La giornata dell'onestà
19 dicembre 2010
19 dicembre 2010
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Onestà
significa non solo essere veritieri nel proprio lavoro, ma anche e
soprattutto non tacere ogni aspetto che possa penalizzare chi sta
interagendo con noi (per un approfondimento si legga la pagina sull'onestà). Il mondo degli affari è pieno di promesse impossibili
che ogni anno fanno milioni di vittime. Almeno per un giorno (la domenica
che precede il Natale) facciamo
rivivere la nostra coscienza ed evitiamo di massacrare il nostro prossimo.Sarebbe bello se:
- un bancario spiegasse al proprio cliente che non è il caso che investa in certi titoli della sua banca perché ci sono opzioni più convenienti.
- Un farmacista spiegasse al cliente che il prodotto che vuole acquistare è del tutto inutile.
- Un medico facesse presente che una costosa cura non servirebbe poi a granché.
- Un'azienda facesse una pubblicità in cui confessasse di aver venduto per anni prodotti definiti genuini, ma confezionati con ingredienti di dubbia qualità.
- Un mago confessasse al cliente che il malocchio non esiste.
- Un negoziante dicesse alla cliente che "quel vestito su di lei è orribile", se questa fosse la verità.
IL COMMENTO
Gli affari sono affari
Un
fatto importante della mia vita. Si era alla fine degli anni '90, nel pieno
del famoso boom dei personal computer. L'Amstrad aveva immesso sul
mercato un personal IBM compatibile (allora si diceva così) a
prezzi stracciati. La mia azienda se n'era procurata una forte scorta e
sotto Natale gli affari andavano a gonfie vele.Vigilia di Natale, ore 17,30, fra poco si chiude. Abbiamo venduto l'ultimo Amstrad. Entra trafelato un signore che velocemente ci spiega che sta facendo il giro del nord Italia (era di Alessandria, se non ricordo male) per procurarsi l'Amstrad che il figlio ha tanto sognato. Il mio socio gli spiega che non abbiamo più Amstrad, mentre mi dà un'occhiata di rammarico per l'affare perduto. A me viene un'illuminazione. "No, guarda che ti sbagli. Ne abbiamo ancora uno". Il mio socio, grande venditore, comprende al volo e con un entusiastico "Già, è vero! Glielo faccio preparare" conclude la trattativa. Scende in magazzino e, poco dopo, il nostro addetto consegna nelle mani del raggiante padre l'agognato personal.
Spiegazione: il personal era sì nuovo, ma aveva l'hard drive guasto e doveva essere mandato in riparazione. Appena il signore se ne fu andato, quello che ci divertì, al di là del poco edificante evento, fu la selva di giustificazioni che cercavamo di darci; alla fine vinse quella che in fondo il padre non avrebbe fatto una figura meschina, l'avevamo salvato. Non potevamo però certo giustificare il nostro comportamento, anche alla luce della squallida frase "gli affari sono affari". Poiché il senso di colpa punitivo non appartiene alle persone intelligenti, elaborammo entrambi la nozione di onestà e facemmo un passo avanti come uomini.
Molte persone, anche messe alle strette, avrebbero preteso di avere ragione, confermando l'assolutezza della regola "gli affari sono affari". Il loro comportamento mi spinge a credere che molte promesse impossibili (dagli esorcismi dei maghi nostrani alla multinazionale che vende come genuino un prodotto che non lo è) nascano perché si è dimenticato il senso dell'onestà. Perché dunque non ricordarsene almeno una volta l'anno?
Manipolatori e manipolati
Paolo
ha replicato al commento sulla difficoltà
della comunicazione in modo spiritoso:Il perché te lo ridico io: "Lavaga le orege al asen l'è savun sprecat" (traduzione: lavare le orecchie all'asino è sapone sprecato).
Era meglio che con la tua intelligenza truffavi la gente, non aprivi gli occhi.
Un esempio: a quanto venderai la nuova cucina ASI? Per farti un esempio, le ricette de "La prova del cuoco" sono vendute a 28 €!!!!!!!!! Delle solite ricette per spacciati.
Secondo me, a gente che non riesce a togliersi il cornetto e il cappuccino al mattino cosa vuoi che interessi la qualità della vita?
Guarda che so benissimo come gira il mondo. Ma vedi la cosa dal mio punto di vista. Il mio commento era scherzoso (e non tutti l'hanno capito), in fondo mi diverto a vedere come la gente non comprende le cose più banali e mi serve per studiare i meccanismi logici che a me piacciono tanto.
Ovvio che se manipolavo la gente avrei guadagnato di più*. E allora? Io non parto dall'equazione felicità = ricchezza, successo. E quanto dici dimostra che sono coerente.
