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Come studiare
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Per studiare con profitto occorre una serie di armi che sono presenti contemporaneamente solo in un piccolo insieme della popolazione.

La propensione

Si parla di propensione anziché di predisposizione perché, stranamente, nella popolazione si osserva che la priorità dello studio muta nel corso della vita di un soggetto. Nella personalità che il Well-being definisce statica si ha addirittura un brusco passaggio da una condizione di notevole importanza a un'altra in cui lo studio viene praticamente ignorato: il soggetto si laurea, si specializza, ma poi, a un certo punto della sua vita, tira i remi in barca e diventa, a poco a poco, obsoleto e superato. Analogamente, nella personalità del vecchio c'è un blocco dovuto semplicemente all'età psicologica del soggetto che ha abbandonato non solo lo studio, ma anche altri comportamenti giovanili. Infine, nel contemplativo esiste una spiccata attitudine allo studio, ma sovente tale predisposizione è particolare, dedicata ad alcune materie con il disinteresse totale per altre, magari più pratiche e utili per farsi un'esperienza di vita. Viceversa, è possibile trovare molti soggetti di cultura medio-bassa che, capita l'importanza dello studio o per un semplice e innato senso di curiosità, decidono di studiare questo o quello.
Poiché la propensione allo studio è una scelta di vita, occorre coltivarla e farla crescere. Se una persona vuole studiare veramente bene una lingua come l'inglese è abbastanza inutile che ci provi da sé, saltuariamente e distrattamente; dovrebbe aver coscienza che sei mesi passati in Gran Bretagna valgono quanto anni di tentativi fra le pareti della propria casa.

La concentrazione

La concentrazione è sicuramente una delle armi più difficili da acquisire. In molti è variabile, a seconda della materia studiata; in chi possiede una forte forza di volontà anevrotica è sicuramente più stabile perché si è in grado di attivarla anche se la "materia non piace", tanto che nella personalità svogliata la mancanza di concentrazione diventa un grave handicap nel percorso scolastico. Poiché fin da ragazzo ero interessato alla qualità della mia vita, solevo mettere in ogni materia la più alta concentrazione, gli occhi bucavano il foglio, tanto che a volte mi bastava una lettura per preparare la lezione, in modo da avere più tempo per divertirmi.
In età adulta, chi tende a leggere di tutto spesso ha una concentrazione molto bassa e gli resta veramente poco. Nel mio caso personale mi occupo di tante cose e posso dire di essere esperto in molti campi, ma le cose che non mi interessano (e ovviamente sono la maggior parte) le trascuro (per questo per esempio non sono molto attento a programmi come Quark che sono a 360 gradi).

Le fonti

le fonti dello studioSupponiamo di avere più fonti affidabili; quale scegliere? Di solito è qui che casca l'asino perché la scelta della fonte è spesso scollegata dagli obiettivi. Innanzitutto la fonte dovrebbe essere scelta in base al livello di profondità desiderato: inutile scegliere una fonte estesa (per esempio un testo universitario) se si desidera solo una trattazione divulgativa. Il problema nasce però dal fatto che potremmo non avere i requisiti propedeutici per gestire il livello desiderato. L'esempio classico è chi legge tanti articoli in rete, capendo solo una parte di ciò che ha letto o addirittura fraintendendo perché non possiede le basi.
Se una persona conosce poche parole d'inglese probabilmente non sarà in grado di capire molte parti di un discorso. Se si legge qua e là, ma non si ha una preparazione di base non è facile capire tutto! Per questo scrivo libri: chi legge molti articoli spesso non ha la preparazione di chi legge dall'inizio alla fine un testo completo sull'argomento.
Per la fonte vale la scelta top-down. Si scelgono prima fonti che danno una visione molto generale del problema e si può scendere nel dettaglio solo quando si hanno le basi per farlo. Supponiamo che uno sportivo sia molto interessato al problema delle fibre muscolari. Sarebbe un grave errore scegliere un testo tecnico: non avendo nozioni di biochimica, di fisiologia ecc. probabilmente non capirà granché; se volesse diventare un esperto del problema dovrebbe per forza studiare le basi delle materie coinvolte nello scenario, altrimenti non si farebbe che una falsa cultura.
La forza è niente senza il controllo! Una materia si studia dalle fondamenta e non dal tetto, proprio come si costruisce una casa. Tentare di leggere articoli evoluti senza avere le basi ingenera automaticamente una grande confusione.
Le basi sono nozioni che in genere si apprendono alle scuole medie (inferiori e/o superiori); da ragazzi si snobbano, salvo poi ritrovarsi confusi da grandi quando servirebbero per capire ciò che si ama. Se non le avete, fatevele, prima di scendere nei dettagli e finire in una palude di incomprensioni.

