Commenti sulla ricchezza
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Una coppia vive in una casa del valore di 150.000 euro. I soggetti in questione ricevono un'eredità di 50.000 euro; poiché non credono nel mercato mobiliare, vogliono investirla nel mattone, ma non sanno come fare. Le uniche soluzioni sensate sono:
a) aspettare di avere una quota superiore per comprare un piccolo immobile;
b) comprare uno o due garage e affittarli.
In effetti, vendere la propria casa e comprarne una più grande (200.000 euro) comporta molte spese (trasloco, tasse sulla differenza del prezzo d'acquisto fra garage e la casa). Quindi questa ipotesi è scartata dai più; eppure sarebbe necessario considerare anche questa opportunità. Per spiegarlo, utilizziamo la semplice formula che riassume la teoria economica del Well-being:
(1) R=dQ2,
dove R è la ricchezza esistenziale, d il patrimonio, il denaro, la ricchezza tradizionale, e Q l'indice di qualità della vita. In senso classico di accumulo di d, io dovrei acquistare un garage, ma in senso moderno potrei valutare anche l'ipotesi di cambiare casa: a fronte di una diminuzione di ricchezza di, per esempio, 8.000 euro (trasloco e tasse), avrei un incremento della qualità della vita: avrei lo spazio per un canestro in giardino per fare due tiri a basket, un garage più grande dove mettere un tavolo da ping pong oppure un giardino per tenere il cane o fare giardinaggio, una camera per gli amici da ospitare ecc., a seconda di ciò che amo fare. La qualità della mia vita migliorerebbe e ognuno potrebbe applicare la (1) per capire se convenga o meno. Si noti come la (1) non dice affatto di contrarre un mutuo asfissiante per avere una casa migliore: la casa è sì migliore, ma la fatica immane che devo fare per pagare il mutuo abbassa troppo Q.Lo stipendio non fa la felicità (prima parte)
Abbiamo
ricevuto una decina di mail sulla finanziaria e la tassazione dei redditi di
70.000 euro. Sinceramente mi sembrano tutte troppo personali, quindi,
anziché proporne alcune, preferisco dare un'interpretazione generale del
problema.Il punto di partenza è che
(1) la ricchezza è solo vagamente correlata a quanto un soggetto guadagna.
Questa è la sorprendente verità che politici e media non hanno il coraggio di dire perché offenderebbe gran parte di quella popolazione le cui scelte economiche (spesso conseguenza di quelle esistenziali) sono a dir poco disastrose.La proposizione è sicuramente vera per redditi fino a 100.000 euro l'anno. Infatti la ricchezza (come la felicità in campo esistenziale) dipende dalle scelte che noi facciamo. Sbagliamo scelte, siamo spacciati.
Si incomincia con scegliere un'istruzione. Come è possibile che artigiani con modesta istruzione guadagnino molto di più di laureati? Due motivi, fra i tanti:
- si sceglie ciò che si studia in base ai soli propri desideri, pretendendo che il mondo si adatti a noi; se si diventa esperti di filosofia coreana o di farfalle della Nuova Guinea è ottimistico sperare che la società valuti molto la nostra esperienza.
- Si sceglie una qualunque strada senza nessun amore per quello che si fa. Il miglior modo per diventare dei mediocri nel proprio lavoro.
- personalità apparenti
- i figli.
Circa i figli, qual è quel politico che affermi candidamente che "oggi avere dei figli è economicamente un disastro"? A prescindere da valutazioni etiche ed esistenziali, l'affermazione è sicuramente vera. E c'è per esempio una bella differenza fra avere un figlio o averne tre.
Poi arriva il lavoro. Qui il problema più grande è che ancora oggi c'è gente che vuole il lavoro sicuro in attesa della pensione (la classica personalità insufficiente che si fa prendere in carico dallo Stato o dalla grossa azienda). Ovvio che lo stipendio non possa essere una favola perché manca una qualsiasi azione che porti alla propria valorizzazione, a mettersi in gioco, a rischiare con le proprie capacità.
Poi ci sono le relazioni sociali. A prescindere dal problema del "voler apparire", è evidente che chi esce a cena ogni sabato con tutta la famiglia o esce ogni sera con gli amici a "bersi qualcosa", difficilmente avanzerà la stessa cifra di chi ha imparato a divertirsi in modi meno legati al semplice "spendere denaro".
Scelte sbagliate portano a vite (economicamente) insoddisfacenti.
Nel mio caso potevo scegliere fra matematica o ingegneria elettronica (informatica); c'era il boom dell'informatica, quindi scelta "banale".
Dopo i primi successi professionali, mi sono subito accorto che uno sfoggio di lusso attirava le ragazze come mosche. Mi divertivo a scaricare (senza mai approfittarne) tutte quelle che apprezzavano come apparivo anziché com'ero e ho sposato una delle poche che non erano "apparenti".
Io e mia moglie abbiamo deciso di non avere figli. Secondo me è stata una scelta vincente (nella media) perché sono pochissime le famiglie nelle quali i figli nel medio-lungo periodo hanno portato un bilancio decisamente positivo. E sperare che siano un bastone della nostra vecchiaia, oltre che medievale, è utopistico perché ho sempre visto che vecchi malandati si lamentavano comunque della vecchiaia, nonostante il grande amore dei loro figli.
Questa scelta mi ha permesso a 39 anni di vendere l'azienda e ora di avere un lavoro-hobby che non mi stressa perché potrei mollare quando voglio.
