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Informazione soft: gli esempi
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L'informazione soft.

Esempio num. 1

È uscito recentemente il libro Decidi di stare bene, autori Luciana Baroni e Hans Diehl.  Alcuni amici del sito ce lo hanno segnalato, a dire il vero senza grandi entusiasmi.  Si tratta di un interessante esempio di informazione soft.
I due autori sono medici (Alessandra Baroni è presidentessa della Società Scientifica Vegetariana) e il libro è presentato niente meno che da Umberto Veronesi, vegetariano convinto. Tutto il testo si muove a metà fra medicina convenzionale e un certo spirito alternativo. Personalmente ritengo che ci sia una  presunzione di base, il credere che la salute sia una nostra scelta. Purtroppo un medico dovrebbe sapere che la genetica sta sempre più dimostrando che un corretto stile di vita può migliorare la nostra esistenza, ma non garantirci l'eternità. Tradotto in altri termini, si possono ridurre le possibilità di ammalarsi, ma non azzerarle, soprattutto se uno è geneticamente sfortunato (la parte sugli anticancro naturali nel capitolo 3 è veramente ottimistica; gli autori dimenticano tutti i vegetariani che comunque si ammalano di tumore). Questa critica tarpa già le ali alle pretese scientifiche del testo e lo riporta indietro di venti anni quando i più ottimisti erano veramente convinti che, evitando inquinamento e mangiando lattuga, si potesse vivere fino a cent'anni. Limitandomi alla sola parte dell'alimentazione, è evidente la radice vegetariana degli autori.
magazinesL'informazione contenuta nel libro è soft perché, se si giudicano le singole affermazioni (moltissime sono condivisibili come la lotta la fumo, all'alcol, all'eccesso di calorie ecc.), si direbbe che tutto fila alla perfezione. In sostanza viene definito un modello alimentare basato su cereali, legumi, verdura e frutta, con limitazione dei grassi al 10-25% delle calorie totali. Che questa dieta possa essere salutistica non ci piove, ma che possa mantenere ciò che promette è illusorio, un'utopia.
Innanzitutto perché la gran parte della popolazione quando legge cereali pensa a pane e pasta ed è ormai risaputo che questi due alimenti, se spinti oltre misura, portano al sovrappeso individui sedentari. Tant'è che molti vegetariani sono in sovrappeso. Il testo non tratta per nulla il problema di controllare lo stimolo della fame, anzi promuove concetti del tipo: "mangiare di più, pesare di meno".  Molto blando anche l'accenno all'attività sportiva, espresso nel solito modo soft (concetto: "Bruciare i grassi: camminare contro l'obesità") che attira il sedentario, ma che poi lo delude quando vede che non ottiene nulla.
Insomma, un testo che, partendo da diversi dati esatti, ne amplifica la portata per perorare il consumo di vegetali. È orientato a persone che vogliono avere uno stile di vita spartano (e già su questo non tutti concordano) e che non si pongono altro che il problema di "stare in salute", senza capire che non è solo importante sopravvivere, ma anche vivere al meglio. In altri termini, da medici, gli autori vogliono far vivere il paziente il più a lungo possibile, senza rendersi conto che, quando si demonizzano certi alimenti (cibi proteici, grassi, animali ecc.), l'alimentazione diventa una cura, il soggetto un malato, la vita un ospedale. Se il soggetto vuole uscire , anche saltuariamente, da questo luogo di cura, crolla tutto. Un dato numerico che spiega come mai molti vegetariani (sedentari o blandamente sportivi) possano essere in sovrappeso: basta un'eccezione alla settimana (la classica cena fuori)  allo spartano regime di vita e, siccome non si hanno metodi di correzione, si aumenta di 5-6 kg all'anno.

Esempio num. 2
 
Wald e Law sono gli inventori della Polypill, una pillola costituita da una statina in dose appropriata (un farmaco anticolesterolo), tre farmaci antiipertensivi (per esempio un diuretico, un betabloccante e un ace-inibitore), acido folico e aspirina. Tale pillola dovrebbe essere impiegata su soggetti a rischio di malattie cardiovascolari o diabete (in questo caso viene ipotizzata l'aggiunta di un insulino-stabilizzante). Il loro lavoro è apparso sul British Medical Journal e ha diviso la comunità scientifica, nella quale solo un quarto circa è favorevole. I contrari ovviamente si aspettano dei dati (per ora è solo un'idea) e soprattutto l'analisi dei possibili effetti collaterali.
In men che non si dica ecco però che l'idea della Polypill è stata ripresa nel campo dell'alimentazione da ricercatori olandesi dell'University Medical Centre di Rotterdam i quali (sempre con articolo sulla stessa rivista) sostengono il Polymeal, cioè un regime alimentare dove non mancano mai 7 alimenti: pesce, aglio, verdure, frutta, mandorle, cioccolato fondente e un bicchiere di vino: la combinazione quotidiana di questi ingredienti ridurrebbe il rischio di malattie cardiache del 76%, allungherebbe la vita degli uomini di sei anni e mezzo e quella delle donne di cinque.
Lo studio è statisticamente molto povero perché si basa su deduzioni e su studi singoli precedenti: per verificare che la dieta Polymeal sia corretta occorrerebbero decine di anni e di test. Infatti non è detto che i benefici delle contemporanee assunzioni siano la somma dei benefici singoli! In altri termini, molto probabilmente chi mangia molta frutta e verdura, mangia anche pesce. Sommare i benefici delle ricerche che analizzano i singoli cibi non è corretto. A parte questo, l'informazione soft insita nella ricerca è l'illusione che basti mangiare quei cibi per non avere problemi, cosa che ovviamente non è: se il soggetto fuma, beve alcolici che va al di là del bicchiere di vino, si abbuffa di dolci (non solo di cioccolato fondente) ecc. la salute con la Polymeal diventa pura utopia e si ritorna la punto di partenza.

Esempio num. 3

Sul num. 153 di Glamour (novembre 2004) compare la dieta furba step by step, nella quale una nota nutrizionista spiega come arrivare alla dieta corretta (nell'articolo successivo un'altra nutrizionista spiega che il cioccolato fondente fa ingrassare di meno perché ha un più basso indice glicemico di quello al latte: spero sia stato uno svarione della giornalista che ha riportato il commento della nutrizionista perché ormai tutti dovrebbero sapere che conta il carico glicemico e comunque sono sempre le calorie introdotte che fanno ingrassare o meno). Ci sono quattro passi: la scelta peggiore, già meglio ma, vicini alla meta, brava-bravissima. Vediamo cosa ci propone lo step Brava, bravissima:
Colazione: caffè o tè, miele, pane integrale, yogurt, spremuta.
Spuntino: frutta fresca.
Pranzo: insalatona sana (verdure fresche e cotte, uovo sodo (o mozzarella) tonno al naturale e olio d'oliva extravergine.
Cena: zuppa di legumi e cereali.
Prima di coricarsi: un paio di noci e un bicchiere di latte.
Tutto corretto, ma ritorniamo in ospedale. Il soggetto segue la dieta alla lettera per 25 giorni al mese, sgarra per 3-4 giorni e si ritrova comunque in sovrappeso a fine anno di 5-6 kg. Risultato: il lager non funziona! Quelli che hanno un maggiore senso di colpa, si convincono che per essere magri occorre essere santi e che purtroppo la cosa non fa per loro.
Come nel caso del testo Decidi di stare bene, perché non dire le cose come stanno? Che si può mangiare di tutto perché non si esageri con le calorie e si faccia sport!


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