I figli
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Questa è una delle domande chiave che dovrebbe porsi chiunque abbia fatto veramente un check-up dei propri condizionamenti e voglia scoprire una posizione positiva nei confronti della qualità della vita.
Sicuramente i figli non sono una condizione necessaria come è dimostrato ormai dalle tante coppie che non ne hanno e vivono felicemente; ostinarsi a sostenere che sono condizione necessaria rivela o posizioni mistiche (come quelle derivanti da un'adesione acritica ai principi della propria religione) o forti condizionamenti che legano senza nessuna logica la felicità dell'individuo al benessere della futura collettività (se non facciamo figli cosa sarà dell'uomo?).
Sicuramente non sono una condizione sufficiente, visto che sono sotto gli occhi di tutti soggetti che hanno figli, ma che sono infelici. Ritenere i figli una condizione sufficiente è tipicamente romantico, con l'identificazione del figlio come idea dominante cui asservire la propria vita in cambio della felicità. Non a caso, chi li ritiene sufficienti alla felicità ha spesso una visione tradizionale che, un po' cinicamente, si può ridurre alla sequenza nascita-amore-matrimonio-figli-morte.
I figli potrebbero essere però una condizione facilitante, penalizzante o ininfluente.
Da decenni mi sono accorto che, nell'attuale società, i figli sono una condizione penalizzante per la gran parte delle persone e che una visione moderna dell'uomo non può che arrivare a questa conclusione. D'altro canto, vive meglio solamente chi coglie i mutamenti dei tempi.
Negli ultimi anni, anche altri hanno espresso simili posizioni, magari in modo non del tutto equilibrato e imparziale (come il saggio No Kid. 40 ragioni per non avere figli di Corinne Maier, un'opera che fra tante verità, inseriva anche le frustrazioni di una madre che aveva perso il massimo della vita, diventando a tratti troppo polemica). Finalmente nel 2008 è stata pubblicata una ricerca con dati che confermano l'impressione che si ha semplicemente spostandosi nella società.
NOTA - Non si deve leggere l'articolo in chiave logica, vero/falso, ma in chiave statistica dove termini come gran parte, mediamente ecc. sono fondamentali alla comprensione. Non contestatelo per risentimento (perché avendo figli vi sentite criticati) ecc. Non deve essere contestato come chi per partito preso non vuole sentire frasi (affermazioni statistiche) del tipo "gli italiani sono meno civili dei danesi". Cercate di capire il concetto di affermazione statistica. D'altra parte non siate così superficiali da concludere affrettatamente (senza un check-up della vostra posizione) "sì, ho capito, vale per molti altri, ma non per me".
La ricerca di Simon
La sociologa statunitense* Robin Simon ha analizzato le risposte date nell'indagine commissionata dall'Ufficio nazionale statistiche su un campione rappresentativo di 13.000 famiglie, arrivando alla conclusione che- le coppie senza figli sono più felici delle coppie con figli;
- ciò vale per tutte le fasce d'età;
- la situazione è andata progressivamente peggiorando negli ultimi 50 anni;
- la negatività esistenziale diminuisce quando i figli si formano la propria famiglia.
Il bilancio
Partendo dalla terza conclusione di Simon, è facile capire che alla base
della prima conclusione c'è sicuramente il cambiamento della società negli
ultimi 50 anni. Una volta i figli venivano accuditi per al massimo un
ventennio, a mo' di investimento esistenziale, poi diventavano il bastone
della propria vecchiaia e si recuperava con gli interessi l'amore dato. I
figli diventavano degli schiavi amati che riverivano (Onora il padre e
la madre, ma nulla si dice in favore dei figli) e accudivano i
genitori. Oggi non è più così:- i figli hanno ampiamente adottato il concetto di distacco, tant'è che chi non riesce a implementarlo diventa spesso un inibito: i genitori continuano a essere amati, ma "a distanza" e il giovane è libero di farsi la sua vita.
