Lo stile del sito
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Alcuni visitatori sostengono che sarebbe opportuno adottare una linea più
morbida, di convincimento lento e progressivo. A prescindere dal fatto che
il messaggio ne uscirebbe molto più indebolito, sono pienamente convinto che
con la linea morbida si ottengono risultati decisamente inferiori.
Il Well-being usa uno stile duro proprio perché solo con questo stile si possono spezzare i condizionamenti, gli idoli a cui finora si è immolata la propria vita. Se una persona è convinta per educazione che non si debba mai divorziare dal coniuge, per quanto male esso ci faccia, avrà una vita disastrosa. Si può provare a farla ragionare (linea morbida), ma il suo condizionamento avrà sempre il sopravvento. Per opporvisi occorre usare qualcosa di altrettanto forte (linea dura), provocando una rottura e la necessità di una nuova analisi del problema. Senza rottura non c'è rielaborazione della situazione, non si riesce a creare predisposizione.
Supponiamo quindi di aver capito il problema della persona. Semplificando esistono due possibili strade per aiutarla.
È però importante capire che la seconda strada prevede il distacco. Non si deve giudicare per sentirsi superiori, ma solo per "far sapere la nostra posizione nel modo più chiaro e diretto possibile". Inoltre occorre essere propositivi, cioè proporre anche un percorso per migliorare chi ci sta di fronte. Consigliandolo ovviamente, non ordinandolo!
Quando la persona condizionata è posta di fronte a una tesi di rottura, è come se subisse un elettroshock che riazzera la sua mente. Quanto più si è distaccati quanto più si riesce a far reagire positivamente. Un paio di esempi.
Un medico ha di fronte un soggetto forte fumatore con enfisema. Può prescrivergli cure (che serviranno solo a sostenere il suo vizio) oppure dirgli chiaramente, ma con calma, lasciando al paziente la decisione, senza pressioni: se non smette di fumare, lei fra cinque anni sarà morto. Gli unici forti fumatori salvati sono quelli trattati con questa strategia.
L'Hard People Test è una famosa prova (percorrere 10 km in un'ora, non è certo necessario essere campioni per superarlo, basta qualche mese d'allenamenti) che ho ideato per dimostrare alle persone che il loro corpo non è efficiente. È vero che, fallito il test del moribondo, uno può dire: "Non faccio 10 km in un'ora, quindi sono uno sfigato". Ma il bello inizia dopo questa frase.
Tizio dice: "Ma io non voglio esserlo!" e si dà da fare.
Caio invece comincia a piangersi addosso. Caio è uno spacciato. È quello che, dopo che hai speso due ore per spiegargli che, se la ragazza lo ha lasciato, ce sono cento altre, che l'amore non è tutto, che si possono amare tante cose, che bisogna essere felici con ciò che si ha, che la schiavitù da una persona non è amore ecc., ti guarda con faccia ebete e ti chiede: "Sì, sì, ma come faccio a riconquistarla?
Grazie, che dire,
non mi avete aperto gli occhi... ma mi avete aiutato ad accettare quello che già sapevo, e non ammettevo, su un insieme di cose assurde. Ho paura a scriverle...
che dire, ora sarà ancora più dura, comunque meglio togliersi il prosciutto dagli occhi e affrontare questa vita... brrrr...
Non credo che sia stata la droga a farmi male, non solo quella almeno, anzi sinceramente le do un ruolo "marginale". Ci si può auto-ingannare?
Che schifo e quanto c'è freddo poi. Ciao.
Neanderthalismo cerebrale
Come
si fa a far ragionare persone (purtroppo tantissime) che dopo aver loro
esposto l'argomento
antropentropia, ti rispondono:
- Ma sai quanto cibo viene buttato via, che potrebbe sfamare tutto il mondo? Non c'entra il problema demografico, è un problema di spreco.
Oppure
- Ma guarda che se le macchine andassero a idrogeno e le industrie rispettassero le normative ambientali l'effetto serra e l’inquinamento generale non ci sarebbero.
- Il mondo è talmente grande che può ospitare un numero ben maggiore di quello di adesso.
- Se ci fosse una maggiore politica di riciclaggio questi problemi di disboscamento... non esisterebbero.
E tante altre risposte che mi hanno portato a guardare queste persone e domandargli: ma abbiamo letto lo stesso articolo?
La tua domanda vale per un qualunque problema relativo alla qualità della vita. Occorre considerare la saggezza popolare che, prima ancora dell'esperienza, ci avverte che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.
