I condizionamenti
Copyright by THEA 2009
Accanto alla morale pubblica, fortissimi sono i condizionamenti della famiglia che di fatto possono aver causato gli stessi problemi dei condizionamenti sociali: un padre che vuole che il figlio eccella a scuola potrà crescere un contemplativo ecc. Tipica invece del condizionamento familiare è la personalità dell'inibito: la persona non si stacca dai suoi genitori, non li lascia andare (sia che il rapporto con loro sia buono sia che sia pessimo) e di fatto rimarrà un eterno bambino che non troverà mai una strada autonoma.
Infine esistono i condizionamenti del clan (il più diffuso dei quali è la parentela, cioè la famiglia allargata, ma il termine si applica a confraternite, sette ecc.), del tutto simili a quelli sociali con l'aggravante che la morale del clan può non essere immacolata e può supportare le personalità violente.
A differenza di ciò che pensano quelli che molto superficialmente ritengono che non ci si possa liberare dai condizionamenti, farlo è possibile, basta avere spirito critico e propensione a eseguire il check up della coerenza del proprio stile di vita. Se un concetto è assurdo o porta a conclusioni assurde, lo rifiuto.
Se pensi che nessuno possa essere libero da condizionamenti, sei come un uccello in gabbia che non sa che esistono uccelli che volano liberi nel cielo. Per aprire la gabbia, ci vuole una chiave che si chiama spirito critico.
Il test
Questo articolo vuole essere un veloce test per verificare alcuni dei più comuni condizionamenti subiti in ambito familiare o sociale (per la religione si veda la sezione apposita).Vengono elencate alcune situazioni particolarmente significative con un insieme di risposte plausibili fornitemi da un visitatore del sito; non è detto che le risposte siano esaustive dello scenario. Provate a commentare le risposte fornite e poi confrontate il vostro commento con il commento a fondo pagina.
1) Un caro amico mi invita al suo matrimonio, cosa faccio?A) Non vado. Ho cose più interessanti da fare. Se è un vero amico capirà.
B) Non vado. Come si possano buttare tanti soldi in una cerimonia è per me incomprensibile.
C) Non vado. L'ipocrisia di giurarsi amore eterno è pura follia.
D) Vado. Voglio partecipare alla sua felicità ed esserci in un giorno per lui importante.
2) La mia compagna esprime la volontà di avere un figlio, cosa faccio?
A) Rifiuto. La nostra vita va già bene cosi.
B) Rifiuto. Troppi sacrifici e troppe rinunce.
C) Rifiuto. Nel mondo odierno mettere al mondo un figlio è una "cattiveria".
D) Accetto. Crescerlo insieme sarà un'avventura meravigliosa.
3) I miei genitori non sono più autosufficienti, cosa faccio?
A) Li incolpo di non aver fatto nulla per contrastare la vecchiaia.
B) Li affido alla residenza per anziani che si possono permettere.
C) Li affido alla residenza per anziani migliore e integro la loro pensione per pagare la retta.
D) Baratto una parte della mia libertà per il loro benessere.
4) Cosa pensi di Madame Curie? (Dedicò la propria vita alla scienza e morì in sofferenza devastata dalle radiazioni a cui si era inconsapevolmente esposta. Non depositò il brevetto internazionale per il processo d'isolamento del radio, preferendo lasciarlo libero affinché la comunità scientifica potesse effettuare ricerche in questo campo senza ostacoli).
A) Ha sprecato la propria vita.
B) Ha fatto male a non brevettare la scoperta.
C) La riconoscenza postuma non fa per me.
D) Ha il mio massimo rispetto.
5) Sto correndo nel bosco e mi imbatto in un ragazzo che si sta impiccando a un albero, cosa faccio?
A) Continuo a correre, l'allenamento è più importante.
B) Continuo a correre, non ho alcun diritto di intervenire.
C) Tento di convincerlo a desistere, ma senza mai calpestare il suo libero arbitrio.
D) Lo blocco con ogni mezzo in mio possesso. Il suicidio non è la corretta soluzione e pentirsi non è più possibile.
