ATTENZIONE: QUESTO ARTICOLO PUÒ ESSERE SPIACEVOLE
Penso che tutti capiscano subito il significato di "forza di volontà": indubbiamente chi possiede una grande forza di volontà riesce facilmente ad autocontrollarsi e a forzare il proprio corpo e la propria psiche verso un obbiettivo (che può essere il miglioramento della qualità della vita). Eppure è facile fare l'esempio di persone che hanno dato prova di una grande forza di volontà, ma che comunque restano incapaci di modificare alcuni loro difetti, a volte anche molto penalizzanti.I due tipi
Il problema è che forza di volontà è un'espressione generica; sarebbe corretto parlare di forza di volontà anevrotica. Ci sono persone che riescono a mettere in campo grandi energie, con sforzi enormi, per raggiungere un obbiettivo che loro reputano prioritario. Queste persone hanno sì una grande forza di volontà che le aiuta a superare tutte le difficoltà che si frappongono fra loro e lo scopo, ma questa volontà potrebbe essere di tipo nevrotico. L'oggetto a cui tendono è qualcosa per cui darebbero tutto: la loro forza non deriva da una qualità interiore, ma dalla nevrosi con cui hanno amplificato il valore dello scopo a cui tendono.Il bluff - Così si scopre che, messe di fronte a difficoltà impreviste, a situazioni spiacevoli, a prove fisiche non scelte ecc., diventano soggetti deboli e fragili. Poiché nella vita non si può pretendere di trovare sempre situazioni che noi scegliamo e che reputiamo positive e/o stimolanti, ben si capisce come avere "solo" una forza di volontà può non aiutare granché.
La vera forza di volontà, utile e fondamentale per essere persone forti, è quindi quella anevrotica:
la capacità di autocontrollarsi senza avere uno scopo.
Devo essere in grado di impormi cose che la
gran parte delle persone normali riescono a fare. Se non riesco a portare
l'orologio al polso, se mi dà un terribile fastidio vedere un serpente in
televisione, se ho terrore del buio, se non riesco a studiare più di dieci
minuti, se mi stanco a fare i lavori di casa o a zappare il giardino, se non
sopporto questo, se non sopporto quello, la mia forza di volontà anevrotica
è carente. Devo riuscire a imporre alla mia psiche di eseguire i miei ordini
senza che ci sia un premio gratificante. L'esempio di quanto possa essere
difficile costruirsi una forza di volontà non nevrotica è rappresentato
dalla difficoltà di milioni di persone nello smettere di fumare. Ho
constatato che chi ci riesce possiede veramente una forza di volontà
anevrotica, perché deve avere un totale autocontrollo della propria psiche.Genericamente si pensa che il controllo della psiche sia attuato con un perfetto autocontrollo, ma l'autocontrollo è uno stato cui si arriva attraverso l'implementazione di condizioni più elementari come la calma, la concentrazione e la freddezza. In molti individui è presente un certo grado di autocontrollo, ma nonostante ciò non sono individui psichicamente forti. Il loro autocontrollo non è globale, ma piuttosto deriva da situazioni vissute inconsciamente. Per esempio l'educazione può portare un soggetto a controllare inconsciamente la sua ira, oppure l'abitudine alla riflessione può consentire di lavorare benissimo in un ambiente molto caotico.
In realtà l'autocontrollo è un elemento a più dimensioni e l'individuo può svilupparne solo alcune. Diventa cioè importante capire che l'autocontrollo non può essere lasciato alle nostre esperienze di vita, ma deve essere coltivato e allenato.
Chi si limita a un autocontrollo parziale in genere non riesce a sviluppare la sua forza anevrotica oltre certi limiti.
A cosa serve un autocontrollo globalmente ottimo? A completare il miglioramento della propria forza di volontà iniziato con il controllo del proprio corpo, eliminando:- ogni dipendenza
- ogni fobia.
Il metodo
Come si può costruire e mantenere la propria volontà anevrotica? Il metodo del Well-being è semplice:ci si deve imporre il raggiungimento di obbiettivi a prescindere dalla gratificazione concreta (prova anevrotica).
L'unica gratificazione deve essere il controllo che noi abbiamo sulla psiche e sul nostro fisico. Questo metodo è applicato con un ambito più limitato da molte discipline di autocontrollo; il problema di queste discipline (come il training autogeno) è che, a prescindere dai primi esercizi, il discorso diventa troppo astratto e non mette direttamente l'individuo di fronte al problema. Occorre fare una precisazione molto importante: gli obbiettivi che incrementano la FVAN non hanno nulla a che fare con il coraggio. Non serve buttarsi con il paracadute, prendere una vipera con le mani, affrontare una traversata senz'acqua nella Valle della Morte ecc. La FVAN si esercita vincendo le vertigini nello sporgersi (senza rischio oggettivo) da un balcone con una sicura ringhiera, nell'accarezzare un'innocua lucertola o nel sopportare l'arsura in una normale, calda giornata d'estate.Alcun i ritengono questo metodo troppo semplicistico, ma non è così, visto che è l'unico che alla lunga può funzionare.
