Vuoi migliorare la tua vita?
Il destino
Copyright by THEA 2008
La definizione classica di destino fa riferimento a quegli eventi che ci accadono inevitabilmente. A prescindere dalle implicazioni filosofiche del temine, dal punto di vista psicologico il destino è sicuramente un concetto caro agli irrazionali e, in misura molto minore, ai semplicistici (a quelli che lo prendono come facile spiegazione di tutto, descritti con il termine comune di fatalisti).
Non comprendendo la realtà, trovano comodo inquadrarla in un supposto ordine superiore prefissato nell'universo. In genere

chi crede al destino ha una coscienza matematica molto scadente,

non conoscendo o non maneggiando facilmente le basi del calcolo delle probabilità.
La rimozione - Alcuni arrivano persino a rimuovere (o a reinterpretare) i concetti conosciuti pur di vivere attività gradite, ma particolarmente rischiose. Un amico, laureato in una materia scientifica, per recarsi a piedi al lavoro era solito fare una strada non particolarmente sicura. Interrogato su quale fosse la probabilità di essere aggredito per una semplice rapina, liquidò la risposta con la banale risposta: "di giorno, una su mille!". Peccato che non si fosse accorto di quello che un qualunque studente poteva spiegargli e cioè che, facendo ogni giorno quel tragitto, in circa tre anni aveva quasi la certezza di subire un'aggressione. Cosa che capitò di lì a poco, liquidata frettolosamente con un "mah, era destino...".
Il concorso di colpa - Altri non riescono a vedere le proprie colpe (concorso di colpa esistenziale) dietro certe situazioni problematiche e il richiamo al destino è un facile alibi. Prima di parlare di destino dovrebbero accertarsi se con scelte diverse il fatto non si sarebbe verificato! Quante tragedie potrebbero essere evitate se la vittima in qualche modo (è l'alternativa che si deve ogni volta ricercare) non avesse agevolato il carnefice. Le nostre scelte possono cioè aiutare il presunto destino ad abbatterci. Anche banali situazioni che esplodono molti anni dopo il loro innesco hanno sempre un concorso di colpa: basti pensare ai problemi cronici di salute in tanti over 50 che non hanno mai fatto nulla per arginare i piccoli campanelli d'allarme che il loro corpo lanciava.
Cerchiamo quindi di capire che

faber est suae quisque fortunae (ognuno è artefice del proprio destino)*

* frase attribuita al console Appio Claudio Cieco in un'opera attribuita a Sallustio.


IL COMMENTO

Un suicidio

Il caso di Federica, la ragazza uccisa in Spagna, mi ha colpita, non tanto per la brutalità del caso, quanto per le reazioni che sta suscitando: la frase che sento di più è: "se l'è andata a cercare".
Le persone con cui parlo mi dicono che, certo, l'assassino è un mostro, ma...
È quel "ma" che mi fa un po' paura.
Roberto sul sito fa menzione del "rischio sociale", che si deve essere disposti a correre in svariate situazioni, ma mi chiedo se questo concetto basti per addossare a una vittima (molto spesso giovane e bella), anche parte della colpa.
Non so veramente come reagire, da una parte mi fa rabbia questo moralismo semplicista, dall'altra sento che mi sfugge qualcosa.

 
Ognuno è artefice del proprio destinoDevo subito chiarire che il rischio sociale non coincide con il concorso di colpa esistenziale. Se decido di andare in auto mi assumo il rischio sociale che un ubriaco che va contromano mi investa e mi uccida. Se però io esco di casa alle due di notte e passo su una strada dove so che si fanno gare di auto, allora, nel caso che subisca un incidente, ho un concorso di colpa esistenziale (concetto spiegato nella pagina sul destino).
Non penso di essere semplicista, ma "il se l'è andata a cercare" che serpeggia fra la gente è corretto e a me preoccupa di più che in nessun telegiornale si sia sottolineato questo aspetto della vicenda, dando sostanzialmente una falsa immagine della vittima.
Analizziamo razionalmente i fatti. Una ragazza decide di andare in vacanza in Spagna per divertirsi. Fin qui nulla di male. Conosce dei tizi. Si fa fotografare sorridente mentre uno di questi la bacia. Il Tizio è strafatto (e già qui stare in compagnia di uno strafatto non è il massimo). Non è certo Brad Pitt, un tatuaggio grosso come una casa sul braccio, un panzone, una faccia spenta che probabilmente non si è mai collegata al cervello. Eppure nel cuore della notte, Federica resta sola con lui. Forse vuole cercare emozioni, vuole divertirsi, ma non sa (o fa finta di non sapere) che uno così da lei vorrà solo una cosa.
Certo l'assassino deve essere messo in prigione e si può buttar via la chiave, ma dal punto di vista esistenziale quello di Federica è stato un suicidio. Il classico suicidio della ragazza che pensa di aver capito tutto del mondo, si lancia dal quinto piano gridando "io so volare" e si sfracella al suolo. Non condanna per come ha deciso di aver vissuto, non pietà solo l'indifferenza per chi ha deciso di buttar via la propria vita. La cosa che più mi ha stupito è la richiesta della famiglia che l'assassino faccia la stessa fine della figlia. Ma loro proprio non avranno nessun senso di colpa per non aver spiegato a Federica che cos'è la vita?

