Vuoi sapere veramente tutto sugli esami clinici?
Disinfettanti e antisettici
di Christian Frezza - Copyright by THEA 2009
I disinfettanti e gli antisettici fanno parte della grande famiglia dei farmaci antinfettivi, famiglia che comprende una serie di sostanze naturali o di sintesi chimica in grado di eliminare diversi tipi di microrganismi.
I farmaci antinfettivi si possono distinguere a seconda del loro campo di applicazione in
  • disinfettanti, se utilizzati per oggetti o su superfici;
  • antisettici, se usati su tessuti e mucose umani o animali, integri o danneggiati;
  • chemioterapici, se impiegati per uso interno, esercitano cioè un effetto antimicrobico sistemico.
I microrganismi che questi farmaci possono eradicare sono batteri, virus protozoi e funghi e, a seconda del microrganismo bersaglio, prendono il nome di antibatterici, antivirali, antiprotozoari e antifungini. Sebbene i meccanismi d'azione di quest'ampia categoria di farmaci siano molto diversi tra loro, generalmente si possono distinguere farmaci che uccidono i microrganismi, come i battericidi e i virucidi, e farmaci che bloccano la proliferazione dei microrganismi patogeni come i batteriostatici. Ogni antinfettivo è dotato di un particolare spettro d'azione (lo spettro d'azione è, detto in parole povere, la categoria di microrganismi sui quali l'antinfettivo risulta efficace). Inoltre, è interessante notare che, spesso, l'azione antinfettiva può dipendere dalla concentrazione e quindi dalle dosi di prodotto utilizzate. A questo riguardo, la strategia moderna della terapia antibatterica per uso sistemico è quella di evitare, quando possibile, prodotti battericidi preferendo quelli batteriostatici per far sì che l'organismo riesca autonomamente ad eliminare i microrganismi patogeni una volta bloccata la loro crescita. Questa strategia ha come scopo principale l'evitare l'insorgenza di ceppi microbici resistenti, insensibili cioè all'antinfettivo utilizzato.
Tra i chemioterapici più diffusi si annoverano gli antibiotici, sostanze antinfettive originariamente di origine naturale, prodotte cioè da piante o animali o microrganismi. Oggi questa distinzione appare obsoleta in seguito agli avanzamenti della chimica farmaceutica che hanno reso possibile la sintesi chimica totale di molti prodotti naturali. In passato, tra i chemioterapici, erano inseriti anche i farmaci antitumorali, ma anche questa distinzione è anacronistica dal momento che questi ultimi rappresentano oggi una classe di farmaci a sé stante.
In questo articolo ci concentreremo sugli antinfettivi per uso topico quindi su disinfettanti e antisettici. Le caratteristiche condivise di questi composti sono la stabilità chimica, l'economicità del prodotto, colore e odore accettabili e ampio spettro d'azione. Nel dettaglio, un antisettico dovrebbe essere non irritante, ad azione rapida e prolungata, poco assorbibile dall'organismo per evitare effetti sistemici e capace di agire in presenza di fluidi corporei come sangue o pus. I disinfettanti invece devono essere penetranti, non corrosivi e compatibili con altre sostanze come i saponi o i detergenti in genere.

Gli antisettici

disinfettantiCome accennato in precedenza, gli antisettici sono sostanze antinfettive usate per la disinfezione di cute, tessuti e mucose per evitare infezioni, putrefazione o sepsi. La loro diffusione è iniziata alla fine del 1800 in seguito alla loro introduzione nelle pratiche chirurgiche. Il primo antisettico utilizzato è stato il fenolo, ora utilizzato come "standard" per la valutazione dell'effetto antimicrobico, definendo il coefficiente fenolico.
Esistono oggi molte tipologie di antisettici, nessuna delle quali esente da effetti negativi o restrizioni d'uso. Gli antisettici vengono usualmente classificati in base alla loro classe chimica di appartenenza. Di seguito sono elencate le categorie più diffuse con accanto i relativi principi attivi più comuni:
  • Alcoli: fenoli, alcol etilico (etanolo), alcol isopropilico (isopropanolo) soluzioni al 70%
  • Perossidi: acqua ossigenata (perossido di idrogeno), benzoil perossido
  • Derivati alogenati: cloro cresolo, triclosan
  • Diguanidi: clorexidina gluconato o acetato
  • Chinoloni: dequalinio cloruro, idrossichinolina cloridrato
  • Derivati quaternari d'ammonio: benzalconio cloruro, cetrimide, benzetonio cloruro, cetilpiridinio cloruro.
Curiosità - L'alcol etilico è uno degli antisettici storicamente più diffusi anche se oggi è usato spesso in combinazione con prodotti molto più efficienti. Viene utilizzato in soluzioni al 60-70% per consentire una maggiore penetrazione del prodotto all'interno del microrganismo. È efficace contro batteri gram positivi e gram negativi, virus (solo alcuni tipi come l'herpes, ma non l'epatite), ma non contro protozoi e spore. Il meccanismo d'azione è la denaturazione delle proteine contenute nel microrganismo.
L'alcol etilico denaturato (alcol "rosa") è un prodotto utilizzato per la pulizia della casa e non destinato ad uso alimentare o farmaceutico. Può essere utilizzato in esenzione d'accisa poiché reso inadatto al consumo alimentare mediante l'aggiunta di sostanze denaturanti: per legge deve contenere tiofene, denatonium benzoato, metilchetone e il colorante Reactive Red,  sostanze che ne rendono impossibile l'ingestione, consentono una facile identificazione attraverso il colore e rendono difficile e antieconomica un'eventuale purificazione. La sua concentrazione non può essere inferiore all'83%. L'alcol "rosa" è differente dall'alcol denaturato per uso cosmetologico e da quello contenuto in detersivi o lucidi perché contiene diversi denaturanti.

