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La televisione
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 La campagna RAI per gli abbonamenti 2008 utilizza questo spot: "Non vogliamo farti assomigliare alla televisione. Vogliamo una televisione che somigli a te". Molti pubblicitari diranno che è azzeccato, esperti di marketing e di psicologia delle masse sprecheranno fiumi di inchiostro per promuoverlo o per bocciarlo. In realtà è solo la disfatta del servizio televisivo nazionale. Un tale spot può essere accettabile in una televisione privata e commerciale, non certo in una pubblica che dovrebbe comunque avere il compito di educare il cittadino, di acculturare, di promuovere il progresso sociale. Con il messaggio si abdica invece a ogni tentativo di educare la gente tramite la televisione, si ricerca l'audience a tutti i costi, il plauso delle persone appiattendosi sui loro gusti, anche quando questi sono discutibili. Così nei vari campi il livello scende e il danno fatto alla società italiana non è da poco.
In Italia la televisione è sempre stata sostanzialmente generalista: ogni canale cerca di catturare tutta l'audience. In questo titanico tentativo alla fine il risultato è di non piacere a nessuno.
Negli ultimi decenni alcuni canali hanno fatto una scelta politica (RAI Tre, Rete 4) sposando una certa ideologia politica, in modo più o meno mascherato.
Un altro tentativo di staccarsi dal pubblico generico è l'orientamento per fasce di età. Se il gruppo televisivo ha la possibilità di avere più reti, la strategia consiste nel dedicare una rete per fascia d'età. È il caso di Mediaset che propone tre reti, relazionabili facilmente con le seguenti fasce:
  • Italia 1 - sotto i 30 anni
  • Canale 5 - dai 30 ai 50
  • Rete 4 - sopra ai 50.
Il video - Il Grande FratelloDa notare che gli indici di ascolto maggiori di Canale 5 non sono dovuti all'intrinseca bontà dei programmi quanto al fatto che la fascia di competenza è più ampia (in altri termini i programmi per bambini o per ottuagenari non possono sperare di avere lo share più alto!). Purtroppo l'età psicologica del soggetto (è questa in base alla quale si scelgono i programmi televisivi, non in base a quella cronologica) è ben diversa dalla semplice età anagrafica. Ne risulta che vengono apportate correzioni per cui non è strano che le varie reti di un'azienda si scambino (anche per ovvi motivi commerciali) programmi, ritornando nel generalismo.
L'età sembra comunque il fattore più importante per vestire un programma o decidere un palinsesto. Un concerto di musica classica non andrà mai in onda su Italia 1, che invece sarà la favorita per una manifestazione di musica rock. Così l'informazione privilegerà i canali con fasce d'ascolto fra i 25 e i 50 anni; curioso il fatto che nei canali più giovani (il cui pubblico è meno interessato alla noiosa politica) si tenda spesso a far entrare pesantemente il gossip nell'informazione, paragonandolo a una vera e propria cultura. Superstizione, astrologia, lotto e ogni pratica irrazionale (comprese certe manifestazioni della religiosità) sono praticamente assenti sui canali giovani (nei quali la fetta di irrazionali viene soddisfatta con programmi fantascientifici e/o dedicati al soprannaturale), ma incominciano a pesare sui canali per la fascia di età media (Canale 5) e toccano il massimo sui canali per anziani.