Quando il problema relativo alla qualità della vita
Dal breve e incompleto elenco di scenari, risulta evidente che si debba prima capire il perché della posizione altrui. Se si è di fronte a un superficiale, francamente penso che ci sia poco da fare e in fondo è giusto così, si deve consigliare, non ordinare. Di fronte al superficiale l'unico modo è di cambiare la sua posizione e di interessarlo al problema. Se Tizio mi risponde che i 15 kg di sovrappeso gli stanno bene perché "a sua moglie lui piace lo stesso" non posso che buttar là una frase del tipo "contento te, considera però che alla tua età (supponiamo 50 anni) un mio amico che ragionava come te è morto d'infarto". Probabilmente alla prossima notizia di un infarto Tizio ripenserà alle mie parole e al prossimo incontro, così, apparentemente per caso, mi chiederà notizie sul mio lavoro, su come si dimagrisce ecc. (mi è già capitato). Si deve notare come:
a) non sono partito dalla posizione del mio interlocutore (la moglie che lo accetta così com'è), ma ho creato un mio punto di partenza (infarto);
b) il mio punto di partenza si basa sulla psicologia del soggetto (che nella fattispecie deve essere un minimo ipocondriaco);
c) il mio punto di partenza non è contestabile (in questo caso perché riporto un fatto). Non a caso io preferisco spesso usare fatti non interpretabili soggettivamente oppure, ancor meglio, dati numerici.
Dai punti a) e c) si evidenzia come non si deve lasciarsi irretire in discorsi di tipo filosofico. Se noti, le risposte che ti hanno dato sono talmente generiche che impelagarsi nella loro contestazione richiede ore di discussione. Infatti si può derogare dal punto a) quando la posizione dell'interlocutore è precisa e, grazie al Ma se..., si può evidenziare una conseguenza palesemente assurda.
Per esempio: il mondo è talmente grande che può ospitare un numero ben maggiore di quello di adesso.
La persona considera l'antropentropia solo per il numero N di uomini, questo è il suo errore. Non considera il fattore S, la superficie umana. Per smontarla basta quella che io chiamo l'ipotesi del cemento.
a) Diciamo che strade, strutture pubbliche e private, uffici ecc. occupano per ognuno di noi la stessa dimensione della propria abitazione. Okay? Tizio è d'accordo, l'ipotesi è ragionevole.
b) Tu vivi in appartamento, ti piacerebbe fra un po' di anni o magari subito (con un mutuo quarantennale; Tizio, da come ragiona, è di quelli che sottoscrivono un mutuo quarantennale per il 99% del valore della casa) andare a vivere in una villetta con un grande giardino, magari un piccolo parco, dove puoi intrattenere gli amici e le amiche (Tizio è single, ma con il cervello che ha, chi lo vuole? L'accenno alle amiche è "psicologico"), mostrando loro come ora vivi alla grande? Tizio ovviamente risponde di sì in un nanosecondo.
c) Ti piacerebbe diciamo un pezzo di 50x50 metri? In fondo dovrebbe bastarti per una casa spaziosa e un ampio giardino. Tizio gongola e annuisce.
d) Ovviamente non devi sentirti in colpa per la tua fortuna. Ti basta essere magnanimo e lasciare che tutti possano seguire il tuo esempio. Tizio, che è democratico, annuisce.
E allora, imbecille, fai due conti: 50x50x2 (il fattore moltiplicativo dovuto alle infrastrutture)x60 milioni di italiani = 300.000 kmq. Qui ci si deve prodigare nello spiegare le equivalenze fra mq e kmq (1 kmq = 1 milione di mq) ed ecco che ogni centimetro dell'Italia, cime delle Alpi comprese, sarebbe urbanizzato.
Il Well-being usa uno stile duro proprio perché solo con questo stile si possono spezzare i condizionamenti, gli idoli a cui finora si è immolata la propria vita. Se una persona è convinta per educazione che non si debba mai divorziare dal coniuge, per quanto male esso ci faccia, avrà una vita disastrosa. Si può provare a farla ragionare (linea morbida), ma il suo condizionamento avrà sempre il sopravvento. Per opporvisi occorre usare qualcosa di altrettanto forte (linea dura), provocando una rottura e la necessità di una nuova analisi del problema. Senza rottura non c'è rielaborazione della situazione, non si riesce a creare predisposizione.
Aiutare il prossimo
Supponiamo di trovarci di fronte una persona sana di mente con un problema esistenziale. Dovremmo innanzitutto chiederci se siamo in grado di aiutarla; se non lo siamo, anziché cadere vittima di deliri di onnipotenza o di una compassione controproducente, dovremmo indirizzarla verso altri: questo è il miglior aiuto che noi possiamo darle. Del resto, quando ci fermano per strada e ci chiedono di una via che non conosciamo, non millantiamo una conoscenza che non farebbe altro che confondere il nostro interlocutore, ma lo indirizziamo, per esempio, al bar o all'edicola di fronte per una corretta informazione.Supponiamo quindi di aver capito il problema della persona. Semplificando esistono due possibili strade per aiutarla.
