Per approfondire: Il mistero di Dio
La tolleranza religiosa
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La tolleranza religiosa è il caso classico che dimostra come il separatismo sia l'unica soluzione possibile, basta richiamarsi alle tantissime guerre di religione.
Oggi, tentando di superare la storia, molti leader politici parlano di tolleranza religiosa come se fosse un segno indistinguibile di civiltà. In realtà non è che una forma di
  • utopia
  • paura
  • interesse.
È una forma di interesse quando si evita lo scontro semplicemente per salvaguardare gli affari con un gruppo o una nazione.
È una forma di paura quando si evita il confronto e si rinuncia ai propri diritti per evitare la "forza" dell'altro.
Ma soprattutto è un'utopia.
Quando qualcuno parla di tolleranza, perché non fa mente locale e analizza il significato reale del termine? Non si tollera un figlio, un coniuge o un amico. Tollerare significa sopportare. Quindi tolleranza vuol dire sopportazione dell'altrui idea religiosa. Ma, se questa ci provoca danno, sopportazione vuol dire sottomissione.
Chiunque usi un po' di spirito critico comprende facilmente che la tolleranza religiosa è possibile solo se:
  1. le confessioni sono separate (separatismo religioso) oppure
  2. se i credenti sono falsi credenti (neofarisei).

Il separatismo religioso

Pensiamo al 1960. Per un italiano e per un iraniano "illuminati" era abbastanza facile parlare di tolleranza perché, di fatto, nei loro Paesi non era presente che una confessione e non c'erano interazioni con altre religioni. Oggi purtroppo non è più così.
Il primo punto è chiaro: ognuno a casa propria può credere a ciò che vuole. Questo concetto illude i sostenitori della tolleranza che anche in uno Stato multiconfessionale ognuno possa rispettare il credo altrui. Infatti:
1) nessuno di noi, purtroppo, può esimersi da un giudizio inconscio su un appartenente a un'altra fede religiosa.
2) Questo giudizio diventa tanto più negativo quanto più ci accorgiamo delle differenze.
3) Senza stima non si può accettare una qualunque ingerenza dell'altro nella nostra vita.
4) La tolleranza muore e diventa solo una bella parola.
Siete convinti di essere immuni da pregiudizi? Provate questo test.
tolleranzaIl test di Arlecchino - Pensate a un uomo vestito come Arlecchino che esclude dalla sua dieta molti cibi e che fa l'amore solo il venerdì perché questo è quello che gli ha detto il "suo" Dio. Ebbene, o vi convertite e vi comportate come lui oppure nel 99,99% dei casi lo reputate un mentecatto. Fin qui niente di male; ma supponiamo che il nostro uomo voglia convincervi della sua fede. Provate un po' di fastidio, ma niente di più. Poi vuole mettere (democraticamente) al bando gli "alimenti del male"; qui vi opponete, ma già il fastidio aumenta. Poi vuole spostare la festa dalla domenica al venerdì perché "giornata dedicata all'amore". A questo punto anche al più paziente non può che scappare un "Ma che, sei scemo?" e inizia la "guerra".
Del resto vale la motivazione del separatismo: se per una religione X è un delitto mentre per un'altra è un diritto, come possono le religioni convivere?

I neofarisei

Per fortuna esistono molti Stati in cui la multiconfessionalità è possibile (nell'immagine un quadro di Eugéne Delacroix, Nozze ebraiche marocchine), ma lo è solo perché si verifica il secondo dei punti citati nella prima parte dell'articolo. Tale punto riguarda per esempio i Paesi occidentali cristiani dove una grande percentuale della popolazione "crede, ma non pratica", si fa la "propria religione" adattando i precetti delle Chiese. Ovvio che se sono il primo a mettere in dubbio la parola della mia Chiesa per scelte che riguardano la vita di tutti noi, sarò molto tollerante con chi non la segue perché attratto da un'altra religione. Purché ovviamente anche l'altro sia un falso credente e sia quindi "elastico" nel seguire la sua religione.
Il credente quindi si professa tale, ma in realtà è un neofariseo che non accetta fino in fondo i precetti di quella Chiesa che invece dovrebbe "parlare in nome di Dio". Il massimo di questa ipocrisia è la teoria della separazione fra Stato e Chiesa. Ragioniamo: se un credente è veramente tale, la sua appartenenza a una Chiesa lo porta ad avere precetti morali che vorrà riversare nella società. E quindi la sua politica non potrà prescindere dalla sua religiosità. Banale. Per cui che un cardinale parli di politica o ci dica che l'aborto o i pacs sono dei crimini, nulla cambia se si rivolge agli elettori italiani o ai fedeli: comunque la Chiesa fa (giustamente) politica. Chi non vuole che il cardinale o il papa parlino è in errore perché è ipocrita separare Stato e Chiesa. Si tratta solo di un escamotage per fare in modo che la religione (cui si aderisce ormai solo sommariamente) non sia troppo invadente. Ed è possibile solo perché in molti Paesi la Chiesa ha perso gran parte del suo potere.
Il politico "religioso" che sostiene la separazione fra Stato e Chiesa è ipocrita perché non si accorge che è tramite il suo credo che la Chiesa influenza lo Stato; il politico "laico" che sostiene la separazione è solo ipocrita perché così facendo vuole evitare uno scontro frontale su determinati temi.
Il secondo punto si implementa solo abbassando il peso della religione nella società, facendone un concetto individuale e non collettivo, ridimensionando le Chiese. In altri termini,

la vera tolleranza passa solo attraverso un ridimensionamento della religione a livello sociale.


