La condizione facilitante
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A si dice condizione facilitante di B quando, se A è vero, B ha maggiori probabilità di essere vero.
Analogamente si può definire la condizione penalizzante.Un esempio classico di condizione facilitante è la ricchezza. Se viene richiesto a un campione di persone che relazione esiste fra la ricchezza e la felicità dichiarata ("sono una persona molto felice") si possono definire vari insiemi.
- La ricchezza è condizione necessaria per la felicità – Chi contesta questa affermazione citerà i numerosi esempi di tutti coloro che non sono ricchi e si dichiarano comunque felici.
- La ricchezza è condizione sufficiente per la felicità - Chi contesta questa affermazione citerà i numerosi esempi dei ricchi con una vita talmente infelice da condurli al suicidio.
- La ricchezza è condizione necessaria e sufficiente per la felicità – Peggio
ancora, perché gli esempi citati nei primi due casi sono entrambi validi.
La ricchezza non sta in nessuna relazione con la felicità – Questa affermazione potrebbe essere facilmente smentita da una ricerca che dimostrasse come nei Paesi più poveri la percentuale della popolazione che si dichiara felice è molto bassa. - La ricchezza è una condizione facilitante per la felicità – La stessa ricerca potrebbe dirci che la probabilità di essere felice di chi ha un reddito superiore a X (ricco) è superiore a quella di chi l'ha inferiore a Y (povero).
Gli errori che nascono dall'incomprensione delle condizioni fra proposizioni (necessaria, sufficiente, facilitante/penalizzante) sono spiegate nell'articolo sulla logica pratica. Purtroppo però, quando si passa dalla teoria alla pratica, le persone non sanno riconoscere condizioni facilitanti e continuano a ragionare solo per condizioni necessarie o sufficienti. Un esempio illuminante: supponiamo che una persona pubblicizzi un metodo per riuscire in uno sport oppure un metodo per diventare ricchi, magari perché lui c'è riuscito. Se il metodo ha comunque una validità, molti lo riterranno insufficiente perché non li rende campioni o non li rende ricchi. Dov'è l'errore? Che non capiscono che il metodo è una condizione facilitante, non è sufficiente!
Il Well-being: una condizione facilitante
Con un esempio a me vicino, molti criticano il mio Well-being perché di
fatto non rende felice tutta la popolazione. Premesso che se uno non lo
applica, non può criticarlo, è altresì vero che il Well-being è una
condizione facilitante, non è sufficiente per la felicità. Sicuramente
può far migliorare la vita delle persone, ma se queste lo applicano
parzialmente o hanno già combinato danni irreversibili o, incolpevolmente,
hanno problemi di salute, beh pensare che
basti una veloce lettura di un libro per sistemare tutto è un grave
errore razionale. Per capirci:- Supponiamo che si dia un voto alla propria vita attuale, da 0 a 10. Il voto deve essere oggettivo e rappresenta la lontananza dalla condizione ideale (10); non barate: se vi lamentate ogni tanto del vostro lavoro, se la famiglia vi pesa, se non avete tempo per i vostri hobby, se avete pochi amici ecc. non giustificatevi dicendo "per tutti è così". Molte persone che si illudono di avere una vita da 8, messe alle strette arrivano a mala pena a una valutazione che è la metà.
- Con la consultazione degli articoli che sono nel sito il voto migliorerà di un punto.
- Con la lettura dei nostri libri di un altro punto.
- Con lo studio e la comprensione di essi un altro ancora.
- Se la persona ha una vita da 8 può fare il life coach!
- 5-7: un life coach può migliorare la vostra vita
- Inferiore a 5: a meno che la vostra condizione non sia legata a condizioni veramente (cioè oggettivamente) penalizzanti e immutabili, probabilmente uno psicoterapeuta può aiutarvi. Per quanto riguarda la scelta di uno psicoterapeuta si consulti l'articolo Albert Ellis e il Well-being per capire quali correnti psicologiche sono più vicine al Well-being.
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