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La spiritualità
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La spiritualità è una particolare sensibilità con una profonda adesione ai valori dello spirito. Rileggendo la definizione si comprende come possa essere interpretata in mille modi diversi. Per esempio, una delle accuse più frequenti a chi utilizza la ragione per vivere meglio è di sopprimere gran parte della spiritualità che è in ogni individuo. In realtà è un'accusa che non ha fondamenti concreti, se non la generica contrapposizione fra ragione e spirito.
Questa contrapposizione, se possibile, non è detto che si attui nelle scelte di vita del soggetto. Nel Well-being sicuramente non accade. Prima di scoprire il perché, vediamo una serie di spiritualità fittizie, connesse a personalità che il Well-being definisce come parzialmente non equilibrate.
  • La spiritualità dei patosensibili – È spesso chiamata sensibilità; di profondo non ha nulla, si basa semplicemente sull'incapacità di affrontare e gestire il dolore e il male che ci sono attorno a noi. Il patosensibile giudica insensibile (e quindi privo di spiritualità) il soggetto forte che di fronte al dolore non si scompone, ma cerca la miglior soluzione (ecco che compare la ragione) per gestire la situazione.
  • La spiritualità dei contemplativi – È spesso associata alla cultura; anche in questo caso è estremamente superficiale. Il soggetto scambia la propria cultura e la propensione a essa (come per esempio nei filosofi che ritengono la filosofia la Scienza per eccellenza) come spiritualità. Nobiltà di spirito è un termine che viene associato a chi si dedica a temi e a domande importanti (spesso senza risposta) in un gioco intellettuale che appaga il giocatore e lo fa sentire "superiore" (il termine nobiltà è perfetto per descrivere questa superiorità).
  • La spiritualità dei romantici – È spesso chiamata passione, emozione, sentimento. Da un punto di vista pratico il romantico è convinto che la sua anarchia emozionale (passione) sia il massimo della spiritualità. Anche in questo caso si scopre spesso che la spiritualità (come molte passioni) è superficiale e temporanea oppure (come alcuni sentimenti) distruttiva per sé e per gli altri (vedasi i grandi drammi del romanticismo).
  • La spiritualità degli inibiti - È spesso vissuta come sofferenza. Non è però qualcosa di proprio, è semplicemente il dolore che l'inibito prova perché non sa liberarsi (ribellarsi) dalle sue dolorose inibizioni.
  • La spiritualità dei mistici - È un'evoluzione di quella dei contemplativi: alla cultura si sostituisce la trascendenza; il rapporto con il trascendente viene vissuto come un'alta forma di spiritualità, mentre in realtà non è che un bisogno (quindi con valenza negativa) o una scelta (in questo caso a priori con valenza neutra) del soggetto.
  • La spiritualità di svogliati, dissoluti, sopravviventi - È tutto ciò che non è ragione (di solito non sanno nemmeno definirne i tratti principali), la cui esistenza giustifica ogni loro comportamento illogico.
In ogni caso ricordiamoci che

la vera spiritualità non distrugge la nostra vita.

Emozione e ragione

Sunset WalkLe teorie emozionali vorrebbero cercare l'equilibrio fra ragione ed emozioni. Di fatto, il termine equilibrio indica una parità gerarchica che è solo fonte di problemi esistenziali. Non a caso l'equilibrio fra due antagonisti potenziali di eguale forza si raggiunge con il compromesso, una strategia che necessariamente costringe a cedere qualcosa. Dal punto di vista esistenziale ciò può essere comunque positivo se la persona sta vivendo malissimo, ma se ambisce a vivere al meglio è sinonimo di una castrazione di ogni possibilità di arrivare al top.
La razionalità non si oppone affatto alle emozioni, ma all'atteggiamento di chi cerca in esse il facile alibi per giustificare ogni suo comportamento e l'incapacità di trovare una condotta coerente di vita (in tal senso la spiritualità viene spessa ridotta a sentimentalismo). Anzi, come vedremo nel prossimo paragrafo, una vera e grande spiritualità è razionale.
Da ragazzo avevo i problemi di tutti, ma non sono mai stato fra quelle persone che ti dicono "ma è normale averne, chi non ne ha?": questo mi ha consentito di migliorare). Fra l'altro, ero romantico e contemplativo ed ero convinto di avere una grande spiritualità. Poi grazie a quella razionalità che molti avversano ho eliminati i problemi, tant'è che nel mio libro La felicità è possibile dico "basta la salute e questo libro per essere felici" (avverto anche che ognuno può trovare la propria strada alla felicità, quindi il Well-being non è l'unica strada).
Con mia grande sorpresa le emozioni che provavo prima del cambiamento non erano sparite, anzi si erano rafforzate, tant'è che potevo chiaramente scorgere come fossero superficiali o di facciata quelle precedenti. La stessa differenza fra i sentimenti raccontati da un capolavoro del cinema e quelli di una soap opera strappalacrime.
Cos'era accaduto? Lo spiego con una metafora.
Il campo minato - Il mondo può essere visto come un campo minato nel quale dobbiamo muoverci; molti si muovono a caso e boom! Saltano in aria. Altri cercano di evitare le mine, ma, non sapendo riconoscerle, boom! Saltano in aria un po' più tardi dei primi. Infine, i più furbi, studiano cosa sono le mine, come riconoscerle e renderle inoffensive. Grazie a questa comprensione (Well-being o altre strategie veramente efficienti) riescono a delimitare le zone senza mine e in queste zone non solo si muovono (cioè sopravvivono), ma corrono felici (vivono pienamente).
Chi ha capito la metafora fino in fondo, potrà concludere facilmente che (gerarchia di Albanesi)

