L'intelligenza acquisitiva
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Studiando le strategie esistenziali di chi vive al meglio non è difficile scoprire che
esiste un'altra componente dell'intelligenza esistenziale, l'intelligenza
acquisitiva.Per capirne l'importanza pensiamo a chi può fare un affare possedendo molti dati riservati o comunque non noti alla concorrenza. Sicuramente ne è avvantaggiato e potrà compiere scelte vincenti. La stessa cosa succede nella vita.
Chi ha dati migliori di altri fa scelte migliori.
Le nostre scelte, quindi, non si giocano solo nella nostra mente o nel nostro cuore.Il rapporto con i dati del mondo esterno è una caratteristica personale, unica, quell'intelligenza acquisitiva senza la quale l'essere razionali ed equilibrati può non essere sufficiente a vivere bene. È sicuramente corretto parlare di "intelligenza" perché il rapporto che intendiamo descrivere non riguarda solo l'esperienza che il soggetto acquisisce, ma anche la sua elaborazione. L'aggettivo acquisitiva sta proprio a indicare l'acquisizione dei dati dal mondo esterno e, in pratica, l'intelligenza acquisitiva è il risultato dell'elaborazione dell'esperienza.
Prima di procedere nella descrizione di come questa elaborazione possa essere ottimizzata, è necessario ricordare che esistono molti individui che negano alla base, inconsciamente, il valore dell'esperienza. Pensiamo alle persone che non sopportano di sbagliare, che si autopuniscono per i loro errori o peggio che tendono a punire con eccessiva severità chi sbaglia; non hanno capito che nessuno può pretendere di capire la vita senza l'esperienza: la ragione, da sola, non basta. Per convincersi, si consideri una persona molto intelligente che non sa giocare a scacchi e una persona mediocre che gioca da una vita. Il nostro genio si compra un libricino, impara le regolette del gioco (non ci vuole più di un'ora) e poi, dall'alto della sua intelligenza, decide di sfidare il nostro giocatore da caffè. Ebbene, nonostante quello che può pensare la maggioranza delle persone, il nostro genio farà una figuraccia perché gli scacchi, come la vita, sono soprattutto una questione di esperienza. È chiaro poi che, a parità di esperienza, conta la capacità di capirla, di elaborarla.
Studiando
Classicamente, l'esperienza è la conoscenza di concetti o eventi ottenuta
tramite l'interazione o l'osservazione. Di per sé l'esperienza non ha lo
stesso peso in tutti gli individui proprio perché l'interazione e
l'osservazione sono processi molto complessi.Innanzitutto occorre distinguere l'esperienza da sé da quella da altri.
La prima è quella che il soggetto acquisisce di persona, sulla propria pelle, vivendo. Non a caso un adulto sbaglia mediamente di meno di un adolescente proprio perché "ha più esperienza": vivere una situazione già vissuta dovrebbe avere come conseguenza quella di viverla meglio della volta precedente, se l'elaborazione dell'esperienza non è stata fallimentare.
La seconda è quella che il soggetto acquisisce per qualcosa che è accaduto o accade al di fuori di sé. Possiamo parlare di esperienza da altri diretta o indiretta. La prima l'abbiamo osservando o interagendo direttamente con le persone, in modo naturale, senza doverci preoccupare di studiare cioè di acquisire dati con un'azione mirata all'acquisizione; la seconda è invece basata sullo studio, cioè quell'insieme di tecniche e di strategie che utilizziamo per acquisire conoscenza.
Attualmente la distinzione fra le due forme di esperienza da altri è meno netta che per esempio un secolo fa, quando l'esperienza diretta era basata soprattutto sul contatto fisico con le persone; oggi lo sviluppo dei media porta nelle case moltissima informazione su ciò che accade nel mondo. Esiste cioè il problema della corretta informazione.
Per l'esperienza indiretta tale problema è sempre esistito e si trasforma nel problema di validazione delle fonti. I due problemi possono sembrare coincidere, ma occorre notare che nel primo caso si subisce il dato senza tutto sommato richiederlo e sovente senza essere in grado di giudicarlo. Nel secondo c'è una maggiore coscienza della necessità di conoscere l'autorevolezza della fonte del dato.
Quindi ricapitolando:

L'elaborazione dell'esperienza
Poiché, a pari esperienza, due soggetti ottengono generalmente risultati diversi nella vita, è evidente che l'elaborazione dell'esperienza è fondamentale.Non è nemmeno difficile convincersi che solo un soggetto razionale (intelligenza cognitiva) ed equilibrato (intelligenza affettiva) sia il miglior candidato a elaborare al meglio l'esperienza acquisita. Non a caso, nella sezione dedicata agli errori, vedremo che molti di essi vengono commessi per una cattiva elaborazione razionale dell'esperienza. Allo stesso modo, un'esperienza può essere del tutto inutile oppure dannosa se per esempio in un soggetto fobico si trasforma in un trauma. Pensiamo a una persona che viene morsa da un cane; se l'evento è traumatico e il soggetto è fobico ecco che fuggirà da ogni cane, anche da quello più microscopico. Tale atteggiamento è ritenuto "normale", ma è del tutto equivalente a quello della persona che, subita una rapina, rifugge da ogni uomo e si ritira su un monte a fare l'eremita!
È interessante notare due estremi classici di gestione dell'esperienza, il recidivo e il praticone.
Il recidivo è colui che fa sempre gli stessi errori e, di fatto, resta esistenzialmente sempre al punto di partenza. L'esperienza deve servire per fare le scelte giuste, mutando regole sbagliate in regole corrette: se non lo facciamo (si può continuare a perseverare nello stesso errore per l'incapacità di assimilare il processo che serve per evitarlo o per la pigrizia nel cambiare la propria vita o per altri mille motivi) tutta la nostra fatica è sprecata, siamo esistenzialmente stupidi. Come dobbiamo essere indulgenti con noi stessi al primo errore, così dobbiamo essere spietati quando lo ripetiamo: solo con questo atteggiamento riusciremo a migliorare la qualità della vita.
Il praticone è colui che vive di sola intelligenza acquisitiva; poco cognitivo (al più dedito a una falsa cultura) e disinteressato all'intelligenza affettiva (anche se in genere non ha una situazione esistenziale particolarmente critica), ripone tutta la sua capacità di capire il mondo sull'esperienza: "se non provi, non sai", è il suo motto. In genere si tratta di un soggetto che ha una comprensione molto limitata delle cose perché di fatto elimina l'immenso bagaglio di dati che viene dall'esperienza da altri. Nei casi peggiori, il praticone non è nemmeno in grado di accorgersi che certe esperienze sono devastanti in quanto irreversibili.
Per approfondire: Migliora la tua intelligenza, Cap. 7
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