La fuga
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La
fuga è un
classico esempio di strategia esistenziale rinunciataria, tipica di chi non
risolve i problemi, ma li evita scappando. Ricorda la favola di Esopo della
volpe e l'uva: la volpe non riesce a saltare abbastanza in alto per cogliere
l'uva e se ne va concludendo che è acerba. Questo atteggiamento è molto più
comune di quanto si pensi nella società attuale.A livello individuale, le personalità più coinvolte sono quella del debole, quella del fobico e quella dell'insofferente.
In particolare ne sono affette tutte quelle filosofie di vita che, individuati i punti negativi o i pericoli dell'esistenza, li fuggono in maniera ossessiva. Potremmo chiamarlo l'errore dell'eremita o dell'indiano (nel senso di tutti coloro che se ne vorrebbero andare in India o in Oriente alla ricerca di una vita più vera). Qual è il problema di queste filosofie? Semplice: fuggire i fattori negativi non sempre è possibile, a meno di non rinchiudersi sotto una campana di vetro.
Scappare dai problemi non serve: è meglio imparare a risolverli.
Prendiamo per esempio lo stress. È corretto scegliere una vita senza stress, ma non basta fuggirlo, occorre anche saperlo vincere, perché per quanto si fugga può capitare sempre una situazione stressante che metterebbe in crisi il fuggitivo. Se una persona soffre di disturbi gastrici può certamente evitare di prendere un cappuccino, ma forse è più opportuno che cerchi di capire perché il suo fisico è così scarso da non sopportare un cappuccino; chi in vacanza, inerpicandosi su un sentiero da cui si scorge un paesaggio stupendo, si sente mancare, può decidere di evitare ogni passeggiata impegnativa, ma forse è meglio che impari a fortificare il suo corpo, perché probabilmente nelle condizioni attuali anche aspettare l'autobus in città sotto il sole di luglio sarebbe un'esperienza terribile.Chi fugge non ha forza e chi non ha forza non riesce ad affrontare gli imprevisti della vita.
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