Vuoi migliorare la tua vita?
Ama il prossimo tuo...
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Il video - Non abbiamo bisongo del papaLa massima cristiana Ama il prossimo tuo come te stesso da ragazzo mi affascinava.
Poi però il mio spirito di coerenza mi portò a vederla come:
  • ipocrita, in chi la usa per sentirsi a posto la coscienza, ma poi si comporta diversamente;
  • irrealistica, in chi non è mai stato messo veramente alla prova o, quando è successo, ha tirato in ballo la classica natura umana per giustificare una sua deroga alla massima;
  • disumana.
E l'ho modificata in

ama il prossimo tuo, ma non più di te stesso

che è una delle scoperte più moderne e interessanti del Well-being.

NOTA - Prossimo riguarda il mondo neutro; non avrebbe senso definire prossimo il proprio figlio! Prima di proseguire nella lettura, deve essere chiaro il significato dei tre mondi del Well-being.

ama il prossimo tuo...La portata è enorme perché molte persone fondano la loro vita sulla citata massima cristiana, modificandola in non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.
Un giorno mi raccontarono questa storiella.
Un uomo stava giocando nel parco con il suo amatissimo cane quando gli si parò davanti uno strano tizio. Lo sconosciuto si rivolse all'uomo con queste parole: "Ti do questa scatoletta con questo pulsante sopra. Domani tornerò qui a riprendermela. Se non avrai premuto il pulsante allora il tuo cane morirà, se invece lo premerai morirà un uomo in Cina che non hai mai visto, conosciuto e di cui non saprai mai più nulla". L'uomo tornò a casa con la scatoletta. Non dormì tutta la notte. Il giorno dopo tornò al parco. Aspettò lo sconosciuto. Quando questi arrivò, l'uomo, un istante prima di ridargli la scatoletta, premette il pulsante. Lo sconosciuto vide la scatoletta col pulsante premuto, sorrise e disse all'uomo: "Benissimo, hai fatto la tua scelta. Ora prenderò questa stessa scatoletta e la darò a un uomo cinese, che ha un cane come il tuo, che lo ama come tu ami il tuo e che non ti ha mai visto, conosciuto e di te non saprà mai più nulla...".
La storiella, messa così, sembra avvalorare la tesi di non fare (anche involontariamente) del male ad altri perché potremmo a nostra volta riceverlo.
Questa massima non può però essere messa alla base di nessuna scelta razionale di vita, è banale e incoerente: bei paroloni inapplicabili e utopistici. A mio avviso, è solo uno dei mezzi con cui la Chiesa è riuscita ad attrarre nei secoli scorsi masse di deboli, schiacciati da ingiustizie sociali, familiari, ideologiche.
Dobbiamo accorgerci che l'espressione di questa frase può essere un test. Analizziamo due modi di esprimerla.
Modo furbo – Faccio scegliere fra la morte di un cane e la morte di un uomo, anche se sconosciuto in un paese lontano; chi non ama particolarmente i cani è portato a concludere che si salva lo sconosciuto e che quindi la massima valga anche per gli sconosciuti. Non avrei dubbi.
Modo realistico – Faccio scegliere fra la morte della persona a me più cara e quella di un bambino sconosciuto che muore di fame: anche a malincuore, ogni persona ragionevole premerebbe il pulsante e si renderebbe conto che la massima non ha senso perché non stabilisce una gerarchia, una priorità del mio modo di amare. Non avrei dubbi.

