L'invidia
Copyright by THEA 2008
Contrariamente alla credenza comune, l'invidia non è opposta alla superbia, in quanto un soggetto invidioso può essere anche superbo, quando in lui la personalità violenta non è ben controllata e si verificano situazioni in cui è spesso vincente, cioè in cui arriva a possedere l'oggetto del desiderio. Se il soggetto ha una componente violenta bassa o comunque controllata, può alternare momenti di grande affabilità e disponibilità (quando il risultato gli è favorevole) a momenti di invidia che lui stesso comunque avverte come peggiorativi della qualità della sua vita.
La causa - L'invidia è un indicatore di come la propria autostima si basi sui risultati (l'oggetto dell'invidia è sempre raggiunto o perso con un'azione propria o altrui), anziché provenire dal "dentro di sé". Non a caso l'invidioso tende a stilare classifiche, a vedersi in competizione. Anche di fronte a una persona eccezionale, il soggetto equilibrato non è invidioso per il semplice fatto che sa che dentro di sé ci sono qualità uniche, non confrontabili, né classificabili con altri, i suoi valori.
Non è detto che nell'invidioso l'autostima sia bassa (come nel debole) e, a prescindere dal livello di essa, possono esserci ampi periodi di remissione dall'invidia se i risultati esistenzialmente interessanti per il soggetto sono positivi. La saltuarietà di comportamenti invidiosi può portare a credere che tutti possano essere soggetti a questo sentimento negativo, quando invece si rileva che chi ne è immune ha semplicemente un'autostima indipendente dal risultato.
L'invidia è l'odio degli stupidi.
Invidia e personalità
L'invidia è un sentimento trasversale fra alcune personalità che la vivono
ognuna a modo proprio. Può essere quindi un interessante rilevatore di esse.Svogliati – È presente quanto più il soggetto pretende che il mondo si adatti a lui. In molti casi è indiretta perché lo svogliato non ha la forza sufficiente per competere, desiderando solo che "l'altro perda l'oggetto dell'invidia".
Irrazionali – L'invidia scatta se non si sono comprese le ragioni per cui si arriva a un certo risultato. L'invidia dell'irrazionale è cieca proprio perché "non capisce".
Deboli – Nel debole l'invidia è anche frustrante perché è successiva a quello che lui ritiene un fallimento.
Sopravviventi – L'invidia porta spesso a negare l'oggetto, con il classico meccanismo della volpe e l'uva: per tornare nel proprio mondo di mediocrità si rinuncia alla sfida e un'apparentemente blanda invidia è ciò che resta in superficie.
Statici – L'invidia propria dello statico è caratterizzata dalla negazione del nuovo come superiore.
Violenti – L'invidia del violento puro può essere vista come una forma di "odio senza giusta causa". Purtroppo nel violento l'invidia spesso si concretizza in azioni scorrette o persino illegali, tese a ristabilire la propria supremazia.
Romantici – L'invidia è sfumata, un'ammirazione che si è inacidita e susseguente a un pensiero del tipo: "deve pur esserci un modo per realizzare i miei sogni! Perché io non ci riesco?".
Insofferenti – L'invidia può essere successiva alla mancata aspettativa di un risultato e può manifestarsi con la stessa intensità dei violenti. Manca però l'azione di rivalsa con cui si cerca di ristabilire il proprio predominio.
Insoddisfatti – L'invidia nasce dal comune meccanismo per cui gli estremi si toccano: viene inconsciamente invidiato chi si disprezza perché lontano da quella situazione ottimale che si vorrebbe raggiungere (per esempio, un perfezionista, maniaco dell'ordine, invidia chi riesce a vivere nel caos).
Apparenti – Poiché la vita dell'apparente è una continua gara con gli altri, l'invidia può scattare quando viene superato, sia nell'essere sia nell'apparire. A dire il vero, nell'apparente l'invidia non è così comune come si può pensare perché spesso a lui interessa apparire "a un certo livello", a prescindere da dove arrivano (o sembrano arrivare) gli altri.
Contemplativi – L'invidia può nascere in tutte quelle manifestazioni culturali in cui c'è una classifica, a iniziare dalla scuola.
Vecchi – Un cattiva gestione (comprensione) del tempo che avanza può portare il soggetto all'invidia verso chi è più giovane e a un'avversione verso ogni forma di attività a lui preclusa dagli anni troppo pesanti.
Consiglia l'articolo su Google, clicca
