Il check-up della coerenza
Copyright by THEA 2010
ATTENZIONE: QUESTO ARTICOLO PUÒ ESSERE SPIACEVOLE
La coerenza è sicuramente un valore comunemente apprezzato; purtroppo però per la gran parte delle persone vale la frase evangelica sull'incapacità di vedere la trave nel proprio occhio mentre sono capacissime di vedere la pagliuzza nell'occhio altrui (Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: "Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio?" e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello. - Lc 6,41-42).La maggior parte delle persone preferisce sentirsi tranquilla, piuttosto che conoscere la verità. Be', io sono quello che disturberà la vostra tranquillità dicendovi il vero." (Robert Kennedy).
Il Well-being non ha la pretesa di raccontare il "vero", ma sicuramente quella di descrivere la realtà. Per questo ha successo solo in una parte della popolazione; 50 anni fa tale percentuale probabilmente sarebbe stata minima: il Well-being non vende illusioni, ma anzi le distrugge e ciò lo rende impopolare fra chi vuole mantenerle: paradossalmente, più la società diventerà avanzata e la gente riuscirà a pensare con la propria testa e più il Well-being potrà essere apprezzato*.Per il Well-being la coerenza è alla base del comportamento morale, visto che la presuntuosa ricerca di una morale assoluta è andata fallita in secoli di filosofia. Se questa posizione può essere contestata dagli irriducibili sostenitori della morale oggettiva, sicuramente è più difficile contestare il fatto che la coerenza è alla base della razionalità (non a caso, ogni matematico sa che un piccolissimo errore può inficiare brillanti dimostrazioni).
La razionalità di un soggetto è un valore continuo, da un minimo a un massimo, diciamo da 0 a 100. Quanto più noi cadiamo in contraddizioni tanto meno siamo razionali perché fondamento della razionalità è la coerenza logica. Quanto più noi facciamo eccezioni con scuse di vario genere tanto più ci predisponiamo a fare sempre eccezioni, "salvando" le nostre posizioni, in pratica ci predisponiamo all'incapacità di correggerci, mantenendo le nostre contraddizioni. Non siamo in grado di eseguire il check-up della coerenza, punto fondamentale per non diventare spacciati (ricordo che lo spacciato non necessariamente vive male, ma è incapace di migliorare il proprio stato o, comunque, non vuole farlo).
Quella che segue è una lista di indicatori esistenziali di mancata coerenza; nessuno di essi è particolarmente grave, ma sono sicuro che molti potranno trovare comportamenti cui mai aderirebbero e che bocciano senza appello; però, quando si arriva a quelli che li toccano, saranno pronti a giustificarsi con difese per risentimento del tipo:
- Ma che vuoi che faccia?
- Ma che male c'è?
- Suvvia… Non esageriamo!
- Semel in anno licet insanire.
Le piccole incoerenze
Fumo due o tre sigarette al massimo al giorno. Che vuoi che facciano? (svogliato o dissoluto)Un ceffone ogni tanto quando ci vuole ci vuole (violento)
Non ci credo, ma mi diverto a leggere l'oroscopo (irrazionale)
Io non bevo abitualmente, mi ubriaco al più due o tre volte all'anno, ma lo fanno tutti (dissoluto)
Non sono credente, ma mando mio figlio al catechismo (sopravvivente, il bravo ragazzo)
Dio è buono e ascolta i suoi figli anche se non può farlo sempre (mistico)
Lo so che la roulette non è un gioco equo, ma se non giochi non vinci (irrazionale)
Divertirsi con i botti di Capodanno (sopravvivente)
Babbo Natale non esiste, ma la magia che crea nei bambini giustifica una bugia (romantico o vecchio).
Ogni giocatore di scacchi sa che una partita si può perdere per una somma di
tante piccole imprecisioni e cerca pertanto di non commetterne nemmeno una.
Nella vita è lo stesso: commettere un'incoerenza non costruisce automaticamente
una personalità critica (irrazionali), ma ci blocca nel nostro cammino verso il
miglioramento.Prendiamo l'ultimo esempio dell'elenco; chi continua a far credere ai piccoli che Babbo Natale esiste, per difendere la sua posizione si rifugia dietro a errori raziologici gravi.
C'è chi muta lo scenario (traslazione dello scenario, vedi La felicità è possibile, capitolo X) e si difende dicendo che "non è certo un trauma per il bambino scoprire che Babbo Natale non esiste" oppure "che non si fa nulla di male " ecc., dimenticando che qui si sta parlando della razionalità del genitore e della sua coerenza, non dei danni che si possono creare. La traslazione dello scenario è usata anche da chi si "diverte" con i botti di Capodanno: se una cosa mi piace dovrei farla spesso, perché solo a Capodanno? "Eh, ma è la tradizione…". Non penso che la tradizione giustifichi una caduta di intelligenza.
C'è chi confonde i termini, parlando della necessità di mantenere la fantasia. La fantasia (lo dice il nome stesso!) deve rimanere nettamente separata dalla realtà; il genitore non racconta al piccolo che Babbo Natale è un personaggio fantastico, ma che esiste!
C'è chi confonde le cause: "mi sa che non hai mai visto gli occhi di un bimbo piccolo che vede Babbo Natale… se togliamo la magia anche ai bambini… diventeranno adulti ancora più freddi e disillusi".
Premesso che nelle parole precedenti la magia è una droga per sopravvivere in un mondo che fa malissimo (il trucco è imparare invece come vivere alla grande), bisogna sempre andare alla vera ragione di ciò che accade. Gli occhi di un bambino brillano perché arrivano i regali; se ogni anno Babbo Natale dicesse al piccolo "scusa, ma per la crisi, non posso portarti nulla", dubito fortemente che la magia durerebbe.
Un genitore moderno che volesse esaltare l'atmosfera festosa potrebbe vestirsi da Babbo Natale e distribuire i regali, spiegando ai figli che l'abbigliamento è una tradizione ancora in auge perché ricorda la leggenda di Babbo Natale, di quando i bambini pensavano che fosse questo personaggio a portare i regali. Così facendo insegnerà ai figli il concetto di favola, importantissimo per non diventare spacciati, perché come diceva Cedric Whitman,
I miti sono ciò a cui credono gli adulti,
le favole sono ciò che raccontano ai propri figli
e la religione è tutte e due le cose insieme.
Consiglia l'articolo su Google, clicca