I disinfettanti

I disinfettanti sono antinfettivi usati su superfici o su oggetti per eliminare la carica microbica in essi contenuta. Trovano vasto impiego nella pratica chirurgica e sempre più spesso nell'igiene domestica. Il livello di disinfezione dipende dalla percentuale di microrganismi eliminati in una determinata unità temporale e dipende dall'utilizzo che si vuole fare dell'oggetto disinfettato: si passa da disinfezione a basso livello, medio e alto livello per poi arrivare alla sterilizzazione vera e propria, attraverso la quale si ottiene l'eliminazione di tutte le forme viventi, patogene o innocue che siano. I primi due livelli di disinfezione eliminano la maggior parte di virus e batteri e per raggiungere lo scopo possono essere utilizzati alcol etilico o isopropilico, fenolo o sodio ipoclorito 5% (candeggina). Nella disinfezione ad alto livello si eliminano tutti i microrganismi patogeni eccetto le spore, tale disinfezione è ottenuta mediante particolari agenti disinfettanti appartenenti alla categoria delle aldeidi, come la glutaraldeide 2% oppure tramite perossido di idrogeno al 6%. Gli agenti chimici utilizzati sono generalmente gli stessi indicati nella sezione sugli antisettici. La disinfezione può essere raggiunta anche con metodi non chimici tra i quali il calore (autoclave) o mediante radiazioni ultraviolette; queste pratiche di disinfezione si utilizzano quando il disinfettante chimico si mostra inadatto, come nel caso dell'applicazione su alcune superfici porose o con fessure o dove il prodotto chimico dimostra scarsa penetrazione oppure quando è incompatibile col materiale da disinfettare.
Ricordiamo che si può utilizzare il termine disinfettante solo per prodotti registrati presso il Ministero della Salute (indicati anche come Presidi Medico Chirurgici); si possono trovare in commercio disinfettanti "non ufficiali", chiamati sanitizzanti, che sono agenti chimici con efficacia uguale o inferiore ai disinfettanti, ma non sono registrati presso il Ministero della Salute; sono sostanze che in modo temporaneo riducono la contaminazione microbica su una superficie portandola a livelli ritenuti sicuri dal punto di vista igienico.
 
Fonti
http://en.wikipedia.org/wiki/Antiseptic
http://www.salvelocs.it/alcool-denaturato.htm
WHO guidelines on hand hygiene in health care (advanced draft): A summary clean hands are safer hands.  

IL COMMENTO

Lavarsi le mani è utile?
 
lavaggio delle maniL'articolo di C. Frezza avrà sicuramente attirato l'attenzione di tutti coloro che sono molto attenti all'igiene personale. È però necessario fissare un confine fra normalità e mania dell'igiene (si pensi al personaggio televisivo del detective Monk).
Attualmente il livello di igiene degli ambienti dove viviamo è molto buono tant'è che per soggetti sani è molto difficile sostenere che lavarsi della mani prima di pranzare sia una pratica che migliora la nostra salute (ricordiamo la sindrome degli indios: l'incapacità di rispondere a banali infezioni può essere mortale in un soggetto non "allenato", tali infezioni provocherebbero solo una leggera influenza in chi allenato lo è; ambienti troppo asettici non favoriscono l'incremento delle difese immunitarie). A tavola ci tocchiamo i vestiti, tocchiamo tovaglie, posate e altri oggetti fino a rispondere al cellulare o ad alzarci per stringere la mano a una persona che conosciamo quando pranziamo al ristorante. Coerenza vorrebbe che ogni volta ritornassimo al lavabo per una nuova pulizia; se non lo facciamo, l'evidenza mostra che non accade nulla di irreparabile e personalmente mi sono convinto che non è necessario.
Viceversa, non si può negare che esistono due condizioni in cui lavarsi le mani è utile e necessario: il contatto con soggetti non sani e quando le mani sono visivamente o olfattivamente sporche.
La pratica del lavaggio delle mani con appropriati prodotti è infatti considerata cruciale in ambiente ospedaliero, dove i casi di infezioni, a volte letali, secondarie all'ospedalizzazione sono molto frequenti.
Analogamente è essenziale quando i nostri sensi della vista e dell'olfatto ci dicono che le mani pulite non sono, come accade quando prepariamo cibi (l'igiene in cucina è fondamentale), facciamo lavori di giardinaggio, di manutenzione ecc.
Le linee guida attuali suggeriscono di lavare le mani con sapone e acqua oppure di utilizzare i sanitizzanti a base di alcol. Il lavaggio con sapone è teoricamente sufficiente, ma è qualitativamente peggiore dei normali sanitizzanti; l'utilizzo di sapone evita la generazione di ceppi di microrganismi resistenti che può caratterizzare l'utilizzo di antimicrobici contenuti nei sanitizzanti stessi. Al contrario i sanitizzanti hanno il vantaggio di poter essere utilizzati a secco, quando l'acqua non è disponibile, e la formulazione con idratanti previene la secchezza delle mani indotta eventualmente dalla presenza di alcoli.

Crediti

Dott. Christian Frezza
Ricercatore presso
Apoptosis and Tumour Physiology Lab - The Beatson Institute for Cancer Research
Switchback Road, Bearsden
Glasgow


Consiglia l'articolo su Google, clicca   Se vuoi condividerlo su Twitter, clicca