La strada per la felicità
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Per il Well-being, nel mondo occidentale, esistono sei fattori da cui dipende la felicità di un individuo. Solo sei? Sì, perché il Well-being ha scoperto che la maggior parte delle cause normalmente citate quando si parla di infelicità dipendono dalla personalità del soggetto che può essere critica. In presenza di una personalità equilibrata, gli altri fattori sono solo condizioni facilitanti/penalizzanti che comunque si devono considerare.
Età
A parità di condizioni (per esempio di salute, anche se può sembrare impossibile) una persona di 100 anni può essere molto serena, ma non può essere felice come a 50 per il semplice fatto che ha la consapevolezza che molte cose non avrà più il tempo di farle. Che l'età sia inevitabile non ci piove, ma che sia negativa anche! Ciò che "uccide" molti anziani è che non hanno più scopi; per avere scopi occorre anche avere prospettive temporali che permettano di realizzarli.Salute
La propria salute e quella dei componenti il proprio nucleo familiare entra sicuramente come condizione facilitante. Ovviamente è importante che la persona dia una valutazione del suo stato di salute in relazione ai problemi che esso dà; per questo si deve sempre partire da come il soggetto "percepisce" la salute sua e dei suoi cari e non da un'asettica valutazione medica.Personalità
Per il Well-being la presenza di personalità critiche è una condizione
decisamente penalizzante (che può essere compensata solo da condizioni
facilitanti). Scopo della persona è essere (o diventare) high.
Questo il cammino:- l'intelligenza esistenziale e la salute sono le uniche cose necessarie per avere la massima felicità possibile, compatibilmente con le condizioni facilitanti/penalizzanti del soggetto.
- In parte, la salute del soggetto può essere migliorata dall'intelligenza esistenziale attraverso un ottimo stile di vita (non a caso sono fondamentali una sana alimentazione e una corretta attività fisica).
- L'intelligenza esistenziale ha tre componenti: intelligenza razionale (usualmente detta razionalità), intelligenza affettiva e intelligenza acquisitiva (usualmente, l'esperienza).
- L'intelligenza razionale e quella acquisitiva sono studiate dalla raziologia*, mentre quella affettiva è studiata direttamente nell'ambito psicologico del Well-being.
- L'intelligenza affettiva si valuta dall'equilibrio della personalità del soggetto. Tale equilibrio si determina con lo studio delle personalità critiche, come è descritto in La felicità è possibile.
- Assicuratevi di potenziare al meglio i quattro strumenti del Well-being (capacità d'amare, autostima, forza di volontà anevrotica e forza calma).
- Correggete eventuali vostre personalità critiche (ved. Il Gioco della vita).
- Incrementate la vostra intelligenza razionale.
- Incrementate la vostra intelligenza acquisitiva.
- Dopo i primi quattro passi siete soft; migliorate la gestione del vostro corpo diventando anche hard.
Fondamentale sottolineare che
nessuno nasce high.
Nessuno nasce high, ma ci sono persone che vogliono migliorare e altre che si beano della loro condizione ritenendola la migliore possibile, salvo poi lamentarsi "dei soliti problemi". Il Well-being è per tutti coloro che aspirano a migliorare la propria vita secondo il mottonon è importante essere oggi come si vorrebbe essere, l'importante è essere migliori di come si era ieri.
* La personalità degli irrazionali
che viene definita nell'ambito del Well-being è contraddistinta da chi
sceglie coscientemente di aderire a concetti o comportamenti palesemente
in conflitto con la razionalità; la raziologia tende a studiare ciò che,
per errore o ignoranza, limita lo sviluppo razionale del soggetto.
Ricchezza
La ricchezza di un individuo è una condizione facilitante, ammesso che non diventi una penalizzazione per la qualità della vita. Per approfondire, La ricchezza.Lavoro
Avere un buon indice di qualità del lavoro è sicuramente una condizione facilitante. Per approfondire, Guida al lavoro migliore.Contatti umani
Avere buone amicizie è un'indubbia condizione facilitante; come pure avere un rapporto di coppia molto buono; si noti che essere single non è penalizzante, mentre è una condizione facilitante avere un rapporto di coppia eccellente. Per approfondire, La felicità è possibile.E ora provate a
Se l'avete già fatto,
ecco i risultati di un interessante campione!