Televisione e spacciati

Striscia la notiziaLa continua ricorsa all'audience distrugge ogni proposito formativo della televisione che, come dice lo spot citato a inizio articolo, vuole assomigliare al cittadino, sposandone vizi (tanti) e virtù (poche). Ecco quindi la comparsa di programmi indubbiamente discutibili e senza nessuna giustificazione: soap opera e reality show. Da un punto di vista educativo, questi due generi sono per spacciati per il semplice fatto che vendono come normale una vita piena di problemi e senza valori, convincendo sempre più la fascia della popolazione che non ha ancora capito come si vive e ritiene normale che tutti debbano avere la miriade di problemi e i valori tipici dei protagonisti.
Spesso anche i talk show non sono da meno, proponendo come personaggi gente mediocre che ha proprio il pregio di assomigliare al pubblico mediocre. Si noti come anche la pubblicità tenda a essere per spacciati quanto più lo è il canale che la ospita.
È evidente che chi spacciato non è non gradisca molti dei programmi proposti e dia un giudizio sostanzialmente negativo della televisione. Una soluzione è rappresentata dalla televisione tematica, tipica dei network americani come Fox, nella quale il canale è associato a un argomento trattato in un modo molto ben definito: sicuramente l'informazione della CNN è qualitativamente superiore a quella di un nostro Tg. In Italia proposte come quelle di Sky alzano la qualità dell'offerta perché l'utente può scegliere il canale in cui muoversi, senza subire palinsesti a volte incomprensibili; a prescindere da altri problemi (non ultimo il costo dell'abbonamento), è giusto che ognuno scelga un canale che gli assomigli (ecco la differenza con lo spot RAI: un canale, non tutta la televisione!): gli spacciati sceglieranno canali per spacciati, gli high canali per high...
Non a caso con il digitale terrestre anche RAI e Mediaset stanno cercando di impostare canali tematici, ma la tentazione del generalismo è ancora molto forte e gli sforzi verso il tematico sembrano essere solo delle generiche grida senza convinzione: "visto, ce l'abbiamo anche noi!".

Alcune semplici domande.
Ha ancora senso una televisione di Stato?
Sì, ma con un solo canale e con finalità educative. È assurdo che cerchi il business, perché per farlo deve appiattirsi sulla media della popolazione e ciò è in controtendenza al farla crescere.
Guardare o non guardare la televisione?
Guardare per conoscere e capire il mondo, non per apprezzare. Chi da anni non guarda più la televisione sbaglia perché, sostanzialmente, ha deciso di isolarsi. Selezionare i pochi programmi validi, privilegiare le televisioni tematiche e divertirsi ogni tanto con uno zapping non coinvolgente sui programmi per spacciati.
Quali sono le alternative?
Sicuramente Internet. Passare più ore in rete e meno davanti alla televisione permette di scegliere ciò che si vuole. Migliorando la qualità della Rete, non avrà più senso usare la televisione classica per il meteo, le informazioni economiche, i programmi culturali ecc. Del resto già oggi proposte come Rai Click sono un'alternativa.
Si possono condizionare i programmi?
Difficile, ma possibile. Aumentando il peso dei canali tematici s'infrangerà una volta per tutte il sogno generalista di un programma per tutti, sogno che è alla base della ricerca dell'audience e dello share più alti. Nel momento stesso in cui si capirà che ognuno guarda solo una piccola fetta dei programmi possibili, sarà più conveniente gestire un buon canale tematico (magari di reality show!) piuttosto che una televisione generalista. Quindi:

non accettare  ciò che passa il convento, ma cambiare canale.


IL COMMENTO

Albanesi versus House - prima parte

Gregory HouseFinalmente (febbraio 2007) l'ho visto! Il Dr. House, intendo. Mi hanno scritto diversi amici del sito, altri amici "locali" mi invitavano da tempo a vederlo, gli indici di ascolto lo premiano (anche se in America, dopo i primi successi, non sembra che vada benissimo essendo uscito dai primi 20). La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il commento di un'amica che mi ha consigliato di vederlo perché "assomiglio a lui". A questo punto non potevo esimermi dal conoscerlo, così registro una puntata (così elimino la pubblicità) e me la gusto con calma insieme a mia moglie.
Alcuni potranno pensare che un telefilm è solo un telefilm (ricordate Bennato: Sono solo canzonette?), ma non sempre è così; le persone che mi hanno caldeggiato House lo hanno fatto, pensando che sia un cult ed esiste una sostanziale differenza fra un programma qualunque e un cult. Si può guardare distrattamente una soap opera per rilassarsi o per "staccare dalla giornata", ma seguire tutte le puntate e diventare fans di Beautiful o di Vivere è un'altra cosa.
La stessa cosa può dirsi per la musica e le "canzonette", per i film al cinema o per i libri che noi leggiamo: un cult in fondo è un test, un riassunto della nostra personalità; un cult non si guarda, non si ascolta, non si legge solo per distrarsi, ma anche per un'adesione "per un qualche motivo" al personaggio. Certi film mi sono piaciuti, ma non li vedrei una seconda volta; altri, visti cento volte, li vedrei ancora. Da piccolo Tex Willer era un cult, oggi magari potrei leggerlo, ma sicuramente un cult non lo è più.
Impariamo a capire come collegare i cult alle varie personalità, alla nostra personalità e avremo compiuto un utile esercizio di psicologia comportamentale. Vediamo come è andata con House.

