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Informazione soft
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Nel 2001 Stiglitz, Spence e Akerlof ricevettero il Nobel per l'economia per i loro studi sui mercati con asimmetria d'informazione (in cui cioè certi attori economici hanno un vantaggio di informazioni rispetto alla loro controparte). Akerlof ha dimostrato che, se i venditori possiedono maggiori informazioni sulla qualità del prodotto rispetto agli acquirenti, vengono scambiati solo i prodotti di scarsa qualità (antiselezione). Stiglitz studiò il problema dell'antiselezione di chi possiede una minore quantità di informazioni, mentre Spence studiò lo stesso problema dal punto di vista degli attori più informati.
Ciò che ha dimostrato (non solo ipotizzato) Akerlof è di un'importanza fondamentale nel mondo del benessere: tradotto in termini più terra terra, significa che, se ho maggiore informazione, sono in grado di vendere anche schifezze. L'importanza di un'informazione corretta diventa perciò non solo auspicabile, ma una necessità con priorità altissima.
Purtroppo il termine "corretta" è decisamente riduttivo. Tutti sono portati a pensare che un'informazione possa essere corretta oppure errata. In realtà con questa distinzione si è solo al primo stadio dell'analisi.
Definiremo pertanto disinformazione un'informazione scorretta. Esempi di disinformazione ne trovate a iosa nella pagina dei nostri Oscar; sono le promesse impossibili. Per esempio il garante della concorrenza e del mercato ha condannato la pubblicità di un prodotto (NIK NIK) perché lasciava intendere che il prodotto pubblicizzato assorbisse la nicotina fino all'80%, eliminando pertanto "il cattivo del fumo senza perdersi il buono" mentre in realtà la vantata efficacia assorbente del prodotto non risulta comprovata; inoltre, non è risultato veritiero che il prodotto elimina il "cattivo" del fumo, essendo presenti nelle sigarette, oltre alla nicotina, numerosi componenti dannosi per la salute.
Fermarsi alla disinformazione però non basta. Se uso un'informazione corretta, ma parziale, facendo in modo che l'ascoltatore deduca erroneamente una serie di proposizioni sbagliate nessuna autorità mi condannerà mai (per forza, la colpa è di chi riceve il messaggio!). Sto facendo seminformazione.
Esiste però un terzo tipo di informazione decisamente deleteria, particolarmente diffusa nel mondo del benessere.
Consideriamo il flusso dell'informazione:

X->Y.