Disumana, contraddittoria, ipocrita

Pensiamo alla persona più cara che abbiamo. Supponiamo che un criminale (terrorista, pazzo, ecc., insomma uno che si diverte a uccidere) stia per spararle e che noi abbiamo la possibilità di fermarlo, sparando a nostra volta e uccidendolo. Che facciamo? Lasciamo perdere sciocchezze del tipo "cerco di parlargli per convincerlo ecc." perché nel frattempo quello ha già sparato. Se non gli spariamo e ci accontentiamo di vedere la morte che scende negli occhi della persona che amiamo, siamo disumani. Se gli spariamo e poi continuiamo a credere nella massima siamo contraddittori e, sostanzialmente, ipocriti. Basta questo banale esempio per convincerci che occorre andare oltre. E l'andare oltre è frutto di interpretazione. Per il Well-being la massima si interpreta: "Ama il prossimo tuo, ma non più di te stesso".
Basta interpretare il "come", l'uovo di Colombo.
In altri termini, quella del Well-being non è una modifica della famosa frase evangelica: è l'interpretazione del terzo millennio.

Gestioni differenti

Le scoperte del Well-being:
  • tutti hanno un mondo dell'amore, distinto da quello neutro (vedasi La prova del nove).
  • Se i mondi sono distinti è necessario avere strategie di gestione distinte. Una per il prossimo (mondo neutro) e una per il mondo dell'amore.
Il secondo punto è banale per qualsiasi persona razionale. Eppure si continua a parlare di gretto egoismo ogni volta che si propone una gestione del mondo neutro non particolarmente altruistica.
Se voglio partecipare a una sottoscrizione per aiutare le vittime di un terremoto o di un'alluvione (prossimo), la mia quota sarà tale che senza di essa la mia vita non cambierà in peggio. A seconda delle mie possibilità economiche sarà di uno, dieci, cento euro o più; ma è chiaro che se sono anni che desidero acquistarmi una videocamera digitale la quota sarà tale che mi consenta comunque l'acquisto. Se rinunciassi al videoregistratore amerei il prossimo più di me stesso e ciò sarebbe sconvolgente.
Qualcuno potrebbe sostenere artificiose posizioni intermedie, del tipo: l'importante è assicurare a tutti una vita decente, poi quello che resta lo si può godere. Per mostrare quanto questa posizione sia utopistica (nel senso che nessuno vive o riuscirebbe a vivere così) vediamo due esempi.
Tutti sanno che nel Terzo Mondo migliaia di bambini muoiono di fame. Tutti coloro che hanno un lavoro riuscirebbero a vivere devolvendo metà del loro stipendio a favore di questi bambini. Certo la vita sarebbe più dura: una carcassa d'auto, una casa grande la metà dell'attuale, vestiti vecchi e sempre uguali, niente vacanze, solo il cibo indispensabile ecc. Nessuno lo fa. Eppure molti sono anche cristiani praticanti (mettono a tacere la loro coscienza con qualche offerta ogni tanto) oppure, senza essere credenti, sono impegnati nel sociale.
Secondo esempio. Chi ha un cane affettuoso e fedele sa che cosa vuol dire essere amati da questo animale e sa come ciò possa migliorare la sua vita. A queste persone vorrei chiedere: vi sbarazzereste del vostro cane per devolvere tutto ciò che spendete per lui a favore dei bambini che muoiono di fame? In altre parole: preferireste vedere morire il vostro cane o uno di questi bambini? Io non avrei dubbi: salverei il cane e per questo non mi sentirei certo un essere disumano e orribile.