Un'analisi impeccabile

Dalla mail di una giovane che evidentemente ha molto buon senso e si lascia poco irretire dal senso comune.

Secondo me, con un minimo di accortezza e razionalità, molte delle violenze sessuali sarebbero evitabili.
 Ho sempre avuto qualche "scontro" ideologico quando con le amiche si toccava questo argomento. Molte ragazze sono grandi sostenitrici emancipate del: "ho il diritto di andare dove voglio, con chi voglio e vestita come mi pare anche nuda" e "se inizio un rapporto e poi dico no, il mio no deve essere rispettato" e via dicendo, indice di una visione, a parer mio, molto utopistica della realtà (non conoscono il concetto di colpa esistenziale, N.d.D.)
Anacronismi e preconcetti sul "modo di vestire" è ovvio non ci debbano più essere in una società tollerante e civile.......ma il dubbio è: siamo sicuri che la nostra società lo sia?
L'esempio lampante è quello delle amiche in discoteca (che evito accuratamente): magliette provocanti, tacchi a spillo, minigonne e qualche cocktail di troppo...le avances in luoghi del genere sono letteralmente tristi. La potenza del messaggio del corpo è pari, o a volte anche più potente, di quella verbale ed è difficile pensare a una donna che balla in maniera provocante che il suo non sia un richiamo prettamente sessuale, eppure moltissime lo sottovalutano o addirittura lo negano dietro l'alibi alla Jessica Rabbit "..ma mi disegnano così".
La stessa cosa potrebbe riferirsi alla classica "cena fuori", ti vesti bene ed elegante, parcheggi la macchina un po' lontano ma sei sola, un maniaco fa presto a tradurre "gambe scoperte" con "fammi quello che ti pare".
Il peggio del peggio accade quando una ragazza ci sta per metà. Ovvero inizia a stuzzicare il maschio di turno (per sentirsi femmina, per sentirsi bella, per sentirsi desiderata, perché è bevuta e mille altre cose), ma quando questo crede di poter chiedere di più lei dice secca "NO". Ora io non credo molto nell'autocontrollo in questi casi che dipende molto dall'ambiente e dalle condizioni psicofisiche dei due e non abbiamo la certezza di come sia la persona che abbiamo di fronte soprattutto se appena conosciuta.
Poi ci sono quelle che lo fanno apposta per avere dei soldi o delle giustificazioni, oppure i casi dove lui e lei si imboscano e vengono aggrediti dal branco (ma non è meglio invece che spendere 30€ a testa per andare a cena fuori, spenderli per una camera d'albergo?).
Fatto sta che ritengo molto ottimistico pensare che solo perché siamo nel 2009 si possa fare quello che ci pare perché "ne abbiamo il diritto" (il femminismo come il maschilismo fa i suoi danni).
Senza dimenticare il non ultimo "wonderwomismo": chiamo così quella corrente di ragazze che praticano i corsi di autodifesa convinte alla fine di poter tramortire un uomo che pesa il doppio di loro con un pugno stile wonderwoman, senza pensare che molto probabilmente si romperanno la mano nel colpirlo, lui si farà poco male e anzi si incazzerà il doppio e loro rischieranno oltre alla violenza anche una scarica di legnate non indifferente; molto più spesso saranno così paralizzate dal terrore che tutte quelle costose ore di corso andranno a farsi benedire.
Le palestre speculano all'infinito su queste illusioni. Illusione di forza e potenza fisica che verosimilmente non abbiamo. Abbandonando completamente concetti come il rafforzamento mentale (la famosa forza calma), tecniche quali il "tramortisci e scappa più veloce che puoi" o non gridare mai "aiuto" ma "al fuoco" perché su chi sta intorno fa più presa emozionale (non so per quale strano motivo).
In conclusione credo che una buona parte delle violenze sessuali siano evitabili: vestendosi in modo adeguato all'ambiente (pantaloni e scarpe basse e ben allacciate sono un ottimo deterrente in quanto un maniaco, se deve scegliere, sceglierà una donna facile da svestire che crei meno problemi), facendosi accompagnare dagli amici al parcheggio, scegliendo strade illuminate e frequentate da molte persone, evitando di imboscarsi in posti poco raccomandabili (con un minimo di conoscenza della propria città si può fare)...senza poi contare le coerenze: in un posto pieno di sconosciuti evitare di bere fino a non capire più nulla (ma questo varrebbe sempre per chi ha a cuore il proprio benessere) e soprattutto non sedurre un uomo se non si è sicure di fin dove si vuole arrivare.Potrebbero sembrare banalità, ma vedo che molte ragazze nemmeno ci pensano a queste cose e quando gliele faccio presenti mi cadono letteralmente dalle nuvole.


Consiglia l'articolo su Google, clicca   Se vuoi condividerlo su Twitter, clicca