Condizionamenti e idoli
Gli effetti dei condizionamenti possono essere devastanti: si pensi, per
esempio, ai risultati che può produrre una setta sui propri adepti che
accettano qualsiasi ordine senza giudicare.Il senso comune ritiene che ci sia un'enorme differenza fra una setta e le regole di vita comunemente trasmesse da ambienti istituzionali come famiglia, religione o società. Ma il buon senso deve dirci che non c'è nessuna differenza se il soggetto non sottopone le regole a critica precisa e costruttiva; in particolare, se non verifica la coerenza di quelle regole con il reale benessere.
Molti ritengono che il Well-being sia una setta per il semplice fatto che esprime regole non sempre allineate con quelle usuali; in realtà non lo è perché pone alla base di queste regole la loro valutazione critica da parte di chi eventualmente vuole sostenerle. Hanno maggiori caratteristiche di setta una religione improbabile, i dogmi di una multinazionale, una famiglia dove non si discutono gli ordini del capofamiglia ecc.
Molti condizionamenti portano poi alla costruzione di idoli che spesso ci fanno sopravvivere, ma non vivere. Gli idoli sono come la catena che il lupo, diventato mansueto cane agli ordini dell'uomo, ha accettato per avere una sicura ciotola di cibo, ovviamente passando il resto dell'esistenza cercando di convincersi che la catena sia l'unica soluzione o che sia molto più nobile stare accanto all'uomo che vagare libero nella foresta in cerca di cibo. Ha barattato la sua libertà e vuole illudersi di essere libero!
Il commento alle risposte
1) B e C sono intolleranti perché con il mio comportamento voglio punire un'idea per me sbagliata. Se ritengo il matrimonio un'inutile manifestazione di lusso farò un regalo modesto; in quanto a C è evidente l'errore di generalizzazione: pretendere che ci sia ipocrisia in un gesto che una persona può fare in perfetta buona fede. Per esempio, io non sono cattolico, ma a un funerale di una persona cara entro in chiesa, non mi faccio il segno della croce, ma non vedo il motivo per restare fuori: uno stesso momento può avere significati differenti per persone con idee differenti.Restano A e D. D è troppo da bravo ragazzo, sempre pronto a sacrificarsi per gli altri. Se ho veramente qualcosa a cui tengo (importante è un termine non direttamente correlabile con i miei oggetti d'amore) scelgo A, altrimenti D (per esempio se ho un impegno di lavoro, sposto il lavoro!).
Curioso come i condizionamenti fanno sì che è normalmente accettato un "grave problema familiare", ma non "un irrinunciabile impegno scacchistico" (dove gli scacchi possono essere sostituiti da un hobby qualunque). Morale preistorica: gli hobby sono cose futili e non contano nulla.
2) La risposta A non è high (probabilmente da fobico o da sopravvivente). Un high tende sempre a migliorare quindi poco importa l'equilibrio attuale; si tratta di capire se con un figlio la felicità della coppia aumenterebbe.
La B è una visione piuttosto ristretta del problema "I figli danno la felicità?", tipica del semplicistico.
La C è sicuramente da fobico o da vecchio. Quello che vale per il figlio vale anche per sé: tanto vale ammazzarsi subito. In realtà è quasi patologica.
La D sarebbe corretta. Il condizionale è d'obbligo perché di fatto rivela comunque un'approssimazione nella propria vita. Decidere di avere o meno figli nella propria vita è un concetto che deve essere discusso non appena due persone iniziano una relazione che pensano seria. Se mi accorgo che io li desidero e la controparte nella relazione no, evidentemente abbiamo visioni differenti della vita che comunque provocheranno problemi. Affrontare l'argomento quando "capita" non è saggio né è maturo non avere una propria opinione (ecco il condizionamento) e accettare quella di altri perché allineata al senso comune.
3) A è inutile, al più ha senso solo se con violenza pretendono un aiuto impossibile.
B è corretto se i genitori sono stati "cattivi genitori," ma se sono stati "buoni genitori" è egoistico perché comunque i genitori fanno parte del nostro mondo dell'amore, anche se il distacco ne ha ridimensionato il ruolo nella mia vita.
