L'equivoco
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Parlando di valori che rendono stimabile una persona, non è raro sentirsi rispondere: il rispetto. Basta consultare un dizionario e si scopre che rispetto vuol dire "atteggiamento di stima e deferenza verso qualcuno o qualcosa". Come si può rispettare un serial killer, un terrorista o più semplicemente uno stupido? Evidentemente per molti tale termine racchiude altri concetti (tolleranza, assenza di violenza ecc.) che però nulla c'entrano con la definizione corretta. Stesso discorso capita a volte con la parola "onestà" (che viene confusa con "legalità"). Sono classici casi in cui una persona pretende che l'altro la capisca pur parlando in… una lingua diversa.
Di solito all'errore raziologico di definizione segue una difesa per risentimento e la persona colta in fallo replica all'infinito e, anziché cercare di capire le sue lacune, tenta di confondere ancora più le acque.
Non è difficile capire che il semplice parlare di rispetto è la prova più evidente che non so elencare le cose veramente importanti perché io stimi una persona. L'esaltazione del rispetto è cioè uno dei classici modi con cui non si fa lo sforzo di chiarirsi le idee, conservando però il diritto di critica a posteriori (tu non hai rispetto per…). Pensiamo a un genitore che debba educare un figlio. Cosa gli dirà? "Figliolo, il valore più grande che devi avere è il rispetto". Se il ragazzo ha un barlume di intelligenza, chiederà: "ma rispetto per cosa? Se il mio amico Mario, che fa lo spacciatore, mi offre uno spinello, lo devo accettare perché lo rispetto? Devo quindi rispettare chi ruba? Chi stupra la mia compagna di classe mentre il professore è abbioccato alla sua cattedra? Devo rispettarti anche se hai tradito la mamma con le tue dodici segretarie, hai fregato il tuo socio e ti diverti a torturare il gatto del vicino? Ho capito: il valore più importante è il rispetto perché così posso fare ciò che voglio".
Tornando seri, statisticamente sono convinto che chi incorre in errori di
definizione non abbia una mentalità scientifica. Magari vincerà il Nobel per
la letteratura, sicuramente avrà letto più libri di me, molto probabilmente
è abituato a parlare (bene), accontentandosi però solo del suono delle
parole, senza arrivare alla sostanza.Regola - Quando un termine è al centro del vostro discorso, prima di continuare chiedetevi: ma so definirlo? Non è per caso qualcosa di vago che io adatto strada facendo, mentre parlo?
Per capirci, provate questo test con i vostri amici: tutti sanno che il cerchio è l'area racchiusa da una circonferenza, ma cos'è la circonferenza?
Ho scoperto che, nonostante il concetto di circonferenza sia di uso comune, persone con 75 lauree (umanistiche) non sanno definirlo e partono… per la tangente, usano il linguaggio dando per scontato che gli altri sappiano già cosa vogliono dire. Tralasciando quelli che usano riferimenti… circolari (la circonferenza è ciò che racchiude un cerchio e il cerchio è ciò che è racchiuso da una circonferenza), la risposta più aulica che mi è stata data è quella di un professore di lingue: "è la rotondità di un'arancia".
Non ho avuto il coraggio di chiedergli di definirmi la sfera...
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