In realtà non si tratta di trattare casi clinici, ma di semplici situazioni che non portano a stati mentali decisamente patologici. Se a me dà fastidio prendere l'ascensore perché sono leggermente claustrofobico, mi devo imporre di prenderlo finché non mi passa. Questo vuol dire avere una forte volontà anevrotica. Se invece utilizzo
- la strategia della resa, cioè uso alibi come "per me è impossibile", "non ci riuscirò mai" ecc.;
- la strategia della fuga, cioè uso alibi come "ma che mi serve vincere la mia difficoltà? Tanto posso evitarla!
Se non sono un caso clinico, devo poter affrontare il problema di petto, da solo o con l'aiuto di altri. Se non sopporto la vista di un serpente, mi compro una videocassetta sui rettili e la guardo all'infinito.
Il test - Nonostante questo paragrafo sia abbastanza chiaro, molti svogliati continuano a ripetermi "o si nasce con una buona forza di volontà, o si nasce spacciati". Questo non è che l'alibi della resa sopraccitato, troppo comodo. Per loro ho inventato un test che è anche un formidabile modo di allenamento. Cosa di meglio dello sport per allenare la propria FVAN?
Chi fa sport a livelli intensi ha per forza di cose una FVAN molto buona (a meno di non essere soggetto particolarmente nevrotico che fa sport solo per affermarsi in un certo contesto) quindi il mezzo più semplice per allenarla è fare sport a medio-alta intensità. Ho per esempio notato che molti principianti che iniziano a correre non sanno minimamente che cosa sia la sensazione lattacida (quella che provoca il fiatone) perché mollano molto prima di arrivarci.
Ecco un semplice test (per una persona sana, cioè che ha superato una visita di idoneità sportiva, non è importante essere allenati o magri, basta essere sani!): correre per 1 km ci riescono tutti, quindi:
correte per 1000 m cercando di realizzare il miglior tempo possibile. Fatto? Verificate le condizioni in cui siete arrivati.
a) Avete un leggero fiatone, è stato bello lo sprint degli ultimi 100 m. Avete dato il 20%, usando pochissima FVAN.b) Nella seconda metà vi sembrava di morire, ma siete ancora in piedi e sorridete soddisfatti della vostra prova. Avete dato il 50%.
c) Siete molto affaticati, ci vogliono almeno 30" prima che riusciate a parlare, dopo aver ripreso fiato. Avete dato l'80%.
d) Siete sdraiati per terra o seduti sulla prima cosa che vi ha fornito un sostegno. Eravate già in crisi dopo 200-300 m, ma avete retto con un fiatone che si sentiva a qualche chilometro di distanza; negli ultimi 50 m le gambe sono diventate di piombo e persino le braccia facevano male. Avete dato il 100%.
Ovviamente nel caso d) vi si avvicinerebbe un buon allenatore e vi direbbe: "bene ragazzo, hai fatto solo il primo mille dei 10 che devi fare. Alzati e andiamo con il prossimo!".
I campi di esercizio
Vediamo quali sono i campi in cui possiamo porci degli obbiettivi anevrotici (l'ordine è alfabetico, non d'importanza!).
Calma
- Niente scatti di ira o di nervi; discutete pacatamente con
chiunque. Chi si arrabbia, prima di far valere le sue ragioni, deve imparare
a badare a sé stesso.Cibo - Chi sarà diventato un maestro dell'osservazione avrà notato che per molte persone il cibo è un piacere della vita. Ed è così. Solo che essere forti significa apprezzare il cibo, ma non esserne schiavi. Come essere un sommelier non significa essere un alcolizzato. Chi non sa seguire una dieta e non riesce a controllarsi, mangia ogni volta che ne ha voglia e tutto ciò di cui ha voglia è schiavo del proprio corpo. Chi non riesce a mettersi a dieta spesso adduce tutta una serie di false motivazioni che in realtà nascondono una serie di sotterfugi alimentari; il problema però non è mettersi a dieta, ma abituare il proprio corpo a mangiare (e a bere) quando lo diciamo noi. Frasi tipiche di chi ha una FVAN scarsa sono: Se non mangio qualcosa, svengo; Ho una sete da morire (dopo cinque decimi di secondo che cammina sotto il sole…) ecc.
Clima - Una persona che non sopporta il caldo, il freddo, il vento ecc. ha una FVAN (forza di volontà anevrotica) da incrementare. Non dite mai: Fa un caldo da morire, Che freddo insopportabile, Non sopporto il vento ecc. Sopportate e basta, imparerete a diventare più forti e il clima non condizionerà più le vostre giornate. Che diritto avete per pretendere di vivere sempre in una magnifica giornata di primavera? (nota: se non avete FVAN, nella summenzionata giornata di primavera vi darà fastidio il cinguettio degli uccelli!).