La gente che ha bisogno di manipolare gli altri per "sentirsi meglio" (in tutti i sensi, economicamente, psicologicamente ecc.) in fondo penso che bene non stia o, per lo meno, che stia meno bene di me. Il massimo è vivere felici, senza rancori verso i ricchi e i potenti (l'invidia ci accomunerebbe a loro), senza scendere sul loro piano e barattare una parte del proprio spirito verso cose che in fondo non si amano. Solo così si è veramente liberi di essere sé stessi.
La giornata dell'onestà è rivolta agli amici del sito, quindi a qualche decina di migliaia di persone in tutta Italia, non spero certo in riprese mediatiche dell'evento. È soprattutto uno spunto per riflettere sulla necessità di non manipolare le persone, ma anche sul non essere manipolati. Troppa gente accetta il mal comune della manipolazione altrui (l'esempio classico è la raccomandazione ecc.) solo per avere un miglior tenore di vita, potersi permettere questo o quello. Penso che anche farsi manipolare sia disonesto perché in fondo giustifica i manipolatori.
In una di quelle lontane battute di caccia in riserva di cui parlo nel racconto In memoria di Franco, avevano invitato un onorevole e un paio di pezzi grossi. Gli altri professionisti, fra cui mio padre, pendevano dalle sue labbra ed erano pronti a fare di tutto per rendere piacevole al Grande Uomo la battuta di caccia. In fondo l'avvocato aveva il figlio che doveva diventare presto notaio, il medico doveva esentare il pargolo dal servizio militare, il costruttore doveva ottenere le licenze per il nuovo centro commerciale. L'onorevole sembrava quasi annoiarsi, al più si rivitalizzava ogni tanto, quando gli capitava a tiro un fagiano. Non sparava malissimo, forse da giovane era stato un discreto cacciatore. Era però ormai patetico, tanto era insofferente a ogni piccola asperità del terreno. Il capo battuta lo assecondava in tutto: "Onorevole, stia sul sentiero", "Onorevole passi laggiù che c'è il ponte". Dopo un'ora di caccia, si arrivò al clou quando il pointer fermò un fagiano proprio nel bel mezzo di una radura. Il selvatico doveva essere in un ampio cespuglio, un paio di metri davanti al muso del cane. Il capo battuta chiamò l'onorevole: "Onorevole venga, che Dick è in ferma, voi altri disponetevi a semicerchio. Presto, Onorevole…". Dopo una trentina di interminabili secondi l'onorevole arrivò alle spalle del cane e si piazzò statuariamente in attesa del frullo. Visto che, prima di iniziare, il capo battuta ci aveva spiegato che dovevamo "far divertire l'onorevole", non era difficile capire cosa sarebbe successo. In sei contro uno il fagiano era spacciato, ma tutti avrebbero lasciato sparare l'Onorevole concedendogli il merito di averli preceduti. Mi immaginavo la scena: "Grande tiro!", "Che rapidità", "Onorevole, ha i riflessi di un ragazzino!". Tutti si sarebbero fatti manipolare per poi chiedere a loro volta qualcosa. Anche Dick e il fagiano sembravano aver capito che dovevano muoversi solo quando l'onorevole fosse stato pronto. Quando lo fu, il cane si mosse e il fagiano frullò. Come da copione, un solo colpo, ma troppo presto, con il selvatico distrutto in una nuvola di piume. Andai a raccogliere quello che rimaneva del fagiano e lo diedi al portantino, poi ricaricai. Mio padre mi avvicinò e mi chiese a bassa voce: "Ma cosa hai fatto?". "Ho sparato al fagiano, non siamo qui per questo?". Lo dissi forte, in modo che anche l'onorevole sentisse. Forse mi sbaglierò, ma gli lessi sul volto un sorriso trattenuto, come se fosse divertito dalla pochezza di tutti quelli che lo ossequiavano, ridicolizzati dal mio comportamento. Quel giorno decisi che non avrei mai fatto il politico.
* A proposito sentite questa: dalla definizione di caloria discende che se introduco un litro di acqua al giorno a 10 °C, quindi non fredda, il mio corpo spende circa 27 kcal per portarla alla temperatura dell'organismo. Quindi se bevo 4 litri di acqua a 10 °C al giorno in più di quella che bevo ora, brucio circa 100 kcal. Poiché 100 kcal al giorno a fine anno danno circa dai 6 kg in meno, dimagrisco di 6 kg, a parità di altre condizioni. Per dimagrire basta bere, senza fare fatica, senza rinunciare a nulla! Se poi commercializziamo un'acqua speciale, la WaterDiet, si dimagrisce ancora di più!
