La vanità
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La vanità è sicuramente uno dei difetti più inutili che una
persona possa portare con sé: non solo non offre nessun vantaggio pratico
(se non una patetica autogratificazione), ma è uno degli ostacoli più grandi
alla realizzazione di rapporti umani sinceri e duraturi. Esistono sostanzialmente due tipi di vanità: quella cosciente e quella inconscia. La prima è tipica per esempio del miliardario che fa sfoggio della sua ricchezza, sapendo che gli altri lo invidiano, a volte lo temono: la gratificazione nasce dalla constatazione della propria superiorità economica e può trasformarsi negativamente o positivamente (pensiamo a chi dà un sontuoso ricevimento per far sapere a tutti che donerà un milione di euro in beneficenza). L'esempio appena fatto riguarda la ricchezza, ma si possono fare esempi simili per ogni attività umana che presupponga, indirettamente o direttamente, una graduatoria: a scuola il vanitoso si vanta dei suoi voti, nello sport dei suoi risultati ecc. La vanità cosciente è odiosa (soprattutto per chi la subisce), ma almeno ha una sua ragione di essere: produce una gioia effimera, che dura finché la situazione è sostenibile. In assenza di condizioni facilitanti (per esempio successo e/o ricchezza), spesso il vanitoso alterna momenti di grande euforia a momenti di grande delusione, ma, anche nei momenti positivi, l'ostilità delle persone che ha intorno inquina pesantemente la sua vita.
Ben più patetica è la vanità inconscia: individui apparentemente normali (in graduatoria sono a metà classifica, se non in fondo) fanno di tutto per poter apparire migliori di quello che sono, illudendosi di essere ai vertici; quasi sempre barano con sé stessi o con gli altri. Ovvio che prima o poi il bluff non regga e la verità si abbatta su di loro come fulmine a ciel sereno.
Alcuni esempi classici
Si bara sul prezzo di ciò che si è acquistato per far sapere agli altri che abbiamo potuto permetterci una spesa da nababbi ("ho speso centomila euro per arredare la casa!").Si va in giro con un Rolex quando si sa già che si dovrà lavorare tutta la vita per pagarsi il mutuo della casa.
Si compra una pelliccia perché in certi ambienti non si può andare senza.
Quando un conoscente ci trova alla guida della macchina di piccola cilindrata, ci si affretta a informarlo che "ho l'auto di mia moglie, perché la mia Mercedes è dal meccanico".
Anche il mondo dello sport non è immune dalla vanità: alle corse amatoriali non è infrequente trovare persone (il termine atleta per me racchiude anche una dimensione morale) che rapinano la coppa destinata al gruppo per poi mostrarla nel salotto di casa propria agli amici non corridori facendogli bere che hanno vinto un'importantissima gara nazionale. C'è gente che vanta il ventesimo posto agli italiani master su una certa distanza, ma tace penosamente il fatto che i partenti erano ventuno ecc.
Ormai dovreste aver capito che si può stabilire un'equazione che vale per tutti quelli che barano sulla propria condizione (arrivando persino a credere alle proprie bugie) per apparire migliori:
la vanità è la gioia degli stupidi.
Così, per vostra tranquillità personale, provate il test Sei vanitoso o trasandato? per essere certi di non finire nei prossimi esempi di vanità inconscia....IL COMMENTO
Vanità o leadership?Molto francamente non apprezzo molto il fatto che a volte tendi a essere iperbolico (e forse davvero un po' megalomane) quando parli delle tue "scoperte".
Mi sembra eccessivo affermare che hai inventato una nuova scienza, la raziologia. Sicuramente hai inventato un termine, e hai raccolto e selezionato concetti e tecniche di varie scienze sotto un ombrello comune, per un fine specifico. Ma da qui a darle dignità di scienza autonoma ce ne passa. Personalmente mi fa un pessimo effetto, come non ho mai amato i vari indici di Albanesi, modelli di Albanesi ecc.
Ovviamente quando leggo le tue cose questo punto passa in ultimo piano nei confronti degli innumerevoli pregi, ma lo considero comunque una concessione alla tua vanità.
[Es. non so se ti è noto, ma le tue idee sulla congettura di Goldbach, e altre ben più profonde, furono espresse da diversi matematici già all'inizio del novecento (senza il calcolatore!). Personalmente prima di parlare di originalità mi documenterei].
Che dire? Io mi chiederei come mai ti dia così fastidio il fatto che io usi locuzioni che contengono il mio nome, quasi andassi contro dei mostri sacri che costituiscono la tua religione (e quella di molti contemplativi). Perché uso quei termini? Non per vanità o megalomania. Se fossi veramente vanitoso e megalomane andrei in giro di qua e di là per il mondo a promuovere la mia immagine e sarei molto più attento a promuoverla (anziché essere sempre molto schietto, a volte ruvido), cercando applausi.
Penso che il fastidio che tu provi in parte dipenda dal sacrilegio che commetto; in fondo ho inventato più cose io di Einstein (non esiste il modello di Einstein, l'indice di Einstein, la formula di Einstein ecc.)! Non comprendi che il grande scienziato non ha bisogno di legare il suo nome a un concetto (Einstein non chiamò l'equazione fra massa ed energia "formula di Einstein").
Io non sono un grande scienziato (ovviamente per alcune cose, per altre sono immenso!!!) e quindi posso usare quelle locuzioni proprio per ridicolizzare quel mondo accademico che si bea del proprio nome sulle riviste, conta il numero di pubblicazioni e si disinteressa di capire veramente la realtà, facendo migliorare le persone. Come sai, sono ironico, scherzo e dissacro tutto.
Ti spiego ora il vero motivo. A parte il fatto che quando uso una locuzione con il mio nome, è una nuova "scoperta" (il modello di Albanesi che descrive la prestazione nella corsa di fatto non esiste), poiché svolgo un'attività in rete, purtroppo gran parte del mio lavoro viene scopiazzato integralmente su questo o quel sito. Usare il watermark "di Albanesi" qua e là nel testo mi ripaga di questa situazione che sarebbe assurdo perseguire legalmente (in altri termini, se tu fai un copia e incolla resta; se lo togli è evidente il dolo). Si tratta di un'affermazione di leadership, non certo di vanità.
Circa il tuo ultimo caustico rilievo, posso solo dirti che "personalmente" è originale solo chi diffonde il proprio pensiero in modo comprensibile e fruibile da tutti, non in modo criptico a una setta di elitari intellettuali. Del resto, anche la cultura scientifica ufficiale è d'accordo con me, come ebbi modo di sottolineare nell'articolo sull'intuito parlando di Rosalind Franklin.