L'altruismo razionale

La benevolenzaDobbiamo chiederci: come valutare allora gesti di altruismo disinteressato verso il prossimo che tutti sembrano prima o poi compiere, anche coloro che non si possono certo dire patosensibili? Occorre distinguere fra altruismo sociale e altruismo professionale.
La professionalità - L'altruismo professionale è rappresentato dalle azioni verso il mondo neutro che noi svolgiamo durante la nostra professione: temporaneamente persone del mondo neutro vengono trattate come se appartenessero al nostro mondo dell'amore. Interagire con gli altri, eventualmente aiutandoli, con il proprio lavoro è uno dei capisaldi della convivenza sociale. Un uomo che in tempo di guerra chiede di sacrificarsi al posto di un'altra persona in una rappresaglia non è un santo: è uno stupido. Un pompiere che muore fra le fiamme nel tentativo di salvare un bambino non è uno stupido: è un eroe. Qual è la differenza, visto che sempre di sacrificio si tratta? La risposta è semplice: nel secondo caso il pompiere stava eseguendo il suo lavoro e probabilmente aveva valutato che c'erano delle possibilità di salvezza per entrambi; poi, si sa, le cose non vanno sempre come si pensa.
Senza scomodare medici, pompieri e poliziotti, un cameriere si dimostra molto gentile con un cliente e fa di tutto perché il suo pranzo sia piacevole semplicemente perché è il suo lavoro. Qual è il limite dell'altruismo professionale? Semplice: l'annientamento del proprio mondo dell'amore. Un medico o un poliziotto che per lavoro trascurano sé stessi e la propria famiglia hanno superato il limite razionalmente accettabile. Un esempio di annientamento è l'aneddoto del medico.
La legalità - Come il lavoro, anche la legge può estendere temporaneamente il mondo neutro. Si pensi al caso in cui si assiste a un incidente stradale, una ragazza esce di strada con la sua auto, proprio davanti a noi. Devo fermarmi perché me lo impone la legge (altrimenti è omissione di soccorso).
Appartengo a una società e ciò fa migliorare la qualità della mia vita, quindi devo rispettarne le leggi perché va anche a mio vantaggio che tutto funzioni a dovere. Ho detto più volte che nelle leggi c'è la civiltà di un popolo. Non a caso ritengo la solidarietà un sentimento sociale e non individuale. Del resto, se vedessi la stessa ragazza che cerca inutilmente di cambiare una gomma sotto un acquazzone, non mi fermerei per il semplice fatto che se una persona guida una macchina dovrebbe saper cambiare una gomma (autosufficienza; nota: molti si fermerebbero per la ragazza, ma non per un robusto camionista: galanteria, romanticismo, patosensibilità? In ogni caso: incoerenza). E non mi riterrei uno squallido egoista.
La sicumera - La sicumera (sicurezza di sé) può portare a un altruismo sociale distruttivo. Può capitare che siano possibili azioni verso il prossimo senza alcuno scadimento della qualità della nostra vita. Alcune sono ascrivibili alla semplice gentilezza (sono fermo a una fermata dell'autobus e una persona cui si è guastato l'orologio mi chiede l'ora; si noti la differenza con chi mi chiede un'informazione mentre mi sto allenando correndo sul ciglio di una strada: perché dovrei fermarmi, interrompendo il mio allenamento?), altre invece dipendono dalla sicumera con cui noi affrontiamo una situazione. Data una situazione, possiamo valutare che un nostro intervento non faccia scadere la qualità della nostra vita, ovvio che se sbagliamo, non si può parlare di altruismo, ma di errore, fino a una vera e propria stupidità. Il caso classico è quello del nuotatore che si tuffa per salvare una persona in difficoltà. A meno che non sia un aspirante suicida oppure una persona talmente stupida, chiunque si tuffi deve dare per scontato che ce la farà, se è razionale. Se non lo è e affoga, perché premiarlo con una medaglia? Perché era un aspirante suicida, perché era talmente patosensibile che si sarebbe sentito in colpa per tutta la vita se non si tuffava, perché ha lasciato la famiglia che amava e da cui era amato per un banale errore di valutazione?

