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Filosofia e zoosofia
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CarnapI recenti sviluppi della filosofia (Carnap, nella foto, Ayer, Hare e altri) tendono a limitare il campo della stessa per arrivare a qualcosa di concreto dopo tremila anni nei quali praticamente non si è concluso nulla. Se si pensa che al tempo dei greci la filosofia aveva l'ambizione di essere la scienza delle scienze si può ben capire la dimensione di questo fallimento. In termini pratici il fallimento possiamo motivarlo con il progredire stesso della civiltà: il motto "ogni uomo è filosofo" è tanto più vero quanto più l'uomo è colto e civile. Ai tempi di Socrate, Platone o Aristotele il filosofo poteva avere il vantaggio che la maggior parte degli uomini non era in grado di tenergli testa intellettualmente e le scienze avevano un grado di approssimazione tale che spesso non si distinguevano da semplici teorie filosofiche. Oggi le scienze hanno raggiunto un grado di oggettività elevato e, almeno nel mondo occidentale, la cultura media è talmente buona che un filosofo che proponga una sua teoria piuttosto generale può essere facilmente controbattuto anche da chi filosofo non è: la soluzione è allora il rifugio della filosofia in campi dove è possibile arrivare a qualche risultato concreto (come la logica).

Il limite della filosofia

Purtroppo troppe persone pensano ancora oggi che lo studio della filosofia possa aiutare nella comprensione del mondo. Sicuramente non è negativo, ma è un esercizio mentale come ne esistono decine: il valore aggiunto alla pratica logica è veramente minimo, anzi c'è il rischio di sovrastimare la portata del pensiero di questo o quel pensatore, salvo poi scoprire che nella quotidianità non serve a nulla, se non a esaltare la nostra ambizione ad apparire colti. Prova ne è che la stragrande maggioranza di persone non vive secondo le teorie di questo o quel filosofo che, per quanto interessanti, appaiono inadatte a essere usate come mezzo esistenziale.
Si deve inoltre evidenziare il danno di cui la filosofia classica è responsabile. La presunzione dei pensatori di esprimersi in termini di vero/falso, di giusto/sbagliato in scenari incerti ha fatto sì che questo costume si trasmettesse nella popolazione; ancora oggi nella morale, nella politica e in tutte le discipline incerte l'uomo della strada è solito ritenere che si possa arrivare alla verità, anziché affidarsi più semplicemente, ma concretamente, alla coerenza delle idee. Ciò genera contrapposizioni e intolleranze ingiustificate.

I tuttologi

Accanto ai filosofi veri e propri sono sempre più numerosi quelli che con termine dispregiativo vengono definiti tuttologi. Il tuttologo prende un argomento, ne dà una buona interpretazione (visto che di solito è persona intelligente), senza preoccuparsi di inserirlo in una visione globale e coerente del mondo. Così il singolo discorso regge, ma cadrebbe non appena inserito in qualcosa di più vasto, a causa delle contraddizioni che genera. Allora il tuttologo cerca di allargarsi, ma non avendo una dottrina globale, si perde in mille strade e alla fine il suo parlare non è che aria fritta, la realtà gli sfugge come un'anguilla. La differenza fra il tuttologo e il pensatore è quindi l'assenza di ogni ambizione di essere globale.

La zoosofia

Se l'assenza di una dottrina globale è penalizzante, e se al tempo stesso una dottrina globale ha notevoli difficoltà a essere formalizzata, ha ancora un senso la filosofia tradizionale? Per i motivi che abbiamo sopra accennato probabilmente no. Si stanno però diffondendo filosofie (le religioni orientali ne sono un esempio) che, in maniera meno rigorosa, ma più concreta, tendono comunque a far riflettere l'uomo. Se si analizzano in dettaglio si scopre che l'uomo del terzo millennio non è più interessato a porsi problemi che i suoi predecessori non sono riusciti a risolvere, ma ad analizzare i problemi che incontra quotidianamente: la filosofia diventa cioè zoosofia, sapere della vita. Il Well-being per esempio è la prima zoosofia occidentale e l'obbiettivo di dare a ogni risposta della vita una risposta immediata, concreta, applicabile e duratura è perfettamente in linea con un modo diverso di fare filosofia, distante dall'orizzonte ristretto del tuttologo, ma anche più fattibile rispetto al pensatore tradizionale perché interessato agli scenari quotidiani.

Cosa leggere?

Per capire la differenza fra lo zoosofo e chi ama la filosofia tradizionale riporto una considerazione che mi è stata fatta poco tempo fa: "...sono arrivato alla conclusione che per vivere meglio l'unica condizione necessaria è essere autocoerenti; si possono avere pochissimi punti fermi nella nostra vita e lavorare sulla coerenza di questi per vivere pienamente soddisfatti; il fatto di conoscere mille cose, di confrontarti con mille culture può essere devastante se poi non sai fare chiarezza sui pochi punti che contano nella tua vita; è inutile cioè fare tante elucubrazioni e astrazioni se poi non sai sostenerle." (C. Frezza).
In altri termini, io leggo 1.000 libri "parziali" (uno sulla libertà, uno sulla coscienza, uno sull'influenza del fattore X sul sesso degli italiani ecc.), tutti belli e interessanti. Peccato che siano fra di loro parzialmente o totalmente incompatibili. Alla fine delle mie 1.000 letture, a parte la soddisfazione di aver letto Tizio e Caio, cosa mi resta? Un ammasso di idee buone, ma che non so ordinare. Per capirci, sarebbe come usare un vocabolario dove le parole non sono ordinate in ordine alfabetico.
Diversa la situazione quando si leggono opere globali, dove l'autore vuole inquadrare tutto in uno schema generale e poi scendere nel particolare. Se leggo un'idea di Sant'Agostino su un concetto particolare so che viene inquadrata nella dottrina cristiana; se leggo Marx so che esiste un'idea di fondo della società e dell'uomo. Siamo di fronte non a tuttologi, ma a pensatori, in cui è comunque forte il desiderio di costruire il pensiero come si costruisce una casa, dalle fondamenta al tetto; se poi il pensatore è uno zoosofo, cioè è orientato ad analizzare la quotidianità, ecco che si scopre che può lasciare veramente traccia nella società. Magari una certa idea (pensiamo a Scientology) può essere definita strampalata, ridicola, sbagliata, ma ci sarà qualcuno che la sposerà. Nel medio-lungo periodo è la risposta globale ai problemi concreti che viene assimilata più facilmente dalla gente.

IL COMMENTO

Meglio il buon senso che la filosofia
 
filosofiaChristian ci chiede:
 
Vorrei sapere se però il tuo punto di arrivo nel coniare il Well-being sarebbe stato possibile senza un supporto da parte della filosofia.

Sicuramente sì. Conosco persone semplicissime che mi hanno insegnato di più di Hegel o Kant che peraltro non ho mai studiato (sembra impossibile: in filosofia avevo 10, ma per tutta una serie di circostanze particolari praticamente la mia conoscenza era riassunta in un quadernetto di appunti di una cinquantina di pagine). Proprio dalla mia ignoranza filosofica (ho letto solo Marx, che non è un filosofo puro, e i logici contemporanei, anch'essi distanti anni luce dai filosofi classici, molto più modesti e con un campo ristretto) posso dire con certezza che la filosofia "non serve". Il fatto poi che molti concetti che propongo possano essere presenti in questo o quel filosofo non porta a un nesso di dipendenza: ci arriva qualunque persona dotata di buon senso e di spirito critico.