Il ragionamento per senso comune
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Il ragionamento per senso comune è una forma raffinata di errore di generalizzazione; infatti di fronte a un problema sono pochi quelli che si limitano ad addurre la propria situazione (se una cosa capita a me, capita a tutti!) per chiudere subito il discorso. Di solito si fa un passo ulteriore e si analizza la maggioranza della popolazione per vedere se "mal comune mezzo gaudio". Quando si scopre che in effetti sono tanti a essere nella stessa situazione si impiega il ragionamento per senso comune, cioè il
ritenere corretti comportamenti o situazioni che
sono giudicati tali dalla maggioranza della popolazione.
Non bisogna confondere il senso comune con il buonsenso: "la capacità naturale di giudicare rettamente". Non c'è bisogno di aggiungere razionale perché il rettamente (che è contenuto nella parte "buon") esprime già la correttezza del giudizio. Una frase del Manzoni chiarisce l'enorme differenza: Il buonsenso c'era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune.
Il ragionamento per senso comune è impiegato da psicologi e tuttologi per avere una vasta audience: giustificando come assolutamente ragionevole il comportamento della massa, ecco che se ne ha il plauso.
Da un punti di vista psicologico,è utilizzato da personalità sopravviventi o insoddisfatte che comunque vivono sopra le media per giustificare i piccoli problemi quotidiani ("e chi non ne ha?").
È impiegato dagli svogliati come alibi a non impegnarsi (dopo i quarant'anni è normale ingrassare) e dai dissoluti per giustificare i loro vizi.
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