la ragione delimita i percorsi entro cui le emozioni (quelle vere e profonde) possono esprimersi con la massima libertà e senza pericolo alcuno.

Non si deve quindi cercare l'equilibrio, ma costruire un grande recinto entro cui i sentimenti possano correre liberi senza farci del male.

La spiritualità è conoscenza

Cos'è la spiritualità per il Well-being?
"Spiritualità" è un termine che può essere usato in molti contesti e deve essere definito con precisione per evitare confusioni. Di solito, quando ne parlo, accetto la definizione della controparte che è piuttosto classica, quasi sempre filosofeggiante, mi è più facile mostrarne i limiti, come ho fatto nella prima parte di questo articolo, dove sono trattate le false spiritualità.
Il concetto di spiritualità non è comunemente chiaro perché in realtà è fine a sé stesso; sono pochissime le persone (quasi sempre filosofi) che lo usano inserito in una visione del mondo. La filosofia classica è troppo distante dal mondo e fuori dal Well-being. Uno dei grandi abbagli (fallimenti) della filosofia è stato proprio quello di girare attorno al concetto di spirito, un po' come i fisici prima di Einstein giravano intorno al concetto di etere.

Lo spirito per il Well-being non è che un livello di conoscenza profonda che ci fa entrare in risonanza con la cosa conosciuta.

Quando avverti questa risonanza, avverti il tuo spirito. Si avverte solo per le cose che si amano e si conoscono profondamente (quindi il solo amore non basta).
Dalla definizione è chiaro che nel Well-being non esiste nessuna particolare relazione fra spiritualità e fede; lo spirito non è concetto religioso, è un livello di conoscenza cui pochi arrivano perché pochi hanno una grande capacità di amare. La "gente senza spirito" è quindi molto comune.

Per approfondire: Migliora la tua intelligenza, Cap. 3

I COMMENTI

Anche i sentimenti ragionano

Vorrei mostrare come anche chi non considera granché la ragione finisce per usarla!
Un mio amico mi volle mostrare l'immensa superiorità della cultura umanistica sulla semplice razionalità citando una bellissima frase a effetto di Emily Dickinson: "ama tanto i tuoi genitori perché senza di loro il mondo fa paura e confonde".
Gli risposi che lo stesso concetto si esprimeva banalmente dicendo che "i genitori sono condizione necessaria perché non sia abbia paura del mondo!".
La differenza? Che la frase della Dickinson viene assorbita e provoca condizionamenti devastanti, la frase "razionale" viene subito avvertita dai più come una sciocchezza quando applicata a una persona adulta.