La benevolenza

Una versione meno utopistica dell'altruismo globale è la benevolenza, cioè la propensione a essere amorevoli con il prossimo nella convinzione che comunque la qualità della nostra vita non scada.
Una frase della Nobel birmana Aung San Suu Kyi la riassume molto bene: "Io sono buddhista; voglio essere felice, ma voglio che anche gli altri lo siano".
La benevolenza orientale, nata in circostanze in cui il vivere era estremamente complesso, ha una sua ragione d'essere nell'aiutarsi l'un l'altro per superare le difficoltà della vita (strategia della cooperativa, vedi La felicità è possibile), nel togliere odio dal mondo ecc. L'errore di fondo che c'è nell'apparentemente bella frase di Suu Kyi è che è assurdo desiderare la felicità di un'altra persona senza sapere se la merita, in altri termini, se è una persona positiva. Pensiamo all'essere più spregevole che possiamo immaginare. Che senso ha "volere che sia felice"? Se sono superiore, non lo odierò, ma desiderare la sua felicità è semplicemente disumano, con tinte di irrazionalità, di patosensibilità e di debolezza.
La benevolenza porta spesso a uno scadimento della qualità della propria vita. Alcuni esempi.
  • Anni fa il mio vicino di casa (con il quale non avevo particolari rapporti perché ci conoscevamo da qualche mese) suona alla porta e mi chiede se posso aiutarlo perché il suo computer si era bloccato e doveva finire un importantissimo lavoro; era veramente preoccupato. Io ero già cambiato per andare a correre e mi sono limitato a spiegargli che non avevo tempo. Lui non si era mai preoccupato di capire qualcosa del computer che usava, non era autosufficiente e io dovevo buttare una serata per rimediare alle sue mancanze?
  • L'altro giorno chiedo a un mio amico com'era andata la giornata di caccia. "Non ci sono andato perché c'era il battesimo del figlio di Tizio". "Ma se Tizio lo conosci appena e tu non sei credente!". "Ma come facevo a dirgli di no, ci teneva così tanto!".
  • Analogamente un mio amico è sempre oberato dalle richieste di parenti e amici per lavoretti vari (che lui è abilissimo a fare) tanto da non avere tempo per sé e i suoi hobby: anche lui non riesce a dire di no.
  • Una persona ti ama, ma a te non piace molto. Come fai a desiderare la sua felicità? Soffochi i tuoi sentimenti e accetti di vivere con lei?
La benevolenza ci può danneggiare quando prende il sopravvento e non si sa dire di no. E poiché la benevolenza porta sempre con sé un certo grado di debolezza, accade più spesso di quanto si pensi.

La bontà


La bontà non è gratitudine (il figlio che ama la madre perché lo ha messo al mondo), non è patosensibilità (adottare un bambino a distanza), non è la non violenza (il pacifista che dice no alla guerra) o la predicazione dell'amore universale (madre Teresa di Calcutta); per il Well-being la bontà è:
  • la capacità di amare chi migliora la qualità della nostra vita (cioè il nostro mondo dell'amore) dimostrando con un'azione continua il nostro amore;
  • la capacità per libera scelta di non fare mai del male a tutte le persone che si amano.
Esiste un processo di fusione con il nostro mondo dell'amore (parziale o totale). In sostanza, ciò che per molte teorie altruistiche vale per il prossimo (mondo neutro), per il Well-being vale per il mondo dell'amore:

quanto più una persona è nel tuo mondo dell'amore quanto più amala come te stesso perché la tua vita migliorerà.

Una madre si butta per salvare il figlio che sta andando sotto a una macchina. Il figlio fa parte del suo mondo dell'amore (non del mondo neutro) quindi appare razionale cercare di salvare sé stessa (magari con una semplice frattura) e il figlio perché perdendolo, di fatto, la qualità della sua vita scadrebbe.
Il concetto di bontà del Well-being può sembrare "facile", ma quante persone sono in grado di attuarlo? Pochissime. E mia moglie è una di queste. Copiandola, spero di essere diventato anch'io migliore.
Primo consiglio: chi sente di non esserlo, si sforzi di essere buono almeno un intero giorno al mese, poi un giorno alla settimana, poi per sempre.
Secondo consiglio: circondarsi di persone buone è un'ottima strategia.
La reciprocità - Ovviamente la bontà può portare anche a errori esistenziali, per esempio quello della madre che continua a rifornire di soldi il figlio che, in crisi di astinenza, glieli chiede per drogarsi (un comportamento più intelligente è cercare di dargli, non quello che chiede, ma quello di cui lui ha bisogno, cioè un aiuto per disintossicarsi).
Non bisogna mai dimenticare che una persona dovrebbe essere nel nostro mondo dell'amore quanto più migliora la qualità della nostra vita e che amare chi non ci ama è semplicemente... folle!