Albanesi versus House - seconda parte

Jethro Gibbs - NCISDopo mezz'ora di visione l'amata consorte esprime una perplessità mai avuta in oltre 15 anni di matrimonio: "se quello assomiglia a te, divorzio!". Io concordo: "è una schifezza, mettiamo su qualcosa d'altro…". Puntata sbagliata? Forse, ma penso che i motivi siano altri (infatti ho visto altri spezzoni di varie puntate e il giudizio non è cambiato). E incomincio a chiedermi perché piace alla gente.
La razionalità – A molti potrebbe piacere per la logica con cui risolve i casi. Dal punto di vista medico i casi non solo sono improbabili, ma sono anche molto stiracchiati, un po' come nei western all'italiana era un po' comica l'abilità del pistolero che ammazzava cento cattivi in un picosecondo. Ora mi spiego perché nessun medico me l'ha consigliato. La differenza sostanziale è che nei western all'italiana tutti si rendono conto dell'irrealtà della situazione, fa parte del genere. In House o in altri telefilm in cui una materia (matematica, antropologia, archeologia e chi ne ha più ne metta) viene esageratamente esaltata, il pubblico ignorante della materia è portato a pensare che coincida con la realtà.
La "spontaneità" – A molti può piacere il modo arrogante con cui tratta gli altri, mostrando e attaccando i loro punti deboli. Può essere il sogno di molti riuscire a essere spontanei come House, con i propri dipendenti, con il proprio capo, con chi si incontra per strada. House può diventare un cult per le personalità violente (nel senso del Well-being) perché in fondo è come loro, ma anche per le personalità deboli (quelli che per evitare conflitti, per "quieto vivere", "lasciano perdere", ma "avvertono" i limiti del loro interlocutore).
Bastano questi due aspetti per farne un cult? A me non è successo.
In comune con il medico interpretato da Hugh Laurie ho certamente la razionalità, ma il tutto si ferma qui. Già, probabilmente molti mi hanno accostato a Gregory House semplicemente perché con la razionalità vediamo i problemi degli altri, di quelli che nel sito spesso chiamiamo spacciati. Moltissime dure posizioni di House sono condivisibili, ma condannare senza aiutare, senza proporre una soluzione, beh, secondo me è amorale. Anch'io nel sito prendo posizioni molto dure, ma sono tese sempre a far ragionare la controparte, non c'è mai disprezzo o rabbia, al più compatimento per chi ha deciso di non lottare, di cercare facili scorciatoie; se poi uno vuole affogare, beh avrà pure il diritto di farlo. In fondo però c'è sempre la speranza che rinasca. Può essere un dettaglio, ma è disumano dare del cretino a una persona, dargli dello spacciato senza spiegargli il perché, senza proporgli una diversa visione delle cose, cioè sostanzialmente "fregandosene di lui". La spontaneità di House in realtà è insofferenza per gli altri, visti sostanzialmente come esseri mediocri e insignificanti.
In altri termini, House non è "buono". Nel sito non dettaglio la bontà d'animo, ne parlo genericamente come l'impegno a essere buoni (agnosticismo consapevole), ma è un concetto che ognuno di noi dovrebbe "sentire" (non a caso è un impegno). Ebbene la bontà d'animo è come un amplificatore delle altre nostre qualità. 
La forza senza bontà è violenza, la razionalità senza bontà è aridità, la spontaneità senza bontà è insofferenza. Senza bontà non c'è né equilibrio, né saggezza.