- Strada compassionevole - Soffriamo con l'altro, cerchiamo di capirlo, ne guadagniamo la fiducia e poi cerchiamo di farlo ragionare, prospettandogli la nostra possibile soluzione.
- Strada distaccata - Gli spieghiamo senza fronzoli che sta sbagliando e perché.
a chi ami non devi dare quello che ti chiede, ma quello di cui ha bisogno.
A un drogato che ti chiede una dose, fornirgliela consente di ottenere la sua gratitudine, ma di certo non la sua resurrezione esistenziale. E una persona che ha un problema ha soprattutto bisogno di due occhi per vedere dove ha sbagliato o per vedere la soluzione. Ha bisogno della verità. Fornirgliela annacquata dalla nostra compassione non fa altro che rafforzare i suoi alibi. Sottolineo come la linea morbida in campo salutistico abbia offerto risultati fallimentari. Per motivi di audience (basta ascoltare in televisione la maggioranza dei cosiddetti esperti) o per interessi commerciali, spesso vengono proposti concetti all'acqua di rose che, ulteriormente annacquati dal ricevente, diventano insignificanti. Esempi di annacquamento.- Se non si è sovrappeso con un IMC di 25, se il mio è 26, "praticamente" sono in peso forma...
- Se bere mezzo litro di vino al giorno è accettabile (letto su un sito che dovrebbe essere un riferimento nel campo dell'alimentazione; la dose salutistica massima va da 200 a 350 ml, secondo le fonti più accreditate), se anche ci aggiungo un paio di aperitivi e un digestivo cosa vuoi che cambi...
- Se fare 20' di camminata al giorno è una sana attività sportiva, i dieci-quindici minuti che faccio per andare da casa alla fermata dell'autobus sono il mio sport!
- È vero che il fumo fa male, ma io non aspiro!
È però importante capire che la seconda strada prevede il distacco. Non si deve giudicare per sentirsi superiori, ma solo per "far sapere la nostra posizione nel modo più chiaro e diretto possibile". Inoltre occorre essere propositivi, cioè proporre anche un percorso per migliorare chi ci sta di fronte. Consigliandolo ovviamente, non ordinandolo!
Quando la persona condizionata è posta di fronte a una tesi di rottura, è come se subisse un elettroshock che riazzera la sua mente. Quanto più si è distaccati quanto più si riesce a far reagire positivamente. Un paio di esempi.
Un medico ha di fronte un soggetto forte fumatore con enfisema. Può prescrivergli cure (che serviranno solo a sostenere il suo vizio) oppure dirgli chiaramente, ma con calma, lasciando al paziente la decisione, senza pressioni: se non smette di fumare, lei fra cinque anni sarà morto. Gli unici forti fumatori salvati sono quelli trattati con questa strategia.
L'Hard People Test è una famosa prova (percorrere 10 km in un'ora, non è certo necessario essere campioni per superarlo, basta qualche mese d'allenamenti) che ho ideato per dimostrare alle persone che il loro corpo non è efficiente. È vero che, fallito il test del moribondo, uno può dire: "Non faccio 10 km in un'ora, quindi sono uno sfigato". Ma il bello inizia dopo questa frase.
Tizio dice: "Ma io non voglio esserlo!" e si dà da fare.
Caio invece comincia a piangersi addosso. Caio è uno spacciato. È quello che, dopo che hai speso due ore per spiegargli che, se la ragazza lo ha lasciato, ce sono cento altre, che l'amore non è tutto, che si possono amare tante cose, che bisogna essere felici con ciò che si ha, che la schiavitù da una persona non è amore ecc., ti guarda con faccia ebete e ti chiede: "Sì, sì, ma come faccio a riconquistarla?
IL COMMENTO
Linea morbida o linea dura?Grazie, che dire,
non mi avete aperto gli occhi... ma mi avete aiutato ad accettare quello che già sapevo, e non ammettevo, su un insieme di cose assurde. Ho paura a scriverle...
che dire, ora sarà ancora più dura, comunque meglio togliersi il prosciutto dagli occhi e affrontare questa vita... brrrr...
Non credo che sia stata la droga a farmi male, non solo quella almeno, anzi sinceramente le do un ruolo "marginale". Ci si può auto-ingannare?
Che schifo e quanto c'è freddo poi. Ciao.
Neanderthalismo cerebrale
Come
si fa a far ragionare persone (purtroppo tantissime) che dopo aver loro
esposto l'argomento
antropentropia, ti rispondono:- Ma sai quanto cibo viene buttato via, che potrebbe sfamare tutto il mondo? Non c'entra il problema demografico, è un problema di spreco.