Il "primato" della ragione
 
Caro Roberto,
leggendo l'ultima e-mail che hai ricevuto, ho preso spunto per scriverti. In tutta onestà è molto difficile condensare in poche o molte righe, ma comunque sia in uno spazio limitato, ciò che penso del lavoro che stai facendo. Premetto che non condivido il pensiero del signore che ti ha scritto (peraltro con toni privi di umiltà e quindi passando automaticamente dalla parte del torto), tuttavia è da tempo che seguendo il tuo sito alcune riflessioni le ho fatte e volevo proportele in forma di dialogo: nel tuo sito viene effettivamente dato spazio al concetto di Well-Being che inevitabilmente propone delle "formule". Cosa voglio dire? Voglio dire che l'uomo è un essere molto complesso e che sono d'accordo con te la felicità necessariamente è legata al concetto di semplicità, ma per raggiungere questa semplicità che per me vuol dire saper godere delle cose semplici, accontentarsi nel senso buono del termine, bisogna necessariamente passare attraverso un processo di crescita che prevede l'utilizzo di tutte le parti che compongono l'uomo (corpo, mente, spirito). Se una critica posso muovere è che tu spesso dai il primato alla parte mentale dell'uomo che comprende facoltà molto importanti ma non è tutto. Ad esempio sono rimasta molto colpita dal Test del Gioco della Vita (consentimi, anche un po' altisonante il sottotitolo "Una straordinaria opportunità di mettersi in discussione"), dove ho avuto l'impressione che in molte sezioni hai dato ancora una volta il primato alla "logica" e alla "razionalità", e ripeto, e in questo sono fermamente convinta, non puoi dire a uno che è uno "spacciato" se non ha interpretato correttamente, nel caso specifico "logicamente" una frase... Questo significa che dovrà potenziare certe carenze che peraltro non sono le uniche che lo possono portare alla felicità, ma non che è uno SPACCIATO! Utilizzare certe espressioni è molto forte soprattutto se come tu ben sai la gente crede a tutto senza molto spirito critico, e questo può accadere anche nel tuo caso, cioè che la gente crede a tutto ciò che dici, e quindi valuta bene le espressioni e la comunicazione che utilizzi.
Quindi ciò che voglio dire è che l'impressione che io ho avuto è di un eccessivo sbilanciamento sul primato della mente. E un'altra cosa che ho notato è che da una parte giustamente dici che l'importante è correre per stare bene dall'altra però sembra che se uno non segua un allenamento "scientifico" tanto vale che inizi. Ripeto la comunicazione gioca un ruolo importante; chiamare un test il test del "moribondo" ...anche qui occhio alle espressioni, c'è gente che pensa "non faccio 10 km in tot tempo, ergo sono uno sfigato", beh è un po' riduttivo (e non dirmi che è un suo problema, nel momento in cui ti esponi con consigli e pensieri hai una responsabilità verso gli altri).
Grazie per avermi letto fino in fondo, forse... Chiara