L'onestà non fa audience...
Spero
che vi siate ricordati della giornata dell'onestà, almeno un momento nelle
24 ore. In fondo, era rivolta soprattutto ai visitatori del sito.All'esterno della nostra realtà, abbiamo spedito un centinaio di mail a giornalisti, redazioni, addetti ai lavori ecc. Nonostante il peso del sito, sicuramente superiore a molti altri che vengono citati qua e là nei vari articoli e/o servizi, nessun riscontro.
Ovvio che il tema fosse scomodo e che l'iniziativa fosse molto impegnativa, ma è significativo che nessuno abbia risposto (anche negativamente) alle mail. Un'iniziativa del genere non si può bocciare, al più si può cercare qualche penosa scusa del tipo "non abbiamo spazio" oppure "ormai ci sono troppe giornate" ecc. Questo conferma ancora una volta che i giornalisti del benessere non sono interessati al miglioramento della società, ma sono alla continua ricerca dello scoop basato sulla psicologia della parte (maggioritaria) più deprimente della società, quelli che noi chiamiamo spacciati. Sono gli spacciati che fanno audience e ogni tentativo di metterne in discussione i dogmi (il primo: non fare fatica) viene boicottato. Per la giornata dell'onestà non c'è spazio, ma una certa Simona Marchetti sul Corriere qualche settimana fa scriveva
L'esperienza di una vip britannica: 7 chili persi in tre settimane
Ecco la dieta Detox, tutta liquidi e yoga
Dalla Thailandia il digiuno che disintossica: niente cibo solido, meditazione e irrigazioni al colon
Tralascio la lunghissima descrizione dell'intelligentissima dieta, ma vorrei chiedere alla Marchetti che servizio avrebbe reso sprecando tanto spazio per una notizia che il mio cane ha cestinato in pochi nanosecondi.
I più focosi lettori si staranno indignando alla Grillo, ma non ce n'è motivo. Meglio chiedersi cosa serve per far funzionare la giornata dell'onestà. Semplice. Si realizza l'evento, in una bella località, magari sulla Costa Azzurra o in Sardegna, in un hotel a cinque stelle. Si invitano una ventina di giornalisti scelti, in una tre giorni di "lavoro e svago" (divertimento suona male, svago dà meglio l'idea della necessità di riposarsi dopo le massacranti ore del convegno), tutto spesato ovviamente. Per magia, usciranno una ventina di articoli sulla giornata. Peccato che non sia molto nello spirito dell'iniziativa.
Valutiamo anche il rovescio della medaglia: se nessun giornalista ci contatta per avere informazioni sulla giornata, mi resta più tempo per giocare a scacchi in rete! Gli spacciati sono gli altri…
Un risultato...
Ricevo da Gino, ringraziandolo perché un risultato (e sono sicuro non il solo) l'abbiamo ottenuto!
Ho osservato la giornata dell'onestà fino dall'alba quando mia moglie come di consueto mi ha chiesto se tornavo presto.
Ho detto a un dipendente quello che realmente pensavo di lui e che lui stesso da tempo pensava ottenendo dei ringraziamenti per la sincerità e propositi per un futuro miglioramento.
A pranzo sono volutamene ritornato nel ristorante che frequentavo assiduamente fino a qualche mese prima ed alla domanda di routine "Tutto bene" ho risposto: "Purtroppo no, da quando avete cambiato cuoco la qualità è pessima". Il titolare si è precipitato come un missile per "capire" cosa non andasse e ha chiuso con "Grazie, ora capisco tante cose".
Nel pomeriggio però ho ceduto! Un fornitore mi ha detto "Dimmi il prezzo che ti fa il mio concorrente e ti riserverò lo stesso trattamento", in quel caso ho sparato la prima bugia della giornata.
A parte questo episodio che ha lasciato qualche euro in più nel conto dell'azienda e un po' di rammarico per non essere arrivato a sera "senza macchia", devo dire che ci sono state delle soddisfazioni. La cosa che più mi ha colpito è che per essere onesti ci vuole coraggio, quello vero.
A dire il vero, la sincerità che la giornata dell'onestà vuole promuovere non è quella assoluta, perfetta, quanto almeno quella che non vende promesse impossibili. Quindi il peccato di Gino è molto veniale. Più che altro perché penso che avrebbe potuto ottenere lo stesso risultato senza la piccola bugia, semplicemente ampliando il campo della risposta, senza un riferimento diretto alla domanda. Come risposta bastava dire "Ok, compro da te se mi fai questo prezzo".