D è completamente masochistico e toglie ogni dignità ai genitori stessi. Non si tratta di amore quanto di sottomissione e di mancato distacco (personalità inibita); per convincersene basta pensare al fatto che per i genitori si rinuncia a una parte della propria vita (magari penalizzando anche altre persone care): come chiamereste chi rinuncia a farsi una famiglia semplicemente perché i genitori non gradiscono l'aspirante coniuge? Se ama il figlio, e ha dignità, un genitore non gli chiede di sacrificare la sua vita per accudirlo, se ha dignità sceglie spontaneamente la residenza per anziani. Se egoisticamente non lo fa perché dovrei essere altruista? Perché mi ha allevato? Ma lo ha fatto per amore (e quindi disinteressatamente) oppure per avere un bastone per la propria vecchiaia (di nuovo l'egoismo)? So per certo che molte persone questi discorsi non vogliono nemmeno sentirli e li liquidano con un "che c'entra?". Sono gli inibiti.
C è la risposta corretta nel caso siano stati "buoni genitori".
4) Il punto è che in genere non si conosce in dettaglio la vita di Marie Curie e quindi non si può giudicare.
La A sarebbe corretta se si sapesse per certo che era consapevole del rischio che correva (come lo si saprebbe oggi; notate l'inconsapevolmente del testo); non è corretta se si basa sul fatto che Marie Curie, invece di condurre una gratificante vita d'insegnante alla Sorbonne preferì spalare tonnellate di pechblenda in una baracca nelle vicinanze delle miniere di Joachimsthal in Cecoslovacchia. Infatti non si può discutere un oggetto d'amore alla luce di ciò che la società ritiene "più gratificante" (ecco il condizionamento).
Anche la B rivela il profondo condizionamento di quella parte della società che spinge verso la ricchezza, che fa della ricchezza un valore assoluto (anziché una semplice condizione facilitante), con tutte le assurdità che seguono.
La C è corretta, ma è una frase generica che non è detto sia relazionata con la vita di Marie Curie: non sappiamo se lo scopo delle sue ricerche fosse la riconoscenza postuma.
La D è la più condizionata, quella dove i condizionamenti pesano come macigni. Senza sapere chi era Marie Curie (magari umanamente parlando era una persona piena di difetti, meschina ecc.) gli si porta il massimo rispetto (notasi l'aggettivo esagerato) solo perché ha scoperto qualcosa di importante per la società (ecco il condizionamento sociale: se fosse morta prima di scoprire qualcosa di significativo sarebbe stata una pezzente? Fra l'altro il condizionamento è anche doppio perché di fatto si subisce anche l'altro condizionamento per cui l'autostima deve basarsi sui risultati che otteniamo nella vita). Si legga l'articolo sul valore della persona.
5) Questo scenario è stato trattato per ultimo perché è irrealistico o decisamente poco probabile. Basta immaginarsi i dettagli in modo appropriato e qualunque risposta è sbagliata. Più pratico sostituire l'esempio del suicida con quello di una persona che è uscita con l'auto e sta gemendo in un fosso, gravemente ferita.
A è il classico caso di risposta dell'egoista totale. Per il Well-being il contatto con il mondo neutro, dell'indifferenza, non può prescindere dalle leggi che hanno lo scopo di comporre gli egoismi individuali (da qui la condanna del furbastro). Per il Well-being la legge è fondamentale per la società perché chi guarda un po' più in là del proprio naso capisce che è un modo per vivere tutti meglio, tutti e quindi anch'io. Soccorrere una persona in pericolo di vita è un dovere imposto dalla legge. Posso scegliere il modo di farlo senza mettermi in pericolo (un suicida determinato può arrivare a fare del male a chi si oppone al suo suicidio), per esempio con le sole parole, salvo intervenire quando ha attuato il proposito di impiccarsi (ved. C).
B è meno egoistica, ma non tiene conto delle leggi e dei doveri che esse impongono ai cittadini che hanno deciso di far parte della società civile.
C è probabilmente la risposta corretta, salvo intervenire tempestivamente quando, continuando nel suo proposito, il ragazzo ha perso conoscenza.
D è una risposta violenta che si basa sul condizionamento che si può "agire a fin di bene". Chi ha scelto D probabilmente sarà un genitore "tradizionale", ma piuttosto dispotico, che non lascerà mai che i figli, una volta educati (sperabilmente bene!), possano sbagliare con la propria testa.
Consiglia l'articolo su Google, clicca