Non sopportate il caldo o l'afa estivi? Vi immalinconite in un'uggiosa giornata invernale? Con l'osservazione dovreste aver imparato a trovare comunque il positivo in questi momenti, ma non è questo il punto. Ora dovete concentrarvi sul ritenere tutte queste "avversità" ininfluenti. Voi vi sentite mancare per il caldo e c'è gente che gioca a tennis sotto il sole, vi immalinconite per il grigiore della giornata e c'è gente che è contenta perché il clima promette una grandiosa raccolta di funghi. Siete voi che state sbagliando, dovete solo diventare più forti e trovare gratificazione in ogni piccolo aumento della vostra forza.
Come si fa?
Anziché fuggire, affrontate la situazione climatica avversa.
Quindi
non usate la strategia della fuga (tipica della personalità debole),
ma niente più ventilatori o aria condizionata al massimo (che vi fanno
diventare sempre più deboli), smettetela di compiangere la situazione e
buttatevici dentro. L'importante è
fondersi con ciò che sta intorno: solo così riusciamo ad
amare e a essere amati da ciò che prima ci distruggeva. Avete mai notato i
bambini quando giocano in un prato? Si buttano per terra e sembrano fondersi
con quello che hanno intorno. Poi, crescendo, lo dimenticano, incominciano a
odiare l'erba perché sporca i vestiti, non fanno più a palle di neve perché
fa troppo freddo, non escono quando piove perché possono prendersi un
malanno: incominciano a non sorridere più... Dovete pensare che tutto è amico: il gran caldo non è fonte di stanchezza, ma è vitale, quella stessa forza che viene dal sole e che significa vita; la pioggia non è malinconica e penalizzante: con la pioggia si possono fare le stesse cose che si fanno con il sole, basta volerlo, basta avere sete per apprezzare le gocce d'acqua che cadono nella nostra bocca aperta all'insù. Chi invece di costruirsi una forza di volontà cerca la fuga, diventa sempre più intollerante, ogni anno fa sempre più caldo ed è sempre più difficile resistere. E poi gli alibi. Contro il caldo il più simpatico è la pressione bassa: peccato che ci sono persone (fra cui il sottoscritto, 100-70) che con la pressione bassa il caldo lo sopportano benissimo; contro il freddo la paura dei malanni: peccato che ad ammalarsi siano proprio sempre quelli che si difendono da ogni intemperie.
È incredibile come la gente non sappia apprezzare la vita che nelle migliori condizioni (e non sempre). Una constatazione tratta dalla mia esperienza personale. Nelle domeniche di sole nelle campagne intorno alla città c'è molta gente: chi fa jogging, chi passeggia con la scusa di cercare un fiore, chi si gode un gita in bicicletta con la famiglia, chi va a cavallo, chi fa fotografie. Ora proviamo ad andare nelle stesse campagne nelle domeniche in cui piove: nessuno o solo qualche "eroe". Morale della favola: chi ha abbandonato solo per il brutto tempo non ama quello che fa quando c'è il sole. Infatti le stesse cose si possono fare anche quando piove. Chi si lascia fermare da una goccia d'acqua non ha una grossa forza di volontà: tornate bambini e non preoccupatevi di tornare a casa tutti bagnati.
Chi ha capito esattamente che cos'è la volontà anevrotica capirà bene anche questo paragrafo. In effetto quanto finora detto potrebbe essere frainteso nel senso di allenare il corpo a situazioni estreme come se fossimo tutti dei Rambo. In realtà non solo non ce n'è bisogno, ma è addirittura controproducente. Abituarsi a sopportare l'afa estiva non significa abbrustolirsi con tremende scottature sotto il sole di agosto. Accettare il maltempo invernale non significa dormire a gennaio con la finestra aperta o tenere bassissimo il riscaldamento (a proposito leggete come evitare i malanni di stagione). Avere la forza anevrotica di non soffrire il clima vuol dire accettarlo con serenità quando è nella normalità delle cose, non cercare di opporvisi con una lamentela via l'altra. Ci sono persone calorose e persone freddolose, ma, chiariamolo una volta per tutte, il subire gli effetti climatici non significa essere deboli. Si è deboli quando "si crolla dentro": se sono freddoloso metterò il maglione, ma senza deprimermi; se ho caldo bevo e mi svesto, ma non per questo incomincio a sbuffare e a maledire l'afa.
Da ultimo, un aneddoto. Anni fa avevamo prenotato un campo per giocare la partita decisiva che doveva decidere la superiorità fra noi e i nostri avversari (tutti amici, ovviamente, ma in due scuole distinte). Il giorno prima piovve a dirotto e la mattina continuò con la stessa intensità. Incominciò a serpeggiare l'idea di rinviare la partita e mi dettero l'incarico di avvertire il custode del campo che non avremmo giocato. Due irriducibili mi convinsero però a fare un ultimo tentativo. Facemmo credere a tutti che "gli altri" ci sarebbero stati; fu un lavoro di convinzione molto capillare, psicologicamente perfetto (ad alcuni ricordammo anche che era un peccato perdere la caparra per la prenotazione...). Alla fine ci trovammo in diciotto e giocammo sotto un'acqua battente. Ci divertimmo così tanto che il custode dopo due ore ci avvertì che doveva allenarsi un'altra squadra (nel frattempo ovviamente, all'inizio del secondo tempo, per premiarci era uscito un bellissimo sole).