In questi giorni a caccia mi sembra di avere ancora 16 anni quando la scuola non era incominciata e stavo nei campi tutto il giorno. Posso farlo grazie alle mie scelte, non certo grazie a Prodi o a Berlusconi.
Non ho sbagliato istruzione, non ho sbagliato lavoro, non ho sbagliato moglie, non ho sbagliato famiglia, non ho sbagliato valori...
Lo stipendio non fa la felicità (seconda parte)
Per
chi non fosse ancora convinto che la (1) sia vera,
facciamo un piccolo confronto.Mario – Single, operaio specializzato, molto bravo, reddito lordo annuo 20.000 euro, compresi gli extra che i suoi principali gli passano. Vive in un bilocale di 60 mq che gli hanno lasciato i genitori. Ha diversi hobby, ma non è un apparente. Gli restano circa 15.000 euro netti, cioè 1.250 euro mensili. Vive senza alcun problema economico.
Carlo – Sposato con Anna, tre figli, direttore marketing in una grande città, 70.000 euro lordi all'anno; gliene restano circa 45.000 netti.
Anna non lavora perché bada ai figli (del resto anche se lavorasse, con quello che sa fare, quello che prenderebbe sarebbe a malapena sufficiente a pagare la donna delle pulizie e l'asilo nido per due dei tre figli), ma "ovviamente" deve avere un tenore di vita adeguato e spende circa 800 euro al mese in sciocchezze del tutto inutili. Ogni figlio costa circa 500 euro. Il mutuo della grande villetta (un direttore marketing non può vivere in uno squallido appartamento) succhia 800 euro al mese. Fra moglie, figli e mutuo se ne vanno 3.300 euro al mese, cioè 37.200 euro. Al povero Carlo resterebbero per sé solo 7.800 euro l'anno, poco più della metà di quanto ha Mario per vivere, eppure Carlo guadagna 3,5 volte tanto!
Scartata la soluzione di mandare i figli in Bielorussia (dopo tutto vuol loro bene…) e quella di pagare un killer per eliminare la moglie dopo l'ennesimo acquisto di un gioiello (forse c'é la speranza che scappi con l'amico primario che ha un reddito doppio del suo!) non gli resta che andare avanti a tranquillanti, rimpiangendo tutte le sue scelte sbagliate.
Non fate le pulci alle cifre e cercate di capire il concetto generale:
lamentatevi pure di un basso reddito, ma prima verificate di non aver fatto scelte disastrose.
Albanesi veste Prada?
Leggendo
l'articolo sul ridimensionamento nel lavoro, Ilaria si chiede come sia possibile che io non
abbia mai comprato vestiti firmati e conclude "vai
in giro con un saio alla San Francesco?".No, di capi firmati ne ho comprati, come altre cose giudicate di lusso. Nell'articolo in questione l'accento era posto sull'inutilità dell'acquisto, sul comprare il capo così, solo per apparire. Supponiamo che tu abbia bisogno di una borsa e ti trovi davanti a una vetrina di un grande stilista. C'è una borsa che ti piace. Come ragioni?
Mi piacerebbe proprio andare in giro con una borsa di XY (per non fare pubblicità…). Pensiero da apparente, magari completato dalla frase "ma non posso permettermela".
Uh, che bella. La compro! Pensiero molto superficiale. Spesso è indicativo della sindrome del compratore folle (vedi La felicità è possibile), cioè di un sopravvivente che compra per riempire la sua giornata; oppure una frase del genere può essere tipica di un semplicistico (tutto ciò che è bello, se posso permettermelo, migliora la mia vita: in realtà la migliora solo se poi lo uso!) o di un irrazionale (non si considera il proprio status economico).
Uh, ma quanto costa! Pensiero da irrazionale. Il pensiero può essere accompagnato da sentimenti di disappunto, di rabbia, di invidia oppure da semplice indifferenza per un mondo che si giudica non essere il nostro ("al massimo una borsa dovrebbe costare x"). L'irrazionalità del processo di valutazione consiste nel fatto che ci si ferma al costo assoluto, anziché (come sarebbe opportuno) al costo unitario di impiego. Spesso i capi firmati durano molto, essendo di alta qualità: una borsa di marca che uso quotidianamente può durare dieci anni, 500 euro diviso dieci fa 50 euro all'anno, lo stesso costo di una borsa comprata al mercato che dura un solo anno. Quindi, se si hanno i soldi per l'investimento iniziale, le due scelte sono equivalenti. Per un vestito la situazione può essere diversa. Acquistare un capo per andare a un matrimonio spendendo 3.000 euro è pura apparenza, visto che magari con 200 euro si risolve il problema (a meno che la vostra professione non sia andare ai matrimoni e ne collezionate uno a settimana): il capo da 3.000 euro verrà messo al più una decina di volte prima che diventi obsoleto con un costo unitario di 300 euro. Un cattivo affare.
Come è un cattivo affare comprare, tanto per comprare, oggetti che poi rimarranno nel nostro guardaroba, utilizzati una o due volte, con costi unitari pazzeschi.
Una variante dell'irrazionalità del riferirsi al costo assoluto dobbiamo subirla periodicamente da chi vorrebbe venire ad acquistare un libro presso di noi "per evitare le spese postali", persone (e purtroppo ce ne sono molte) disposte a farsi un'ora di macchina per risparmiare 5,70 euro. E il costo della benzina, dell'usura dell'auto, del loro tempo? Non vengono considerati, a loro interessa pagare il libro il meno possibile!
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