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L'arte
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Una breve riflessione pratica su cosa sia l'arte.
Il primo dato che si deve considerare è la relazione fra l'arte e i soggetti che la giudicano: alcuni di questi (i critici) si arrogano a ragione o a torto un peso maggiore nel giudizio; gli altri (il popolo) di solito possono decretare il successo o l'insuccesso commerciale di un film o di un libro, ma vengono sistematicamente snobbati dalla critica.
L'esempio più concreto è dato proprio dal cinema: mentre film di scarso spessore artistico fanno ogni volta (spesso sono repliche di repliche!) milioni di spettatori, se andasse in prima serata un film muto di Chaplin il risultato sarebbe un flop colossale. Che insegnamento possiamo trarne? Che, a prescindere dal valore artistico, il messaggio dell'opera di Chaplin non è più attuale, mentre quello di film più scadenti lo è.

È proprio l'attualità che dà valore all'arte.

Ciò che non è attuale non migliora la qualità della nostra vita e come tale il "popolo" lo accoglie freddamente. Chi pensa che l'arte abbia un valore eterno ricordi che i dinosauri sono scomparsi 65 milioni di anni fa: ammesso che fra 65 milioni di anni l'uomo ci sia ancora, cosa rimarrà del messaggio di Dante, di Picasso, di Bach? Ben poco perché si saranno succedute talmente tante generazioni che chi vivrà allora non avrà il tempo di ritornare così tanto indietro per studiare la Divina Commedia: milioni di altre opere l'avranno sostituita nel cuore degli uomini, forse addirittura se ne sarà persa notizia.
È importante cioè differenziare la storia dell'arte dal valore attuale di un'opera d'arte: una commedia di Plauto può essere importantissima per la storia della letteratura, ma la sua attualità è nulla perché non lascia nessuna traccia sul presente (se non indiretta con l'influenza sui successori, influenza che comunque si perde nei secoli e ha poca importanza, a eccezione per lo storico: ciò che conta per l'uomo comune è lo stato attuale non le cause che l'hanno prodotto).

Rambo


I COMMENTI

Il grande personaggio
 
Nel linguaggio comune si reputa geniale chi, come Leonardo, è stato ai vertici in più campi. Una definizione ristretta del termine genio indica l'eccellenza in un solo campo: genio del pallone, genio della poesia, genio della matematica ecc.
In questa seconda accezione, il termine genio è sprecato e ha una valenza puramente soggettiva (a seconda cioè dell'importanza che diamo all'ambito di competenza); se non siete convinti di ciò, pensate a un uomo politico che detestate e che ha avuto molto successo: Secondo la definizione ristretta è un genio della politica, ma dubito che gli passiate quel termine. Così un poeta può apparirvi geniale solo se lo apprezzate, tant'è che spesso gli stessi critici sono propensi a ridimensionare questo o quello.
Per il Well-being non è geniale chi passa alla storia per questa o quella scoperta, chi scrive un'opera (presunta) immortale. Se non si comprende questo significa che

la propria autostima dipende ancora fortemente dai risultati.

Tizio ha fatto qualcosa di "geniale", vale. Di fatto si finisce per rapportare il proprio valore ai risultati: chi crede nell'arte o nella scienza ammira i geni, chi crede nel denaro ammira gli uomini di successo, chi è affascinato dal potere ammira i politici ecc.
Il ragazzino cresciuto - L'adulto diventa un ragazzino cresciuto che, invece di correre dietro al cantante del momento, impazzendo per lui, impazzisce per chi ha raggiunto alte vette in ciò da cui lui è attratto. Una condizione un po' patetica, analoga a quella del tifoso di calcio che si identifica nella squadra per "vincere qualcosa".
Il genio - Per il Well-being essere intelligenti (geniali) significa aver un'alta intelligenza esistenziale, quindi aver capito la vita, è un voto globale.  Poiché questa comprensione si traduce nella minimizzazione dei problemi, chi ha problemi non è geniale, semplice, a prescindere dalle opere che ha realizzato, mentre può essere geniale un perfetto sconosciuto che non troverà mai posto nei libri.
L'artista - Se molti ambiti sono molto oggettivi (per esempio risulta molto difficile affermare che Einstein è stato un fisico mediocre), altri lo sono molto di meno; nell'arte il valore di un artista contemporaneo è spesso molto discusso, tant'è che è difficile separare la sua reale creatività con la semplice adesione alla sensibilità del momento; non a caso molti artisti "attuali" sono superati dai tempi e cadono nell'oblio. D'altra parte un artista che abbia una sensibilità in grande anticipo rispetto ai tempi, passerà inosservato nella sua epoca e probabilmente di lui si perderanno per sempre le tracce anche nelle epoche future.
Può un artista essere compatibile con il Well-being? La risposta è sì se non è schiavo del pubblico e del successo, cosa non facilissima, visto che per esempio moltissimi artisti sono strettamente dipendenti dalla critica e dal consenso che il pubblico decreta loro e cadono in gravi crisi esistenziali quando nessuno li ascolta più. Non vivono per la musica, per la pittura o per la scrittura, ma per gli applausi che queste arti portano loro.
La seconda condizione è che abbiano capito la vita e quindi non siano sommersi dai problemi che rendono il loro integrale della felicità mediocre.
Esistono artisti in cui le due condizioni sono presenti; una minoranza forse, ma una minoranza che dimostra che la locuzione comune "genio e sregolatezza" rispecchia solo una visione molto superficiale e semplicistica. (romantica).

Artisti infelici

L'artista può essere felice?
È una di quelle domande alle quali chi non ha le idee chiare risponde scrivendo un'enciclopedia in 18 volumi. In realtà, basta guardare la realtà. Fissiamo alcuni punti.
  1. L'inclinazione artistica può essere spontanea o imposta (pensiamo al genitore che iscrive il figlio/a al conservatorio, al corso di danza ecc.; ovvio che il bambino sarà forzato ad apprezzare un'arte prima ancora di poter decidere da solo).
  2. L'arte è un ambiente dove il concetto di successo è fondamentale.
  3. Il successo si basa totalmente sull'approvazione altrui (a differenza per esempio del lavoro o dello sport dove il singolo può arrivare a riconoscimenti che sono oggettivi perché esistono parametri di valutazione. oggettivamente riconosciuti: se corro i 100 m in 9'20" sono il migliore al mondo, se ho costruito l'azienda leader in un certo settore, è difficile giudicarmi un "fallito nel lavoro").
Dal primo punto discende che un artista può percorrere una strada non sua, ma sulla quale si è trovato spinto a forza dai condizionamenti dei genitori. L'arte diventa molto simile a un lavoro pesante che dà soddisfazioni, ma non felicità.
Dal secondo e terzo punto discende che è molto facile che l'artista abbia un'autostima da successo che può essere devastante se il successo non arriva, è altalenante o non è quello sperato.
L'artista può dunque essere felice se:
  1. Ama veramente la sua arte (come capita a tantissimi dilettanti)
  2. È immune dal virus del successo (cosa che per un professionista è molto difficile)
  3. .
Il test dell'artista - Qual è quell'artista famoso che dopo una per lui splendida esecuzione sarebbe comunque contento anche se il teatro in cui si esibisce è riempito solo da due vecchiette e un cane entrato per sbaglio?


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