Ho perso i contatti con i quattro che non vennero, ma sicuramente nella loro vita hanno perso e continuano a perdere molte occasioni.
Concentrazione - Non vedete come negativo un rumore che disturba la concentrazione, ma apprezzatelo come una prova (ricordatevi di osservare e di trovare sempre il positivo!). Se non riuscite a studiare o a lavorare solo perché qualche bambino gioca nel cortile sotto casa e fa rumore, dovete fare ancora un po' di strada. Idem se non riuscite a dormire perché il vicino fa baccano o un lavandino perde: non prendetevela con il mondo circostante, siete voi che dovete imparare ad astrarvi, che siete ancora troppo deboli.
Dolore - Chi fa di tutto per evitare il dolore, chi lo teme in maniera esagerata, chi non vuole mai parlare di morte o di malattie, chi si sente male alla vista del sangue, chi ha una paura folle del dentista ha una FVAN che può (e deve) essere incrementata. Non ha senso fuggire il dolore o le sensazioni spiacevoli: certo vanno evitate, ma se si presentano vanno affrontate e per farlo al meglio occorre una FVAN. L'alternativa è ricorrere a tranquillanti, a antidepressivi o a tutto ciò che ci anestetizza. Si pensi a come il fumo era considerato qualche decina di anni fa: chi era grande fumava e fumare voleva dire essere forti e uomini. Oggi si sa che fumare è invece sintomo di debolezza: se ho bisogno di una sigaretta per superare un momento difficile o anche di semplice noia, son ben ridotto male!
Freddezza - Se vi dà fastidio vedere Tizio che fa un gesto o Caio che ne fa un altro, riflettete sul fatto che siete troppo vulnerabili perché ad altre persone quelle cose non provocano il minimo fastidio. Quindi impegnatevi a rimuoverle, a essere insensibili alle situazioni esterne.
Rilassamento - Per controllare la nostra psiche possono essere utili le tecniche di rilassamento, la base di ogni autocontrollo. Se non riuscite a rilassarvi completamente, non avrete mai il pieno controllo di voi stessi. Tali tecniche vengono insegnate in molte discipline (orientali soprattutto), ma sono esposte in ogni buon libro sul training autogeno che può essere il più rapido punto di partenza. Non è necessario arrivare ai vertici della disciplina. Concentratevi invece sulle basi; se avete comprato un libro sul training autogeno, rileggete cento volte la prima parte e mettetela in pratica fino alla perfezione.
Sonno - Anche il sonno è una risorsa fondamentale, ma essere forti significa saper comandare il proprio corpo a non abusare delle ore di sonno. Chi durante il week end o in vacanza si alza tardissimo e impigrisce nel letto ben difficilmente sa controllare il proprio corpo. Se sapeste che l'indomani vi accadrà una cosa fantastica, riuscireste a dormire fino a mezzogiorno o piuttosto non sareste in piedi all'alba? Chi dorme non piglia pesci dice un famoso proverbio; traducendolo secondo un linguaggio più esistenziale, chi dorme lo fa solo in funzione del fatto che non ha niente di meglio da fare: il dormire diventa uno dei pochi piaceri della vita (ridotti male...). Ovviamente non bisogna fraintendere questo paragrafo. Essere nottambuli e dormire solo poche ore per notte non è affatto dimostrazione di forza e di controllo del fisico. Anche in questo caso è importante arrivare a un livello minimo di sufficienza: oltre, entrano in gioco altri fattori che poco hanno a che fare con la forza.
Cosa hanno in comune queste verifiche della forza di controllo del proprio fisico? Semplice:
controllare il proprio fisico significa non essere schiavi del proprio corpo.
Se è giusto ascoltarlo, non è giusto dargliela sempre vinta. Una filosofia del tipo se ho fame mangio, se ho sonno dormo, se sono stanco mi fermo, distrugge ogni forza di reazione. Il saggio sa valutare il messaggio del corpo e la sua forza sta nell'imporre un livello minimo di comando: se sono forte devo riuscire a percorrere almeno 10 km in un'ora, devo svegliarmi prima di una certa ora, devo saper resistere a una mega-abbuffata ecc.Sport - Lo sport è un ottimo allenamento alla FVAN. Chi lo evita perché si stanca troppo o chi finge di farlo per mettersi a posto la coscienza dovrebbe incrementare la propria FVAN. Lo sport è una grande palestra per allenare la FVAN, non è solo un modo per mantenersi in forma. Non a caso il test proposto per verificare se avete una buona FVAN è una prova di resistenza (breve), correre per soli 1.000 m.