IL COMMENTO
Come vincere nella partita della vita?
Un
episodio, tornatomi per caso alla
mente, mi ha fatto capire che il mio discorso sulla felicità non era del
tutto chiaro. Mi sono detto che se qualcuno mi avesse chiesto come si
raggiunge la felicità, non potevo rispondere con un libro di 400 pagine. E
mi è uscito uno striminzito articolo con poche mosse, un'ottima variante per
vincere negli scacchi della vita. L'ho chiamato Le cinque
mosse.La parte veramente innovativa è il ruolo che l'autostima gioca come prima mossa. Da tanto tempo mi sono inconsciamente accorto che troppe persone hanno un'autostima di cartapesta, magari enorme, ma fragile, temporanea, effimera. Tutti (o quasi) sembrano costruire la loro autostima su cosa riescono a fare nella vita, in relazione agli altri. Forse sembra sensato, ma io penso sia l'inizio della fine.
Sovente, anche chi ha molti oggetti d'amore e sa amare non riesce a districare la propria autostima dalla schiavitù del successo e viene ingoiato dalla carriera, dallo stress, dalla ricchezza (che non riesce nemmeno a impiegare per vivere meglio), dagli idoli che gli hanno scolpito in testa da bambino. Anche chi ha una vita normale non può esimersi dal confronto.
Un ragazzo mi ha appena scritto: "ho iniziato a praticare body building per ovviare a un senso di disagio dovuto a eccessiva magrezza e imbarazzante scherno da parte del prossimo mio"; ieri ho sentito una ragazzina chiedere al padre il cellulare perché "ce l'hanno tutti".
Tutti gareggiano con tutti e quasi mai hanno vicino qualcuno che, come ha fatto il padre della ragazzina, ha la pazienza e la capacità di spiegare che certe imitazioni, certe competizioni non hanno poi molto senso. Ci sono addirittura persone che agiscono in base al criterio di avere una cosa per poter dimostrare a sé e agli altri di potersela permettere. Oggi vincere, riuscire, avere successo, fama, fare carriera, diventare ricchi sono tutti surrogati della felicità.
Ricordate i sacchettari? Se avete capito la strada per la felicità, capirete che amare uno sport per il successo che ottieni è una forma stupida di amore, anzi non è nemmeno amore.
So che il mio discorso sarà condiviso da molti che però, sotto sotto, continueranno a venerare quegli idoli. Per cercare di smuovervi da quelle sirene tentatrici che avvelenano la vita di tanta gente, chiudo riportando alcune parti del commento di Woody Allen alla scomparsa di Ingmar Bergman (The New York Times), un geniale e dissacrante massacro del successo artistico e di tutte quelle illusioni ricercate da uomini privi di veri valori. Notate il contrasto fra l'oggetto d'amore di Bergman e il suo disinteresse per il successo che poteva ottenere.
L'ho detto già in passato a persone che hanno un'idea romantica degli artisti e che considerano la creazione artistica qualcosa di sacro: alla fine, l'arte non ti salva. Qualche volta ho scherzato dicendo che l'arte era come il cattolicesimo degli intellettuali, forniva il desiderio di intravedere una vita dopo la morte. Ma per come la vedo io, è meglio continuare a vivere nel proprio appartamento che nei cuori e nelle menti del pubblico.
Ed è certo che i film di Bergman continueranno a vivere e a essere visti nei musei e in televisione e venduti in Dvd. Ma, conoscendolo, questa non poteva che essere una magra consolazione e sono sicuro che avrebbe barattato con piacere ognuno dei suoi film per un ulteriore anno di vita. Ciò gli avrebbe dato altri sessanta compleanni per continuare a realizzare film. E non ho dubbi che è così che avrebbe impiegato il tempo guadagnato: facendo ciò che amava fare più di qualsiasi altra cosa, girare dei film.
…
Gli faceva piacere che si apprezzasse il suo lavoro, ma una volta mi disse: "Se il mio film non piace, ciò mi crea problemi... per circa 30 secondi". Non gli interessavano i risultati al botteghino, anche se i produttori e i distributori lo chiamavano regolarmente comunicandogli gli incassi dei weekend: quei numeri gli entravano da un orecchio e gli uscivano dall'altro.
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