Il metodo

La propensione si deve sposare con il metodo scelto.

Il metodo migliore è quello che consente l'apprendimento più rapido.

Quindi, non è solo importante il mezzo utilizzato, ma anche le modalità con cui lo si può utilizzare e con cui vi si può interagire.
Esistono molti metodi di studio; per esempio, un metodo sicuramente disastroso è quello del semplicistico che si limita a chiedere quello che non sa. Il metodo può essere personale, ma spesso quanto più è complesso, quanto più è sbagliato. Per esempio che senso ha fare un riassunto di ciò che si è letto? Evidentemente vuol dire che la fonte usata era troppo ampia. Può darsi che non ne esistano altre, ma vale la pena cercarne una "adatta a noi". Altri sottolineano (un buon metodo per aiutare la memoria), altri ripetono a voce alta ciò che hanno studiato ecc. Ripeto, l'importante non è quale metodo scegliere, ma verificare che, per voi, non ne esista uno più rapido.

Il fine

top downPurtroppo pochi prestano attenzione al fine del loro studio, un errore che costa moltissimo tempo o che può far perdere diverse opportunità.
Ovviamente il fine del ricercatore è diverso da quello del semplice appassionato della materia, per cui studieranno con un diverso grado di approfondimento. Entrambi devono però capire quando lo studio deve essere arrestato e ciò dipende dal fine. Sono tempestato da mail che mi sottopongono piani di allenamento, calcoli alimentari, ricette con il calcolo dei macronutrienti. A volte mi sembra che questo atteggiamento nasconda un'eccessiva preoccupazione per fattori di scarsissimo peso.
Uno studente di medicina va a lezione di dermatologia e segue un'interessante lezione sulle dermatiti. Poi gli tocca una notte di guardia al pronto soccorso. Arriva un'ambulanza che trasporta un uomo che ha avuto un gravissimo incidente, è in fin di vita e rischia di morire se non si interviene prontamente. Lo studente nota che ha una dermatite su un braccio e va a cercare l'apposita pomata per curarla. L'uomo muore dissanguato.
Che voglio dire? Che è fondamentale procedere dalle cose più importanti (TOP) verso quelle di minor peso (DOWN).
Per esempio, se 100 è il cammino ottimale da compiere per avere un'ottima alimentazione,
  • chi è magro è al 30% dell'opera
  • chi poi fa anche una buona attività sportiva arriva al 50%
  • chi poi ha anche un ottimo stile di vita arriva all'80%
  • chi poi usa cibi di qualità non scadente (cioè privi di grassi idrogenati, nitriti, additivi sospetti ecc.) arriva al 90%
  • chi poi ha anche la ripartizione minima dei macronutrienti consigliata dalla dieta italiana arriva al 95%.
L'altro 5% ha senso solo se non complica la vita oltre misura, perché altrimenti diventa un boomerang. Posso suggerire per esempio a un amante del running l'allenamento ottimale per correre la maratona, ma se continua a infortunarsi mentre segue il piano di allenamento ottimale, ovvio che è più saggio concludere che è meglio orientarsi a distanze più brevi!
Nella vita pratica è importante chiedersi  quale sia l'ordine di grandezza a cui si vuole arrivare. Per esempio per un ricercatore l'ordine di grandezza può essere l'1%, mentre per un comune mortale può essere il 10%. Con un esempio per un ricercatore può essere molto interessante stabilire se le morti annue causate dal fumo sono 80.000 o 90.000, per un comune mortale basta sapere che l'ordine di grandezza è delle decine di migliaia per concludere che "è meglio astenersi dal fumo".


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