Il martire sociale
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Spesso sono i condizionamenti ricevuti che indirizzano la personalità verso il "martirio": la necessità di avere una società giusta, di fare del bene, di eliminare la povertà, di promuovere il processo culturale ecc. sono valori che il martire sociale amplifica, ottenendo in cambio un'autostima forte basta su valori che per lui sono eccelsi.
Valgo perché mi basta promuovere il progresso sociale per sentirmi buono. Questa idea irrazionale è tipica del patosensibile idealista, ma può anche essere di derivazione romantica o semplicistica. L'irrazionalità dell'idea consiste nel fatto che il martire sociale non verifica minimamente se il progresso che lui auspica è fattibile in tempi brevi, se è libero da penalizzazioni gravi alla sua vita e se soprattutto non diventa una condizione necessaria alla sua felicità. Probabilmente questo è il punto più critico perché il martire tende a diventare un utopista (quando continua ad agire differendo a un tempo imprecisato la riscossione del frutto delle sue azioni) oppure un insoddisfatto quando si rende conto che la società, nonostante i suoi sforzi, non è come vorrebbe. Solo se non è dotato di molto spirito critico, si saprà accontenterà di successi modesti.
Poiché in genere non è un insofferente, raramente il martire sociale diventa un arrabbiato sociale.
LA MAIL
Io credo che la "tensione" che ti ha portato ad avere l'idea di poter realizzare il Well-being e di farlo crescere, questa splendida idea, questa splendida finalità abbia un ruolo importante nella tua vita.Credo che se del Well-being ne avessi solo appreso da un sito e non fosti stato l'autore o non avessi quantomeno partecipato alla sua crescita, non sarebbe stato lo stesso.
Quella cosa che ti ha spinto ad usare la tua Felicità non come fine, ma come strumento per arrivare a qualcosa di superiore a te: un Futuro in cui una sana felicità degli uomini può rendere il mondo un posto migliore.
E credo sia la stessa forza che ti ha guidato nell'ultimo anno alla formulazione di un'Etica, di un Impegno sociale, di una serie di Regole d' oro.
Io credo che "quella cosa" sia una sorta di Intelligenza spirituale e possa avere un ruolo nel diagramma del Well-being, anche se la faccenda si presenta alquanto complessa e scivolosa.
Mi spiace deluderti, ma per me la felicità è il fine ultimo delle mie
azioni; se fosse un semplice strumento rischierei di diventare un martire
sociale, personaggio da cui sono molto distante. Qual è la differenza? Che
se fossi convinto che i miei sforzi debbano tendere a far diventare il mondo
un posto migliore, non sarei felice perché di fatto mi sentirei inadeguato
in questo mondo. Invece mi sento bene e, nonostante le imperfezioni, ho
tutto ciò che mi necessita per essere felice: questa è una convinzione
importantissima, ben distante da quella di molte persone che ritengono che
senza un certo quadro politico o sociale, felici del tutto non si possa
essere.John Rambo non è certo un film che passerà alla storia del cinema, ma il personaggio del medico e missionario Michael Burnett dipinge magistralmente la figura del martire sociale, un soggetto impegnato in politica o nel sociale che spesso però dimentica sé stesso e le persone del suo mondo dell'amore, si lancia in progetti che per concretizzarsi richiedono generazioni o magari secoli. Prendi la mia concezione dell'antropentropia nella quale credo fermamente. Se fossi un martire sociale mi batterei per diffonderla il più possibile, ricavandone probabilmente grandi delusioni e un impegno che mi succhierebbe la vita.
Un impegno sociale equilibrato non può andare contro la realtà né essere in conflitto con la mia qualità della vita. Io ho scelto di essere un cittadino impegnato, non andando oltre.
Penso che sia giusto diffondere idee moderne e far progredire la società, ma questo progresso ha i suoi tempi che possono essere molto più lunghi del tempo che mi resta da vivere (ciò vale anche per un giovane di venti anni) e quindi l'impegno sociale non deve prevalere sulla qualità della mia vita. Altrimenti, ripeto, sarei un martire.
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