L'elettrocardiogramma
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L'elettrocardiogramma (ECG) è il tracciato
ottenuto mediante l'elettrocardiografo, apparecchiatura inventata nel 1887
dal tedesco Augustus Waller e perfezionata successivamente dal fisiologo
William Einthoven che registra l'attività del cuore tramite elettrodi
applicati in diversi punti del corpo (si utilizzano dodici elettrodi posti
sul torace, polsi e caviglie). Il grafico elettrocardiografico normale è
composto da tre onde positive e da due negative, che corrispondono alle
singole attività di sistole e diastole di atri e ventricoli del miocardio.
La registrazione dell'elettrocardiogramma può avvenire a riposo o
sotto sforzo. Nel primo caso
il grafico può evidenziare patologie delle coronarie, alterazioni del ritmo
cardiaco (aritmie, extrasistole, fibrillazioni), variazioni del volume
cardiaco (ipertrofia) e della conduzione dell'impulso elettrico (blocchi).
L'elettrocardiogramma non è però garanzia del funzionamento del cuore per il
futuro. Con l'elettrocardiogramma da sforzo è invece possibile ottenere un
tracciato dinamico in grado di evidenziare cardiopatie latenti, nonché di
stabilire i limiti dell'attività fisica per i pazienti affetti da scompensi
coronarici.
Il cuore d'atleta - Uno studio dell'istituto di Scienza dello Sport dell'università di Roma ha sottoposto 1.005 atleti a un elettrocardiogramma, rilevando che nel 40% dei casi c'erano delle anomalie. Successivi esami (soprattutto ecocardiografie) hanno rilevato che solo una percentuale minima di atleti aveva effettivamente qualcosa al cuore. Sostanzialmente chi pratica sport ha un elettrocardiogramma diverso da quello di un sedentario perché ha un cuore diverso. C'è da chiedersi allora perché i medici sportivi continuino a leggere gli elettrocardiogrammi di sportivi come quelli di sedentari, obbligando a esami complementari (che spesso vengono richiesti ogni anno) che possono spaventare l'atleta non acculturato in materia (la classica frase: "Sì, probabilmente non c'è nulla, ma è meglio fare un'ecografia"). Non sarebbe più opportuno abbinare fin da subito un'ecografia?
Lettura dell'elettrocardiogramma - È difficile leggere un elettrocardiogramma (ECG)? Molto meno di quanto si pensi. Il tracciato periodico di un ECG si può dividere in cinque parti. Inizia con un'onda di modeste dimensioni, l'onda P, provocata dalla contrazione degli atri (sistole atriale), che offre indicazioni del tempo impiegato dall'impulso per propagarsi a entrambi gli atri (può servire appunto per la diagnosi di patologie atriali come il flutter). Segue un tratto piano privo di onde, il segmento PQ, che indica il passaggio dell'impulso dagli atri ai ventricoli. Successivamente troviamo il complesso QRS, formato dall'onda Q, breve e verso il basso, l'alta e stretta onda R e la piccola onda S, anch'essa verso il basso; il complesso caratterizza la sistole ventricolare con l'arrivo dell'impulso ai ventricoli (onda Q) e l'estensione a tutto il tessuto (onde R e S). Il complesso QRS dà indicazioni su aritmie, fibrillazioni e può essere utile anche in caso d'infarto. Il lungo intervallo ST che segue l'onda S e comprende l'onda T può rilevare problemi ischemici, visto che rappresenta il periodo in cui i ventricoli si contraggono e poi (con l'onda T) ritornano a riposo. L'onda T permette di avere indicazioni sull'ipertrofia cardiaca, l'infarto e l'ischemia. Esistono anche altre grandezze (come l'intervallo QT), significative per patologie particolari.

Il cuore d'atleta - Uno studio dell'istituto di Scienza dello Sport dell'università di Roma ha sottoposto 1.005 atleti a un elettrocardiogramma, rilevando che nel 40% dei casi c'erano delle anomalie. Successivi esami (soprattutto ecocardiografie) hanno rilevato che solo una percentuale minima di atleti aveva effettivamente qualcosa al cuore. Sostanzialmente chi pratica sport ha un elettrocardiogramma diverso da quello di un sedentario perché ha un cuore diverso. C'è da chiedersi allora perché i medici sportivi continuino a leggere gli elettrocardiogrammi di sportivi come quelli di sedentari, obbligando a esami complementari (che spesso vengono richiesti ogni anno) che possono spaventare l'atleta non acculturato in materia (la classica frase: "Sì, probabilmente non c'è nulla, ma è meglio fare un'ecografia"). Non sarebbe più opportuno abbinare fin da subito un'ecografia?
Lettura dell'elettrocardiogramma - È difficile leggere un elettrocardiogramma (ECG)? Molto meno di quanto si pensi. Il tracciato periodico di un ECG si può dividere in cinque parti. Inizia con un'onda di modeste dimensioni, l'onda P, provocata dalla contrazione degli atri (sistole atriale), che offre indicazioni del tempo impiegato dall'impulso per propagarsi a entrambi gli atri (può servire appunto per la diagnosi di patologie atriali come il flutter). Segue un tratto piano privo di onde, il segmento PQ, che indica il passaggio dell'impulso dagli atri ai ventricoli. Successivamente troviamo il complesso QRS, formato dall'onda Q, breve e verso il basso, l'alta e stretta onda R e la piccola onda S, anch'essa verso il basso; il complesso caratterizza la sistole ventricolare con l'arrivo dell'impulso ai ventricoli (onda Q) e l'estensione a tutto il tessuto (onde R e S). Il complesso QRS dà indicazioni su aritmie, fibrillazioni e può essere utile anche in caso d'infarto. Il lungo intervallo ST che segue l'onda S e comprende l'onda T può rilevare problemi ischemici, visto che rappresenta il periodo in cui i ventricoli si contraggono e poi (con l'onda T) ritornano a riposo. L'onda T permette di avere indicazioni sull'ipertrofia cardiaca, l'infarto e l'ischemia. Esistono anche altre grandezze (come l'intervallo QT), significative per patologie particolari.