I COMMENTI

Libertà religiosa?
 
Benedetto XVIIl papa ha lanciato un altro appello per la difesa della libertà religiosa. Nulla da eccepire, se non per la chiusa finale che definiva subdolo l'attentato alla libertà religiosa da parte del relativismo e dell'agnosticismo. È evidente il fastidio per una società che non corrisponde ai canoni cattolici e che il richiamo nulla c'entra con la libertà religiosa. A me che un cattolico vada a messa ogni giorno o che preghi dieci ore al giorno non importa nulla, quindi perché dovrei attentare alla sua libertà religiosa? Certo spingo il modello di una società dove la Chiesa ha un potere minimo, ma non per questo impedisco al singolo di vivere la sua religiosità. Si tratta dunque, almeno in Italia, di potere e non di libertà religiosa. Non a caso ormai Benedetto XVI e i vescovi italiani hanno più spazio in alcuni telegiornali di un qualsivoglia uomo politico italiano. Che società si preconfigura se tutti fossero come Benedetto XVI? Una società dove l'aborto è un crimine, dove il divorzio è vietato, dove gli omosessuali, se va bene, sono visti come malati, una società dove c'è la censura sui libri (vedi la condanna del Codice da Vinci di Brown o persino di Harry Potter), dove i preservativi non sono venduti perché l'Aids si cura con la castità, dove le donne non possono prendere la pillola, cerotti anticoncezionali o altre forme di contraccezione non naturale, dove i rapporti extraconiugali sono visti come immorali e i clienti delle prostitute giustamente arrestati, dove i bambini alla domenica devono andare a messa, dove i giornali, le pubblicità, i film non possono avere nudi di donne (vedasi Famiglia Cristiana) e una barzelletta troppo spinta è vista come immorale, dove si crede che una giornata di sole ce la manda Dio (vedasi chiusa finale del discorso del papa).
Questa è la concezione della società che il papa vuole propinarci. Ora, accendendo il cervello (e quindi spegnendo lo sciamano che lo porta ad aver bisogno di una figura carismatica che gli parli di un Dio pronto ad aiutarlo nei momenti di difficoltà), un cattolico che non plauda a questa società non può sinceramente più credere a questo vecchio vestito di bianco. Però accade come per i fumatori: sì, è vero il fumo fa male, ma io fumo lo stesso!
 
Losing my religion

losing my religionUna scuola materna di Bolzano ha deciso, per rispetto verso i non cattolici, di non far eseguire una canzoncina su Gesù (Tu scendi dalle stelle - N.d.R.). Ovvie le polemiche che hanno coinvolto l'intera città. Altre scuole hanno continuato come sempre; una ha preferito la strada della "conoscenza reciproca", nel senso che si festeggia sia la fine del Ramadan sia il Natale.
L'interpretazione di queste situazioni non è facile, ma la vicenda offre le spunto per molte riflessioni:
  1. Innanzitutto la "debolezza" dei cattolici. Ora che gli islamici trovano ogni occasione per sentirsi offesi (anche la difesa per risentimento è una forma di violenza) si scopre il "rispetto per l'altro"; ma non si è mai pensato per decenni al rispetto per chi non era cattolico, semplicemente laico? Certo che no, perché tutto sommato a molti laici che si canti una canzoncina su Gesù poco importa, non protestano più di tanto ed è facile essere "forti" con loro (ricordo che un tratto della personalità "debole" è essere forte con i più deboli!).
  2. La multietnicità della scuola mette in crisi l'insegnamento della religione nelle scuole. È abbastanza evidente che un vero credente deve essere convinto che la sua religione sia la migliore (altrimenti la sua fede è di cartapesta) e non può accettare l'insegnamento o la pratica di altre religioni (festeggiare il Ramadan è praticare…); la soluzione della conoscenza reciproca è pertanto la peggiore perché uno dei cardini dell'insegnamento è la coerenza delle informazioni: che senso ha "festeggiare" due religioni diverse? Se ne può parlare, studiarle, ma in modo distaccato, appunto come materia di studio, ma promuoverle entrambe è solo fonte di confusione.
  3. La soluzione al punto 2 è banale anche se a molti tradizionalisti che non si accorgono che i tempi cambiano non piacerà: evitare la pratica religiosa a scuola e parlare di religione solo negli spazi dedicati a essa (ore di religione facoltative).


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