Il suicidio
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Chi si suicida non è certo felice e quindi ha fallito la sua vita. Il dire "è l'unica soluzione possibile" in realtà è sempre un errore, visto che logicamente non è una soluzione, ma una fuga dai problemi, veri o reali che siano. E per il Well-being la strategia di fuga è disastrosa.
Analizziamo le personalità coinvolte (patologicamente o meno) nel problema suicidio.
- Gli svogliati vi arrivano per noia.
- L'inibito per un estremo senso di vergogna.
- Il mistico per motivi religiosi.
- Il debole per l'incapacità (mancanza di forza) di uscire da una situazione che lo schiaccia.
- Il fobico perché ha ingigantito tanto le sue paure che non sopporta più l'angoscia susseguente.
- Il dissoluto come reazione al piacere che non riesce più ad avere.
- Il sopravvivente per l'autocoscienza esagerata del senso di fallimento della sua vita.
- L'insufficiente per la perdita del suo "bastone" esistenziale.
- Il violento come autopunizione.
- Il patosensibile per una sofferenza comune con chi non c'è più.
- Il romantico per la perdita dell'idea dominante la sua vita.
- L'insoddisfatto per un'esasperazione della sua insoddisfazione che è diventata totale.
- L'apparente perché non riesce più ad apparire.
- Il vecchio perché "non vuole vivere da vecchio".
Sfuggono a questa analisi l'irrazionale, l'indeciso,
lo
statico, il
semplicistico e il
contemplativo, personalità di per sé più lontane dal suicidio (a meno
che ovviamente non esistano nel soggetto componenti sensibili delle altre
personalità).Alcune persone ritengono che si debba impedire il suicidio, a ogni costo; altre, all'opposto, che si debbano condannare i salvatori come impiccioni limitatori dell'altrui libertà.
Come giudicare i salvatori? Da una mail:
Spesso nei fatti di cronaca si legge di qualcuno (un familiare, un amico, un passante, un poliziotto ecc.) che sventa un suicidio, magari dopo una lunga opera di "lavaggio del cervello" o con un colpo a effetto alla Rambo. Mi chiedo: ma tutto questo ha senso? è corretto idealizzarlo quasi fosse un eroe? Che ne sa il "salvatore" dei problemi del suicida? Perché far vivere una persona a tutti costi?
Non certo condannarli senza appello. Una persona può avere il diritto di suicidarsi, ma nessuno può togliermi il diritto di spiegargli che è sbagliato. Analogia: una persona ha diritto di essere in sovrappeso, ma nessuno può togliermi il diritto di dirgli che sta sbagliando (altrimenti dovrebbero chiudermi il sito!).
Chi condanna i salvatori spesso sembra volere l'approvazione degli altri sulla conclusione "non ci sono altre soluzioni". Io per esempio questa approvazione non la darò mai perché il Well-being vuole proprio eliminare ogni problema (da notare: non è necessario conoscere i "problemi dell'aspirante suicida"), per cui se una persona ha un problema la soluzione è cambiare personalità, arrivando a nuove scelte.
Molti suicidi poi usano la strategia del ricatto (che descrivo in La felicità è possibile), il tentativo di suicidio per essere ascoltati, amati, compresi ecc.
Quindi il salvatore non è affatto patosensibile. Per dimostrartelo, secondo me la tecnica più corretta è quella resa celebre da Clint Eastwood, alias ispettore Callaghan.
L'aspirante suicida è sul tetto del grattacielo, si sta per buttare sulla città (esempio di suicidio che pone problemi agli altri; un suicido pone sempre problemi, se non altro di polizia giudiziaria!); Clint arriva e con calma gli dice: "Se vuoi scendi che ne parliamo, altrimenti buttati e non farmi perdere tempo". Non penso che l'ispettore Callaghan possa essere definito patosensibile...
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