome. La diagnosi può
essere casuale in occasione di esami clinici obiettivi o di indagini di
laboratorio. Reperto costante è l'incremento delle fibre reticolari nel
midollo che in genere tendono a incrementare con il progredire della
malattia. A seconda delle varie anomalie cellulari e alla gravità della
fibrosi viene proposta una classificazione della malattia in quattro stadi.
Alcuni pazienti possono sviluppare un'osteosclerosi con effetti simili a
quelli della metastasi da carcinoma. Nella maggior parte dei casi i soggetti
asintomatici non vengono sottoposti ad alcun trattamento. In genere il
periodo libero da terapia può variare da mesi ad anni e il paziente viene
sottoposto solo a controlli periodici. Un trattamento viene instaurato
quando comincia a manifestarsi un'anemia che all'inizio può essere trattata
anche con terapia trasfusionale. In genere l'anemia aumenta con l'incremento
della splenomegalia. I farmaci impiegati sono molteplici: vengono utilizzate
terapie con androgeni (testosterone, oximetolone, stanazolone) nel tentativo
di migliorare l'eritropoiesi, molto spesso associate anche a terapie
steroidee soprattutto nei casi di anemia a componente emolitica. I farmaci
antiblastici sono utilizzati nei pazienti con leucocitosi, piastrinosi e
splenomegalia. Per ridurre il volume splenico e relative complicanze, è
stata utilizzata anche la radioterapia splenica. L'intervento chirurgico di
splenectomia può essere preso in considerazione in presenza di dolore
intenso e persistente dovuto alla milza molto grande o infartuata, anemia
emolitica refrattaria, ipersplenismo con piastrinopenia severa, ipertensione
portale, tenendo però presente che l'intervento ha delle forti
controindicazioni.
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