 
Premesso che (purtroppo, viste certe mail che mi arrivano...) leggo tutti fino in fondo, la mail di Chiara è veramente fondamentale per capire qualcosa di più di noi stessi, ma soprattutto del Well-Being.
Chiariamo prima un punto fondamentale. La funzione del sito.
Il mio non è un sito "coercitivo", "fondamentalista" che indica alle persone come fare sport, come alimentarsi, come vivere. Sorpresi? Se riflettete molto attentamente, indica (in termini molto precisi) come non fare sport, come non alimentarsi, come non vivere. Una volta superata la barriera degli errori, c'è libertà assoluta. Forse il vero plus del sito è proprio essermi reso conto che la maggior parte delle persone fa male quello che fa perché commette errori, non perché segue una strada piuttosto che un'altra.
L'importante è correre per stare bene, ma se commetti tutta una serie di errori ecco che invece di stare bene la tua qualità della vita peggiora: ti infortuni, ti deprimi per un risultato modesto, addirittura vai in sovrallenamento o non ottieni risultati visibili.
L'alimentazione è importante, ma se diventa ortoressia ti penalizza, se la vivi illudendoti di stare bene con la dieta del giornale femminile più trash non otterrai nulla, se compri i prodotti senza nemmeno leggere l'etichetta nutrizionale e gli ingredienti mangerai schifezze ecc.
Così nella vita, se commetti errori grossolani, spirito o non spirito, sei spacciato.
Il primato della mente sullo spirito esiste sicuramente nell'evitare tutta una serie di errori esistenziali. Lo spirito non può indicarti come vivere la tua giornata, a meno di non fuggire da questo mondo. Essere artisti "maledetti", innamorati senza speranza o contemplativi che vanno a sbattere contro il lampione perché stanno meditando sul loro io più profondo sarà "nobile", ma ti fa vivere da cani. E per me è sbagliato.
La novità del Well-being è proprio di essere "trasversale", a patto che non si sia superata la soglia di pericolo, soglia che si vede e comprende solo con la ragione. Una volta sotto tale soglia, libertà al proprio spirito, ognuno nel modo che vuole.
Il Gioco della vita è veramente una straordinaria opportunità. Ricevo mail di critiche, ma il 90% di esse inizia così: "è vero, sono un debole, ma…". Quindi ci prende e io rispondo sempre su quel "ma" che è indice di perseverazione nei propri errori. E ci prende perché (questo forse è sfuggito a Chiara) non basta cadere su una domanda per essere giudicato con personalità negativa. Anche il Gioco è in termini "negativi": rivela gli errori, non propone la strada. È basato sul concetto "errare humanum est, perseverare diabolicum": non basta una domanda sbagliata, ce ne vogliono parecchie; il gioco è a soglia.
Sullo stile duro del sito ho già risposto tempo fa, ma la mail di Chiara va oltre, parla di comunicazione. La comunicazione può esserci se esiste una possibilità di dialogo. Dubito molto che si possa "comunicare" con un terrorista. Analogamente è impossibile comunicare con chi commette errori incredibili sul piano dell'esistenza. Il fatto di definire spacciato uno che sbaglia tutto…, beh, il concetto è pratico. Mettiamola così: anche ammesso che si possa comunicare con lui, ci vorrebbero anni di parole (analogia: anni di psicoterapia) con comunque scarse possibilità di successo. Spesso la comunicazione è impossibile. E allora cosa si fa? Lo si pone di fronte a un'alternativa terribile (idem: per il test del moribondo. Non immaginate nemmeno quante persone, dopo la prima prova fallita, si sono incaponite per superarla, proprio perché hanno "riflettuto" su quel termine.). Un po' come il medico che ha di fronte un soggetto forte fumatore con enfisema. Può prescrivergli delle cure (che serviranno solo a sostenere il suo vizio) oppure dirgli chiaramente: se non smette di fumare, lei fra cinque anni sarà morto. Gli unici forti fumatori salvati sono quelli trattati con questa strategia.
È vero poi che, fallito il test del moribondo (anch'esso a soglia, perché non è certo necessario essere campioni per superarlo), uno può dire: " non faccio 10 km in un'ora, ergo sono uno sfigato. Ma il bello inizia dopo la frase di Chiara.
Tizio dice "C****, ma io non voglio esserlo!" e si dà da fare.
Caio invece comincia a piangersi addosso. Caio è uno spacciato. È quello che, dopo che hai speso due ore per spiegargli che se la ragazza lo ha lasciato ce sono cento altre, che l'amore non è tutto, che si possono amare tante cose, che bisogna essere felici con ciò che si ha, cha la schiavitù da una persona non è amore ecc., ti guarda con faccia ebete e ti chiede: "Sì, sì, ma come faccio a riconquistarla?"
 
San... Verlaine
  
VerlaineUn nostro amico con spiccata propensione alla dimensione spirituale dell'uomo ci contesta i profili delle personalità, definendoli grossolani e imprecisi: "Secondo me, quando la tua visione della vita cerca di costituirsi su fondamenti di natura assolutamente razionale, corre il rischio di mancare di profondità".
Questo è un discorso che mi hanno fatto in tanti e la risposta si trova nella pagina dedicata alla spiritualità.
Devo però esporre un dato statistico veramente evidente: tutti coloro che contestano la razionalità della mia visione della vita hanno sempre una dimensione problematica (l'amico per sua stessa ammissione è un ansioso). Anch'io avevo tratti problematici della mia personalità, ma non mi sono beato di loro, dei miei difetti, facendoli diventare virtù (sarebbe come se un poeta maledetto - nell'immagine Paul Verlaine - si vedesse come un santo). In breve ho cambiato molto la mia personalità dai 18 ai 35 anni circa e solo grazie a questi cambiamenti sono riuscito a vivere una vita da favola, senza problemi quotidiani, con il massimo appagamento. Ho elaborato una visione dell'esistenza (quella che ho descritto in La felicità è possibile) nella quale mi riconosco, ma, a sorpresa, ho scoperto che aveva tratti comuni con chi è veramente felice, un 2-3% della popolazione, i campioni dell'esistenza. E ho teorizzato come vivono, proprio come nei libri sulla corsa o sull'alimentazione ho teorizzato come si dovrebbe correre o come si dovrebbe mangiare.


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