informazioneX è l'informazione trasmessa. Ovvio che se è errata, Y (informazione ricevuta) sarà errato, a meno dell'esistenza di meccanismi di correzione che non sono tipici dell'informazione tradizionale (cioè dove il ricevente è una persona fisica e il messaggio parte come comprensibile a essa). Si ha disinformazione. Se X è corretto, ma la trasmissione è molto "fumosa", Y lo recepisce in modo distorto: si ha seminformazione. Esiste un'altra possibilità: X è corretto, Y lo percepisce correttamente, ma l'applicazione di X non dà i risultati sperati. L'informazione è cioè soft (leggera).
Per capire perché esiste, si deve considerare che un'informazione di bassa qualità può essere diffusa a fini
  • commerciali
  • ideologici (politici, religiosi, filosofici ecc.)
  • di visibilità (fama, successo, carriera ecc.).
Se si è corretti o comunque si possiede una moralità tale che impedisce di superare un certo limite di illegalità, il trasmettitore dell'informazione può cercare di trasmettere un messaggio che "comunque ottenga dei risultati", magari amplificando le aspettative del ricevente, alzando la priorità di qualche oggetto della trasmissione del messaggio. Espresso in termini così astratti può sembrare tutto complicato, ma facciamo un esempio pratico.
Un esempio - Per dimagrire occorre fare un po' di sport; non è necessario essere campioni, basta fare 20' di attività fisica al giorno.
Lo dicono moltissimi nutrizionisti, penso in buonissima fede, ma con risultati deludenti. Il loro ragionamento (invero molto semplicistico) si basa sul fatto che camminare 20' al giorno è meglio di niente. Durante un recupero delle ripetute sulla ciclabile cittadina, sono stato avvicinato da un signore in sovrappeso che dopo qualche chiacchiera mi ha detto: "mi hanno consigliato di camminare per almeno 20' al giorno, ma dopo un mese non sono dimagrito un etto; significa che il mio peso è questo!". Capito? L'informazione soft ha sortito l'effetto contrario! Il nutrizionista ha alzato oltre misura l'importanza del camminare (bastano 20'), ha illuso il soggetto che è partito in quarta con il suo programma sportivo, salvo poi ritornare nella sua totale sedentarietà, disilluso dai risultati.
Di informazione soft il mondo del benessere è stracolmo.
Da chi ti dice di bere almeno due litri di acqua al giorno, a chi ti dice che i grassi (quelli animali poi sarebbero mortali) fanno male, a chi ti demonizza gli zuccheri (un alto indice glicemico di un alimento è peggio che la peste), a chi pensa di salvare il tuo cuore controllando il colesterolo (salvo poi scoprire che esiste quello buono o che persone con il colesterolo basso hanno problemi perché esistono altri fattori di rischio), a chi ti invita ad abbuffarti di frutta e verdura (sperando che in questo modo le calorie totali diminuiscano) ecc. In campo sportivo fa per esempio informazione soft chi ti invita a usare il cardio per "non esagerare" oppure chi ti invita a correre piano perché così si bruciano i grassi. Nessuna di queste informazioni è palesemente errata, anzi. Ma sono ottimistici i risultati che si spera ne derivino. Una semplificazione eccessiva del problema, un ottimismo immotivato, insomma scientificità: ZERO.
Disinformazione, seminformazione e informazione soft si mischiano poi ottenendo semplicemente una cattiva informazione.
È il caso del business delle intolleranze, partito dalla considerazione scientifica dell'esistenza di intolleranze al glutine e al lattosio (le uniche provate con test ufficiali), approdato alla definizione di migliaia di (false) intolleranze (disinformazione), sulle quali si costruisce il miglioramento della qualità della vita di molti soggetti soft (informazione soft: prova a eliminare dalla tua vita pasta, formaggi, salumi ecc. e vedrai che starai meglio). Una ricerca di E. Loftus (apparsa su Social Cognition, febbraio 2004) ha dimostrato che l'associazione di concetti negativi al cibo (per esempio: "sei intollerante alla pasta") ne riduce ampiamente l'uso. Ha dimostrato, senza volerlo, l'efficacia a breve termine dell'informazione soft: demonizzo i grassi e la gente ne mangia di meno; peccato che si butti sugli zuccheri e non si ottiene granché.
La motivazione - Perché si usa l'informazione soft?
  • Perché il target a cui ci si rivolge è soft people, non in grado di recepire un'informazione globale che metterebbe in crisi l'esistenza del soggetto (esempio di informazione soft statale in campo sociale: "gioca al superenalotto e cambia la tua vita"; in effetti se si vince è vero, ma quante sono le probabilità di vincere? Sarebbe più corretto dire a moltissime persone: visto che non sei sveglio, non lavori sodo, non hai un buon titolo di studio, non sei figlio di …, dovrai lavorare tutta la vita per un tozzo di pane!).
  • Perché il trasmettitore del messaggio vuole con l'informazione soft avere la massima audience.
Questi sono i motivi per cui nutrizionisti o preparatori atletici continuano a ripetere storielle per bambini…
La definizione - Prima di vedere nella pagina successiva alcuni esempi di informazione soft, riportiamo la definizione.

Un'informazione soft è un'informazione di per sé corretta il cui valore viene amplificato ottimisticamente perché è gestibile facilmente da un soggetto soft che non saprebbe invece gestire la vera spiegazione del problema. A breve funziona, ma alla lunga si ritorna allo stato di partenza.

Gli esempi.



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