Tatto - Come per la vista, gli esempi si sprecano per esempio l'incapacità di toccare un animale che ci fa schifo. C'è chi non sopporta l'orologio al polso, la fede o la cravatta. Attenzione: c'è una grossa differenza fra non portare mai la cravatta (una scelta personale) e non sopportare di portarla. Anche un gioco può essere utile per rafforzarvi: sapete resistere al solletico sotto la pianta dei piedi?
Udito - Chi non sopporta il silenzio assoluto, chi non riesce a concentrarsi in mezzo al rumore, chi non riesce a prendere sonno se passano le macchine in strada, chi si innervosisce perché i bambini giocano sotto il suo balcone ha una FVAN da incrementare. Ricordatevi che siete voi che dovete adattarvi al mondo e non pretendere che il mondo si adatti a voi. Imparate a lavorare o a studiare nelle condizioni più difficili, apprezzate ciò che prima vi dava fastidio.
Vista - Chi ha paura del buio, chi non sopporta la vista di un animale, chi soffre di vertigini può mettersi facilmente alla prova. Non dite: sono tutte cose che posso evitare. Scappare vuol solo dire essere impreparati quando non si potrà più fuggire. E anche perdere molte opportunità di rendere migliore la propria vita. Da piccolo avevo mostrato un certo interesse per gli insetti; i miei nonni per evitare che riempissi la casa di bestioline mi avevano raccontato che alcuni insetti, le cavallette in particolare, potevano portare terribili malattie. A cinque anni non si ha lo spirito critico sufficiente per indagare: il risultato fu che le cavallette mi terrorizzavano al punto che se ne vedevo una battevo tutti i record di corsa. Crescendo, seppi che le povere bestioline, benché potessero fare schifo, erano del tutto innocue. Un giorno (avevo circa sedici anni) in campagna mi capitò di trovarmi a un passo da una enorme cavalletta verde che si riposava su un ramo. Decisi che era ora di farmi passare il terrore dell'animale. Con calma l'afferrai, la guardai (era veramente orribile) e poi me la passai sul viso; dopodiché la liberai. In quel momento capii che cosa significava possedere una forza di volontà anevrotica: nessuno me lo imponeva, avrei potuto vivere benissimo anche avendo paura delle cavallette, ma era assurdo che la mia psiche mi comandasse, imponendomi un'avversione senza senso. La morale è proprio questa: non era la paura della cavalletta che dovevo vincere, ma era la mia psiche che dovevo allenare a fare ciò che volevo. Solo così potevo essere certo che all'occorrenza mi avrebbe aiutato e sostenuto nel superare le difficoltà della vita.
Raggiungere gli obbiettivi anevrotici non è facile, ma non tentarci nemmeno (convinti che si possa vivere bene lo stesso) è poco saggio: vivere bene non è un diritto, è una stupenda conquista. D'altra parte la felicità non è per gli scarsi.
COMMENTI E MAIL
La vocina...
G.
mi ha scritto una lunga mail lamentando la sua condizione. Obeso, il suo
problema centrale è la bassissima forza di volontà anevrotica. Ti dico solo che ho una propensione suicida per tutto ciò che è dolce e grasso.
…
Tuttavia, in tutti gli altri settori della mia vita sono migliorato enormemente, passato da una netta infelicità globale, ad una saggia serenità con numerosi picchi di felicità, tanto da poter dire che adesso sono "solo" uno Svogliato, Dissoluto (leggerissimamente Debole e leggerissimamente Contemplativo), ed ho imparato ad amare e godere della vita. 10 anni fa ero un vero e proprio bestiario di personalità critiche.
È però chiaro che sto solo assistendo a una "simpatica" gara tra l'ictus, l'infarto e il diabete.
Inoltre la mia mancanza di controllo mi penalizza comunque anche negli altri settori della vita, e, col venir meno delle condizioni facilitanti, il mio futuro è davvero oscuro.
…
Da te, ovviamente, non cerco "comprensione", ma sinceramente spererei anche di non ricevere solo un "sei uno spacciato": questo lo so già.
Mi farebbe piacere se potessi invece aiutarmi ad analizzare la situazione per capire come muovermi.
È evidente che i consigli presenti sul sito e sul libro non mi sono sufficienti.
Il tuo problema (bassissima forza di volontà anevrotica) è comune a moltissime persone.
Tu mi chiedi un aiuto ad analizzare il perché di questa tua situazione "per cercare di capire come muovermi".
Devo fare una premessa importante, visto che potrei rimandarti semplicemente a come sviluppare la forza di volontà anevrotica. In realtà, come hai compreso, questo rimando serve solo per situazioni "normali", non drammatiche.