La bontà è quella carica morale che ogni eroe di un cult dovrebbe avere.

Per capire la differenza con House, ho visto recentemente l'ultima puntata della seconda serie di NCIS; la serie carica troppo umoristicamente i personaggi, ma il protagonista, Jethro Gibbs, lo definirei sicuramente "equilibrato" e con una forte carica morale. Anche per questo apprezzo la serie; nell'ultima (?) puntata, va tutto storto e un terrorista riesce a far saltare una nave americana, complice anche l'ottusità dei politici e dei militari che non ascoltano i consigli di Gibbs. Jethro che fa? Non si deprime perché non è considerato (non è insofferente!), lascia tutto e se ne va a vivere una vita semplicissima in Messico su un'isoletta dove già si era ritirato il suo ex-capo. E vi approda con un sorriso.
House invece è un esempio della personalità degli insofferenti, forse l'ultima da aggiungere alla nostra casistica. Penso che sia un personaggio non equilibrato la cui umanità sia frenata dalle grandi aspettative che pone nella vita e nel suo lavoro. Per lui essere il numero uno è fondamentale (questo spiega l'ammirazione di tutti coloro che nella vita sono o vorrebbero essere numeri uno!), ma la cosa spiacevole è che non ha nessuna pietà per chi numero uno non lo è. È fortunato che riesce a essere il numero uno, se non lo fosse, la sua insofferenza lo porterebbe verso la rabbia o la frustrazione. Probabilmente il suo personaggio muterà nel prosieguo della serie ed emergeranno i conflitti con ciò che di romantico "deve" esserci in lui (spesso i romantici hanno aspettative irrealistiche…). Infatti House è razionale e riesce a fotografare senza pietà moltissime situazioni (cliniche e non), ma cosa accadrà quando scenderà dal piedistallo? In fondo o non è mai stato ultimo o ha dimenticato di esserlo.

Quel "mostro" che divora i nostri figli

La televisione: un mostro?Non ci crederete, ma ricevo molte mail di persone che vorrebbero farmi prendere una netta posizione di condanna sulla televisione. Recentemente anche di persona (da soggetti diversi per estrazione culturale e sociale) mi è stato riferito un concetto che mi ha un po' stupito: crescere un bambino togliendogli la televisione.
Che la televisione attuale sia il più delle volte spazzatura ben poco ci piove, ma non sono affatto d'accordo sul privarsene. Il concetto fondamentale è che la televisione è spazzatura perché la realtà attorno a noi è spazzatura (senza voler essere troppo negativi con tale termine, è solo una constatazione). Del resto nel sito si danno per spacciati i due terzi della popolazione. La televisione descrive il mondo con tutti i suoi innegabili grandissimi difetti. Privarsene vuol dire fare come lo struzzo che non vuole vedere; un bambino che non guarda la televisione come potrà integrarsi nel mondo reale? Se vogliamo, la televisione è il libro di testo per capire la mediocrità del mondo che ci circonda. Il genitore, anziché privarlo di questa visione, dovrebbe spiegargliela (compito non facile se il genitore non ha carisma o è, a sua volta, confuso dal mondo: è più facile fuggire il male che affrontarlo). Se invece gli toglie la televisione, quello che accadrà è che il bambino, diventato ragazzo ed entrato in contatto con amici teledipendenti (ricordiamo che a una certa età gli amici contano quanto i genitori nella formazione dell'adolescente), scoprirà una nuova realtà, magari trovandola piacevole e bollando i genitori come "vecchi superati dai tempi e che nulla capiscono".


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