Bontà e condizonamenti

Non si deve confondere la bontà con i condizionamenti di cui sono vittima per esempio i sopravviventi. I condizionamenti portano l'individuo a "dover essere buono", a ingrandire senza motivo il proprio mondo dell'amore oppure a supervalutare chi vi è. La bontà diventa cioè una schiavitù, mentre in realtà dovrebbe essere la normale risposta a un nostro oggetto d'amore.
Poiché un oggetto d'amore non abbassa la nostra qualità della vita, ogni qualvolta facciamo un'azione "buona" per dovere, con fatica, in realtà non saimo buoni, siamo "condizionati". Si legga a tal proposito il commento sui sacrifici.

IL COMMENTO

La prova del nove

tifone MorakotNell'aprile 2009 un tremendo terremoto sconvolse l'Abruzzo, facendo 300 vittime e danni gravissimi; la solidarietà degli italiani si mobilitò in moltissime forme, non solo in quella sociale, ma anche e soprattutto in quella individuale.
Moltissime sottoscrizioni, offerte di aiuto, volontari che si spostarono nella zona colpita per dare una mano: per giorni non si parlò d'altro che di aiutare le popolazioni colpite.
Sono certo che a molte persone che in quei giorni si mobilitarono per l'Abruzzo, la teoria del Well-being dei tre mondi, con quello così "brutto" dell'indifferenza (neutro), faccia storcere il naso e faccia parlare apertamente di "gretto egoismo". Bene, potrò fornire a loro la prova che non è così.
Nell'agosto del 2009, cioè solo quattro mesi dopo il terremoto in Abruzzo, il tifone Morakot distrusse ampie zone di Taiwan: oltre 500 morti, interi villaggi distrutti dal fango. Ebbene dei detrattori del Well-being chi si mobilitò? Nessuno. A parte le notizie dei telegiornali, nessuna sottoscrizione, nessun aiuto. Gli organi di Stato, i media, le grandi società, le banche e tutti coloro che diedero vita alla grande macchina che aiutò l'Abruzzo non mossero un dito; anche i singoli cittadini al massimo espressero un veloce commento davanti alla notizia. Che era successo? I soccorritori dell'Abruzzo erano diventati improvvisamente egoisti e meschini? No, avevano applicato la teoria dei tre mondi del Well-being. Per molti di loro Taiwan era al di fuori del loro mondo dell'amore, l'Abruzzo no. Semplice.
Perché quindi giudicare male chi ha un mondo dell'amore più ristretto e più concreto, non ampliato da condizionamenti patosensibili (sono convinto che se una televisione avesse aperto una sottoscrizione, qualcosa sarebbe comunque arrivato, forse anche solo un centesimo di ciò che è arrivato in Abruzzo, a dimostrazione che il mondo dell'amore può essere artificiosamente gonfiato dalla patosensibilità del soggetto)?
Gli irriducibili dell'amore globale potrebbero obiettare che la vicenda di Taiwan è stato uno sfortunato incidente sul percorso della fratellanza universale. E allora come spiegano il fatto che a inizio ottobre 2009 i telegiornali abbiano per giorni parlato del dissesto idrogeologico di Messina con qualche decina di morti e abbiano dedicato solo qualche commento al terremoto-maremoto che nello stesso periodo ha colpito Samoa e Sumatra con circa 4.000 vittime? Morti di serie A e morti di serie B? No, una versione mediatica del mondo dell'amore e del mondo neutro.


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