L'attività del sito nei vari campi (psicologia, sport e alimentazione) è "solo" quella di formazione, facciamo un po' (ma ne faremo sempre meno) di informazione e pochissima consulenza. L'informazione che facciamo la usiamo semplicemente per formare coscienze, per estrarre regole generali che possano poi essere applicate autonomamente dal singolo; la consulenza che facciamo o è demandata ad altre strutture (come Pizzolato nella corsa) oppure ci è bonariamente estorta da qualche amico che ha problemi comunque di interesse generale. Perché facciamo formazione? Perché è la modalità più semplice per avere i massimi risultati. Un personal trainer può seguire bene 40-50 persone all'anno, attraverso il sito ne seguiamo migliaia. L'efficienza è molto maggiore e i risultati globali anche. Qual è il limite della formazione? Se vuoi, è racchiusa nella prima regola della dieta italiana: l'obesità si cura con il dietologo, il sovrappeso con la coscienza alimentare. Se il problema non è grave, se arriva cioè fino a una certa soglia, la formazione è nettamente vincente sulla consulenza. Capire in prima persona è il miglior modo di agire in campi dove i problemi non siano enormi. Se ho 10.000 euro da investire posso usare un consulente, ma i costi della gestione mi porteranno sicuramente a risultati inferiori a quelli che potrei raggiungere autonomamente con una coscienza finanziaria. Se ho un'influenza, con una coscienza medica decente e un'automedicazione responsabile probabilmente risparmio tempo e denaro rispetto al rivolgermi a uno specialista. Se invece i problemi sono gravi posso usare la mia coscienza del settore per interagire con l'esperto, ma devo avvalermi della sua opera.
Questo vale anche in campo psicologico, dove il disagio esistenziale è superato con il raggiungimento di una personalità equilibrata. Il tuo problema è di tipo psicologico (bassissima forza di volontà anevrotica), ma si è materializzato in un problema di salute (obesità). Il tuo problema è grave, quindi ti ci vuole un esperto. Un dietologo probabilmente non sarebbe sufficiente perché non risolverebbe il problema della scarsissima FVAN; uno psicologo, visto il tuo equilibrio, prenderebbe poco a cuore la tua "dissolutezza alimentare". E allora?
Sentire
la vocina - Ti serve un amico o un ambiente che ti coinvolgano, che
amplifichino la tua scarsa FVAN, facendola diventare "normale". Un amico del
genere ce lo abbiamo però tutti, solo che sovente non lo sentiamo.Spesso mi capita di "tirare" alcuni amici alle corse, incredibilmente il più delle volte vanno bene. Qualcuno lo chiama "effetto guru", ma in realtà non faccio altro che coinvolgerli in quello che stanno facendo, trasmettendogli un po' del mio entusiasmo, una specie di trasfusione di energie in corsa, forse la forma più efficace di doping. In quel momento è come se io mi trovassi di fronte a una batteria non molto carica: uso i miei cavi per ricaricarla fino al traguardo. La mia azione non è fisica (cioè non sono solo una lepre), ma è una parola al momento giusto. Ho notato che è creando un clima da impresa che riesci a tirar fuori il meglio dell'atleta. Gli fai capire che lui può abbattere un certo muro, che può arrivarci, che è nel provarci che diventa grande.
La stessa cosa la applico anche su di me; molti credono che la forza di volontà sia automatica, innata, che "se uno non ce l'ha, non può darsela", che se invece uno ce l'ha tutto per lui è facile. Non è così, ogni volta è dura perché devi render conto a una vocina che ti dice che "non puoi fermarti, non puoi fare questo o fare quello", convincendoti con esempi o ricordi "illuminanti"; la vocina è il mio guru, quell'entità su cui forse si poggia l'autostima. La vocina non è però nevrotica perché in fondo è buona. Si fa sentire solo quando c'è realmente bisogno di lei. Quando sei distrutto dall'allenamento del giorno prima e hai solo voglia di goderti la primavera, arrivati al bivio del non ritorno, sta zitta e ti lascia girare per il percorso più corto.
Alcuni dicono che la vocina è un tiranno. Insensato, perché la vocina ti convince sempre con motivazioni molto sensate, lasciando comunque sempre a te la decisione finale. "Non vorrai ridurti come Tizio?" oppure "Tu ti lamenti della pioggia, pensa a tutti quelli che non possono correre" oppure "Tu pensi che il tuo lavoro sia stressante? Pensa a un minatore russo". L'ascolto, poi la decisione spetta a me; forse è perché mi piace avere una dignità che alla fine le do sempre ragione.
Alcuni dicono che la vocina è simbolo di privazioni o frustrazioni. Assurdo e stupido. La vocina è amica e quando alla fine fai quello che ti dice ne ricavi una grande gioia perché ti ha portato dove ti sembrava impossibile arrivare.
