Lo shopping
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- Manca l'assunzione di sostanze esterne (come nel caso di fumo, droghe o alcol).
- La vita del paziente non è in pericolo.
- È molto rara la compromissione dello stato economico (come nel gioco d'azzardo), in quanto il più delle volte il soggetto, pur soffrendo, si limita prima di un crollo delle finanze.
- L'aspetto compulsivo passa il più delle volte inosservato, a differenza di altre compulsioni in cui il comportamento ripetitivo (lavarsi le mani, ordinare e pulire la casa ecc.) appare del tutto forzato a un osservatore esterno.
- Non è legato a particolari comportamenti depressivi.
- Il denaro investito per lo shopping è troppo elevato rispetto alle proprie possibilità economiche.
- Gli acquisti hanno una frequenza alta (più volte alla settimana).
- Gli acquisti non sono motivati.
- L'attenzione agli acquisti non faceva parte delle abitudini precedenti del soggetto.
Probabilmente Koran ha ragione, ma la sua classificazione (tipicamente
psichiatrica) non è in grado di spiegare perché lo shopping possa
rappresentare un grave pericolo per la psicologia e l'economia del singolo
(e della famiglia) anche quando le quattro regole sopraccitate non sono
particolarmente presenti nel comportamento del soggetto.Se l'analisi di Koran serve per evidenziare comportamenti patologici (ripeto, psichiatrici), sicuramente "fare shopping" non è equilibrato.
Con la locuzione "fare shopping" si sottintende infatti la necessità di comprare per gratificarsi.
In genere il soggetto che fa shopping non esce con l'intento di "comprare un vestito", ma con quello di "andare per negozi", "cercare fra i saldi", "andare al Pippomercato" ecc., senza cioè che sia chiaro l'oggetto della ricerca; la ricerca mirata evidenzia un bisogno reale (o almeno presunto tale).A differenza delle situazioni veramente patologiche, il compratore (da qui l'espressione sindrome del compratore per identificare la tendenza a uno shopping non patologico):
- Investe piccole somme di denaro (la stessa differenza che c'è fra chi ogni settimana butta 50 euro al Superenalotto e chi si gioca la casa a poker); ovviamente l'economia ne è comunque penalizzata, ma non ci sono crolli.
- Gli acquisti sono diluiti nel tempo; a volte il soggetto trae un certo piacere nel differire l'acquisto che, alla fine, è visto come giusto premio per la sua attesa.
- Gli acquisti sono motivati con tecniche di falso bisogno (bisogno di riserva, bisogno migliorativo, bisogno occasionale, il buon affare ecc.).
- Il soggetto ha sempre mostrato una propensione al "fare shopping".
Il sopravvivente
La sindrome del compratore interessa gran parte della popolazione, tanto che per molti è la regola, un comportamento assolutamente normale. Stupisce per esempio il clamore con cui viene evidenziato il fatto che il soggetto X (spesso un apparente) ha speso in una giornata 100.000 euro facendo shopping, quando il suo patrimonio, rapportato a quello medio, è di 1.000 volte superiore: in altri termini, la sua condizione è analoga a quella del cittadino medio che spende 100 euro nelle sue scorribande fra i negozi.Se si analizzano i tratti caratteristici di chi soffre di sindrome del compratore non è difficile trovare che la personalità più coinvolta è quella del sopravvivente: per lenire le difficoltà e le frustrazioni di una vita tutto sommato scialba si compra perché l'acquisto è associato a concetti piacevoli come senso di possesso, festa ecc. Si può dire che lo shopping per molti individui sia un antidepressivo (non a caso il depresso patologico e conclamato non fa shopping!), un farmaco di reazione a una situazione esistenziale tutto sommato spiacevole. In alcuni soggetti tale reazione permane anche quando la situazione è evoluta positivamente: così un soggetto, che ha vissuto in ristrettezze economiche subendone una frustrazione, anche quando avrà raggiunto una certa agiatezza, potrà provare un senso di piacere e di gioia nell'acquisto di un oggetto insignificante.
Viceversa, ogni fattore che impedirà lo shopping potrà provocare frustrazioni e un abbassamento dell'autostima, anche se mai a livello patologico, perché il soggetto ha messo comunque in atto una strategia di sopravvivenza che lo tiene a galla.
Che i sopravviventi siano la personalità più coinvolta nella sindrome del compratore è evidenziato dal fatto che circa il 90% di essi appartiene alla classe media, senza particolari gratificazioni nel lavoro e non più giovanissimi (nei giovani la speranza non ha ancora del tutto "approvato" la strategia di sopravvivenza), tanto che questi soggetti seguono la massima di L. Benson: "compro, dunque sono". Che passo indietro rispetto al cogito ergo sum cartesiano!
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