Oppure
- Ma guarda che se le macchine andassero a idrogeno e le industrie rispettassero le normative ambientali l'effetto serra e l’inquinamento generale non ci sarebbero.
- Il mondo è talmente grande che può ospitare un numero ben maggiore di quello di adesso.
- Se ci fosse una maggiore politica di riciclaggio questi problemi di disboscamento... non esisterebbero.
E tante altre risposte che mi hanno portato a guardare queste persone e domandargli: ma abbiamo letto lo stesso articolo?
La tua domanda vale per un qualunque problema relativo alla qualità della vita. Occorre considerare la saggezza popolare che, prima ancora dell'esperienza, ci avverte che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.
Quando il problema relativo alla qualità della vita
- non interessa - superficialità
- interessa, ma non ci si vuole smuovere dalla propria posizione per non fare fatica (fisica, mentale o di altra natura) - pigrizia
- interessa, ma non si vogliono perdere privilegi vari - disonestà
- interessa, ma si danno altre assurde soluzioni - irrazionalità
Dal breve e incompleto elenco di scenari, risulta evidente che si debba prima capire il perché della posizione altrui. Se si è di fronte a un superficiale, francamente penso che ci sia poco da fare e in fondo è giusto così, si deve consigliare, non ordinare. Di fronte al superficiale l'unico modo è di cambiare la sua posizione e di interessarlo al problema. Se Tizio mi risponde che i 15 kg di sovrappeso gli stanno bene perché "a sua moglie lui piace lo stesso" non posso che buttar là una frase del tipo "contento te, considera però che alla tua età (supponiamo 50 anni) un mio amico che ragionava come te è morto d'infarto". Probabilmente alla prossima notizia di un infarto Tizio ripenserà alle mie parole e al prossimo incontro, così, apparentemente per caso, mi chiederà notizie sul mio lavoro, su come si dimagrisce ecc. (mi è già capitato). Si deve notare come:
a) non sono partito dalla posizione del mio interlocutore (la moglie che lo accetta così com'è), ma ho creato un mio punto di partenza (infarto);
b) il mio punto di partenza si basa sulla psicologia del soggetto (che nella fattispecie deve essere un minimo ipocondriaco);
c) il mio punto di partenza non è contestabile (in questo caso perché riporto un fatto). Non a caso io preferisco spesso usare fatti non interpretabili soggettivamente oppure, ancor meglio, dati numerici.
Dai punti a) e c) si evidenzia come non si deve lasciarsi irretire in discorsi di tipo filosofico. Se noti, le risposte che ti hanno dato sono talmente generiche che impelagarsi nella loro contestazione richiede ore di discussione. Infatti si può derogare dal punto a) quando la posizione dell'interlocutore è precisa e, grazie al Ma se..., si può evidenziare una conseguenza palesemente assurda.
Per esempio: il mondo è talmente grande che può ospitare un numero ben maggiore di quello di adesso.
La persona considera l'antropentropia solo per il numero N di uomini, questo è il suo errore. Non considera il fattore S, la superficie umana. Per smontarla basta quella che io chiamo l'ipotesi del cemento.
a) Diciamo che strade, strutture pubbliche e private, uffici ecc. occupano per ognuno di noi la stessa dimensione della propria abitazione. Okay? Tizio è d'accordo, l'ipotesi è ragionevole.
b) Tu vivi in appartamento, ti piacerebbe fra un po' di anni o magari subito (con un mutuo quarantennale; Tizio, da come ragiona, è di quelli che sottoscrivono un mutuo quarantennale per il 99% del valore della casa) andare a vivere in una villetta con un grande giardino, magari un piccolo parco, dove puoi intrattenere gli amici e le amiche (Tizio è single, ma con il cervello che ha, chi lo vuole? L'accenno alle amiche è "psicologico"), mostrando loro come ora vivi alla grande? Tizio ovviamente risponde di sì in un nanosecondo.
c) Ti piacerebbe diciamo un pezzo di 50x50 metri? In fondo dovrebbe bastarti per una casa spaziosa e un ampio giardino. Tizio gongola e annuisce.
d) Ovviamente non devi sentirti in colpa per la tua fortuna. Ti basta essere magnanimo e lasciare che tutti possano seguire il tuo esempio. Tizio, che è democratico, annuisce.
E allora, imbecille, fai due conti: 50x50x2 (il fattore moltiplicativo dovuto alle infrastrutture)x60 milioni di italiani = 300.000 kmq. Qui ci si deve prodigare nello spiegare le equivalenze fra mq e kmq (1 kmq = 1 milione di mq) ed ecco che ogni centimetro dell'Italia, cime delle Alpi comprese, sarebbe urbanizzato.