Il vero problema è che la nostra società è piena di rumori troppo grandi perché la vocina si possa sentire, ci vuole allenamento per distinguerla dalle voci delle sirene. Sono vocine cattive e lontane che ti vogliono convincere a rincorrere falsi dei e che irridono le cose più semplici, le conquiste più piccole. Vivere oggi è talmente fittiziamente facile che tutti vogliono tutto senza fare fatica; ecco che la personalità degli svogliati si moltiplica sempre di più perché in qualche modo è nutrita dalle illusioni della società del benessere. Ma se impari a riscoprire il valore dei gesti della fatica (nel lavoro, negli affetti, negli hobby) allora comincerai a sentirla. In fondo la sentono anche i più disperati, come l'eroe alcolizzato del film che getta la bottiglia per la sua ultima missione. Sì, perché la vocina è anche quella che ti fa rialzare dopo che sei caduto cento volte.
Tu non sei in un film e non devi aver bisogno di un fatto straordinario per sentirla, ti basta capire che al giorno d'oggi la vera impresa è magari rinunciare a suicidarsi con abbuffate megagalattiche o percorrere fino alla fine un lungo sentiero di montagna. La prima volta che sentii la vocina avevo 5 anni; su mia richiesta, mio padre mi aveva portato a caccia in un giorno che c'erano troppe zanzare. Dopo una decina di minuti, vedendomi totalmente insofferente alle punture, mi riportò alla macchina, dicendomi "stai qui, torneremo fra un paio d'ore". Dopo qualche istante la vocina si fece sentire, aprii la portiera e segui in silenzio mio padre. Fu terribile, ma capii che quelle zanzare mi avevano insegnato un valore non effimero. Alla fine ero contento di me stesso. Forse, se non fossi sceso da quell'auto, sarei diventato un'altra persona.
Dalla tua esperienza, dal sito, dai miei libri hai acquisito una certa coscienza che però rischia di essere vanificata dalla mancata applicazione pratica. Avresti bisogno di una consulenza quasi giornaliera che, per scelta, non posso offrirti. Posso però dirti che hai bisogno della vocina, la tua migliore consulente. Puoi anche costruirtela, un amico immaginario che ti batte sulle spalle ogni volta che l'ascolti. Molte persone, per disagio esistenziale, cercano conforto nel cibo perché non la sentono e hanno imparato a svalutare o forse a irridere le conquiste della fatica. Basta avere rispetto per quelle conquiste e la vocina ti ritorna accanto perché svolge quella funzione che tu demandi al cibo (e altri all'alcol o alle droghe). Costruisciti le motivazioni che la vocina ogni volta ti racconterà, poi decidi tu. Io penso valga la pena ascoltarla ed essere contenti di sé stessi, una sensazione meravigliosa.
Per finire ti racconto il mio più grande successo. Tempo fa ricevevo regolarmente mail da un indirizzo sconosciuto; contenevano solo un numero, progressivamente calante. Capii subito che non erano spam e che doveva esserci un significato; così rispondevo sempre alla conferma di lettura. Poi un giorno ne arrivò una più complessa: "grazie di avermi sopportato; oggi sono arrivato a 75 kg. Ci rimarrò". Capii che l'amico (ancora oggi sconosciuto) aveva iniziato a inviarmi il suo peso, per un anno, fino al successo finale. La sua vocina gli diceva "manda il tuo peso ad Albanesi, anche questa settimana ce l'hai fatta". Penso che quella fosse la sua più grande gratificazione, ben maggiore che un aumento di stipendio, una promozione o una vacanza alle Mauritius.
NOTA - La vocina non ha nessuna implicazione nevrotica. Non serve per farci vincere le olimpiadi o per farci superare esami incredibili. Serve semplicemente a non rinunciare a essere sufficienti, a non abituarci a sopravvivere anziché vivere.
Il golf e la mente
Ho visto che il golf nella valutazione relativa all'azione psichica ha un solo punto.
Mio padre lo pratica assiduamente da quattro mesi e grazie a una FVAN impressionante e grazie al fatto che è diventato, di prepotenza, un suo oggetto d'amore, sta ottenendo buoni risultati.
Proporrei una rivalutazione del punteggio, ma prima vorrei sapere voi cosa ne pensate...
Penso che tu abbia scambiato causa ed effetto. Avere una buona FVAN serve per riuscire in tantissime cose, ma molte di queste non aiutano ad aumentarla. Quello che dici del golf lo si può dire anche degli scacchi, ma dubito che gli scacchi migliorino la FVAN che, fra l'altro, per definizione, è indipendente dal risultato raggiunto (nota come invece tu sottolinei il buon risultato di tuo padre). Ci sono persone che in quello che amano o in quello su cui convergono la loro attenzione ottengono grandi risultati, salvo poi "perdersi" in ciò che subiscono dalla vita.
La FVAN si allena solo imparando a fare ciò che non piace, solo per la soddisfazione di controllare la propria psiche. Un mezzo che allena la FVAN non può essere disgiunto da sensazioni spiacevoli.
Tanto rumore? Per nulla fastidioso...
