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La seminformazione
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La seminformazione non è, come si potrebbe credere, l'informazione per seminfermi di mente, ma la diffusione di una informazione vera, ma fuorviante. Lo scopo è sempre quello di ingigantire l'effetto di un messaggio, ovviamente a proprio vantaggio. Se uso un'informazione corretta, ma fuorviante, facendo in modo che l'ascoltatore deduca erroneamente una serie di proposizioni sbagliate nessuna autorità mi condannerà mai (per forza, la colpa è di chi riceve il messaggio!).
Il trucco consiste appunto nel dire la verità, ma dirla in modo che l'ascoltatore arrivi a conclusioni errate, ma favorevoli a chi lancia il messaggio.
La seminformazione gioca quindi sempre su uno scarso spirito critico del soggetto. Gli esempi di seminformazione sono migliaia. Eccone alcuni.

L'esempio classico: il DHMO

Esempi di seminformazione

La pillola dimagranteDIMAGRIX può far risparmiare fino a 500 calorie, prendi DIMAGRIX e ritorni snella. Io leggo il fino a 500 come valido per tutti. Peccato che DIMAGRIX faccia in realtà risparmiare al massimo il 5% delle calorie assunte, per cui se assumo 10000 calorie (e solo i grandi obesi ci riescono!) ne risparmio 500, ma se ne assumo 1500 (sono a dieta!) ne risparmio al massimo solo 75! I dati sono esatti, ma io li leggo estendendoli arbitrariamente.
Un prodotto commerciale - Bellissimo il prodotto che consente di aumentare il tasso di crescita di uomini fra i 20 e i 32 anni del 50%. L'affermazione è vera perché il 50% di zero è zero!
Lo yogurt magro - Analizziamo due pubblicità di yogurt magro 0,1% di grassi. La prima invita al consumo perché il prodotto ha solo 50 kcal/100 g; la seconda perché ha solo lo 0,1% di grassi. La prima è corretta (si usa lo yogurt magro per diminuire le calorie), la seconda fa cattiva informazione perché lascia intendere che ciò che è fondamentale è la limitazione dei grassi.
Un ragionamento "clinico" - È quello dell'antirughe Cellutech. Non è sbagliato, ma è fuorviante.
Test clinici hanno dimostrato una riduzione del giro coscia fino a 3 cm. In piccolo sullo schermo: risultati validi per l'88% delle donne.
Il messaggio può essere interpretato in molti modi diversi, ma il mittente spera che lo si interpreti così:
  • nell'88% delle donne il giro coscia si riduce di 3 cm!
Ovviamente, per come è esposto, potrebbe anche interpretarsi così:
  • su 12 donne su 100 non fa assolutamente nulla;
  • il massimo di riduzione (magari in un solo donnone in cui il giro coscia è 80 cm) è di 3 cm.
Notate la finezza: si dà il dato assoluto. Sull'eventuale donnone 3 cm sono meno del 4%.

Ultimo esempio: tutte le ricerche condotte su animali con la pretesa che il tutto valga anche per l'uomo (in realtà dovrebbero essere considerate solo un punto di partenza). Eccone un esempio.

Uomini e topi
Diverse segnalazioni per la ricerca americana dell'équipe di Zofia Zukowska della Georgetown University di Washington. Pancia da stress è la sintesi dello studio perché il grasso si accumula proprio dove è pericoloso: nel girovita. Sarebbe un ormone (il neuropeptide Y) a fare ingrassare durante lo stress. In caso di stress, secondo lo studio pubblicato da Nature Medicine, si assimila di più. Una dieta con il doppio di calorie, non aumenta il peso di due volte ma di quattro. La ricerca è di quelle leggere che, interpretate male da giornalisti e popolazione, fanno più danni dell'eventuale utile informazione che apportano. Proviamo a capire perché la ricerca è di scarso peso pratico. Si potrebbe obbiettare che la ricerca è stata condotta sui topi. Questo è già il (solito) limite evidente.

Ciò che avviene per un topo non è detto avvenga per gli uomini.

Topi da laboratorioMoltissimi farmaci utili sui topi sono stati poi ridimensionati sugli uomini (questo è uno dei motivi che spingono alle campagne contro la vivisezione: gli studiosi massacrano in mille modi i poveri animaletti per giungere a risultati che poi sull'uomo hanno un impatto basso o addirittura nullo). Nel nostro caso resta però il fatto che è comunque un risultato interessante. Si potrebbe obiettare che la ricerca è contro l'evidenza. Ma se la maggior parte dei soggetti sotto stress tendono a dimagrire! Arrampicandosi sugli specchi, Zukowska spiega che "in questo caso i nervi periferici rilasciano un altro messaggero chimico, la noradrenalina, che al contrario del neuropeptide Y induce a bruciare più grassi". Questa spiegazione è corretta, ma distrugge di fatto l'asserto che lo stress faccia ingrassare, cosa che sapevamo anche prima. Le agenzie di stampa ci hanno cioè venduto una notizia sbagliando i rapporti di causa ed effetto. Nelle persone in cui la battaglia ormonale è vinta dalla noradrenalina (la maggioranza) lo stress fa dimagrire, in quelle in cui il neuropeptide Y vince lo stress fa ingrassare. Da notare che cercare di "giocare" con i due ormoni per tentare di dimagrire abbuffandosi sarebbe comunque un vero e proprio doping alimentare con rischi enormi.
Comunque la ricerca sarebbe interessante perché almeno spiega cosa accade a livello della cellula adiposa quando il soggetto è sotto stress. Ma anche in questo caso si deve formulare un'obiezione. Lo stress umano è fondamentalmente diverso da quello animale. È uno stress a lungo termine, mentre quello animale è a brevissimo termine (e quindi, si può supporre, porti a un rilascio ormonale enorme). Pensiamo a chi ha un lavoro stressante. Supponiamo che al mattino si svegli e gli venga comunicato che ha vinto 10 miliardi di euro e che quello sarà il suo ultimo giorno di lavoro. Sicuramente affronterà lo stress di quella giornata con il sorriso sulle labbra, con energie da vendere e con una grinta mai vista. Quello che distrugge il nostro amico non è quindi ciò che accade nella giornata, ma la somma di cento, mille giornate così, senza magari la prospettiva di miglioramento, con la frustrazione esistenziale che cresce sempre di più.
Nell'animale non è possibile simulare uno stress da durata equivalente a quello umano. A causa della ridotta intelligenza, l'animale o non si accorge dell'agente stressante o avverte paura o terrore nel breve termine. Lo stress dell'animale è cioè più simile a una passeggiata di notte nel Bronx piuttosto che al normale "logorio della vita moderna" contro il quale la storica pubblicità tentava di venderci il Cynar.