Un
nostro amico ha un "bel problema". ... il "bel problema" riguarda soprattutto la difficoltà nell'addormentarsi, in particolare d'estate (festeggiamenti ed attività estive nel parco sotto la collina nella quale abito... il suono sale "libero e selvaggio") o anche per il rumore fatto dai vicini, almeno in alcune circostanze (appartamenti moderni, mura sottili, caratteristiche di costruzione che amplificano gli effetti acustici)...
Ciò detto, e vista la scarsa efficacia dei tappi, che pure utilizzo da anni (non servono per i rumori forti di natura "musicale", le voci amplificate dai muri ed il calpestio vengono attutiti di poco... d'altronde, sono gli stessi tappi da usare in attività lavorative - quindi, filtrano i rumori dei macchinari ma devono permettere di ascoltare eventuali avvertimenti...), preciso che sono convinto che almeno in parte il problema derivi dalla mia "scarsezza". Vorrei perciò diminuire la mia sensibilità personale... Roberto ha più volte affermato di non avere difficoltà ad addormentarsi in ambienti "sfavorevoli": caratteristiche personali a parte, esistono "accorgimenti" che aumentino una specifica FVAN? In questo senso chiedevo consigli operativi a chi, evidentemente, aveva trovato il modo di non sentire come problema quello che è invece tale per molti. A.
In genere la percezione del rumore dipende dal tipo di rumore.
Se il rumore è puntuale (tipo uno sparo) non esistono praticamente tecniche per non sentirlo, se ovviamente supera la soglia di percezione; semplicemente, chi ha il sonno pesante è favorito perché ha una soglia più alta.
La bella notizia è che gran parte dei rumori è continua: leggere variazioni su un fondo comune. Per esempio canti, rumori stradali, temporali notturni ecc. Cosa fare i rumori continui? è un caso che investe il concetto di saggezza. Infatti il non riuscire a gestirli, spesso indica l'aspettativa che di notte dovrebbe esserci silenzio (un esempio è anche quello di chi non riesce a prender sonno perché il partner russa). L'aspettativa fallisce e noi non accettiamo l'aspettativa fallita, sale l'attenzione per il rumore che innesca un maggiore stato di veglia, fino a vere e proprie manifestazioni di intolleranza. La soluzione migliore è quella di entrare in sintonia con il rumore, accettarlo, non rifiutarlo. è incredibile come ci siano persone che si addormentano in mezzo a rumori naturali (uccelli notturni, fruscii del vento ecc.) e che non riescano a farlo se sentono il brusio delle auto in una via lontana: la natura è accettata, le auto rifiutate. Accettare il rumore significa non solo astenersi da ogni considerazione negativa su di esso, ma anche (visto che è "normale") distogliere la propria attenzione da esso e focalizzarla su aspetti positivi della nostra esistenza, passati, presenti o futuri, un buon modo per prendere sonno, appagati dalla vita.
Dolce dormire
Salve, sono una ragazza di 25 anni. Ho un problema da alcuni anni e non riesco a trovare la buona volontà per superarlo. Ho difficoltà a svegliarmi durante la mattina, nonostante vada a letto presto la sera. Ho la stessa difficoltà a seguire una dieta e fare palestra tutti i giorni.
Cosa devo fare? Quali possono essere dei rimedi? Ipnosi, farmaci o cosa? Vi ringrazio, spero che mi rispondiate al più presto.
Sei il classico caso in cui la volontà anevrotica è carente.
Che dirti? È abbastanza illusorio sperare che ipnosi, farmaci o altro possano costruirti una grande volontà anevrotica. Devi fare un esame di coscienza e capire se c'è qualcosa al mondo che ti piace fare. Personalmente al mattino mi sveglio sempre prestissimo perché ho tante cose che amo che richiamano la mia attenzione.
Se sei carente di oggetti d'amore, prova a cercarli, ce ne sono tanti intorno a te. Prova a leggere e a capire il nostro corso sull'amore.
Se invece hai già oggetti d'amore, ma una forza di volontà anevrotica troppo scarsa, devi rinforzarla. Come si fa? Proprio con il contrario di ciò che hai chiesto. Non con rimedi dall'esterno, ma con rimedi dall'interno.
Devi imparare a fare una cosa senza scopo solo per il piacere di dire: "okay, controllo perfettamente la mia vita". Esistono molte ricerche che dimostrano che persone depresse sono nettamente migliorate con la corsa. Non so perché vai in palestra, ma prova a seguire il nostro programma per principianti per la corsa, fino a correre per 10 km.
Per quale motivo? Per stare bene? Forse. Per dimagrire? Forse.
La risposta più importante: per controllare sé stessi e la propria vita. Per potersi dire: "io faccio ciò che voglio anche senza scopo". Se vuoi è l'equivalente della meditazione, del training autogeno e di tante altre tecniche, ma ha un riscontro più diretto perché ognuno di noi sa correre (anche se per pochi metri…) e non ci si può nascondere dietro l'alibi che "non si capisce la tecnica".
Solo così si pongono le basi per entrare in armonia con il mondo, piuttosto che essere da esso schiacciati.
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