- Diminuendo il potere genitoriale, i figli hanno maggiori richieste e restano in famiglia molto più a lungo.
- I costi sociali per allevare un figlio sono decisamente superiori al passato, mentre la contropartita economica è minima (nelle società contadine i figli iniziavano in giovane età a lavorare per la famiglia).
- La maggiore difficoltà nell'educare i figli in una società più evoluta non rende certo o altamente probabile il risultato di avere una "buona" famiglia.
- Il quarto punto di Simon non riporta (come osservato anche da D. Gilbert, docente di psicologia di Harvard) il livello di felicità a quello espresso in media da coppie senza figli, probabilmente perché le molte opportunità perse non sono sempre recuperabili.
Una posizione moderna
Le ricerche di Simon, Gilbert e altri mostrano sembra ombra di dubbio cheè ormai superato il concetto che vede nella procreazione uno degli scopi dell'esistenza.
Per chi non ne fosse convinto e continuasse a riferirsi a una visione naturalistica dell'uomo, può essere utile il paragone con la sessualità. Se nel 5000 a.C. era logico pensare che l'atto sessuale fosse uno scopo dell'esistenza, naturale sfogo a istinti naturali, oggi nessuno sosterrebbe che un uomo che salta addosso a una donna per strada stia positivamente perseguendo uno degli scopi della sua vita.Così, per la maternità (che peraltro è meno "necessaria" di quanto sembri, visto che molte donne ci rinunciano senza problemi) si deve comprendere che il progredire sociale ne ha ridotto l'ampiezza esistenziale: la nascita di un figlio non necessariamente è un fatto positivo, esattamente come per altri concetti: il matrimonio, il lavoro, una relazione ecc.
La nascita di un figlio va quindi valutata alla luce del peso esistenziale che essa ha nella vita del singolo; nel prossimo articolo vedremo di capire le ragioni per cui essa, nella maggior parte dei casi, è penalizzante, arrivando anche a tracciare un ambiente in cui possa essere ancora una condizione positiva per la qualità della vita.
Per approfondire:
Figli: perché no
Figli: perché sì
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* Un'obiezione interessante ai dati di
Simon è che la ricerca è statunitense, cioè potrebbe non valere per
la realtà italiana.
Se, rispetto a una certa ipotesi, un campione B è più facilitato di un campione A, se l'ipotesi è negata per B, a maggior ragione le conclusioni valgono per A.
Esempio: se una ricerca sugli sportivi evidenzia che l'età media non è superiore a 85 anni, a maggior ragione (se uno sportivo mediamente vive più di un sedentario) posso concludere che l'età media dei sedentari sia inferiore a 85 anni.
La traslazione alla realtà italiana è quindi valida se si ammette che negli USA essere genitori è più facile perché il concetto di famiglia non è un "dovere" come in Italia e il giovane diventa prima autosufficiente, cioè resta in famiglia per meno tempo (non a caso Simon mostra che la qualità della vita migliora quando i figli se ne vanno).
Se, rispetto a una certa ipotesi, un campione B è più facilitato di un campione A, se l'ipotesi è negata per B, a maggior ragione le conclusioni valgono per A.
Esempio: se una ricerca sugli sportivi evidenzia che l'età media non è superiore a 85 anni, a maggior ragione (se uno sportivo mediamente vive più di un sedentario) posso concludere che l'età media dei sedentari sia inferiore a 85 anni.
La traslazione alla realtà italiana è quindi valida se si ammette che negli USA essere genitori è più facile perché il concetto di famiglia non è un "dovere" come in Italia e il giovane diventa prima autosufficiente, cioè resta in famiglia per meno tempo (non a caso Simon mostra che la qualità della vita migliora quando i figli se ne vanno).
IL COMMENTO
Dagli all'untoreNei rapporti con i visitatori del sito, spesso, quando esce la mia scelta di non aver voluto figli, c'è chi parte in quarta e fraintende la scelta sostenendo che io "sono contrario". Il dagli all'untore che si basa su questo errore francamente non l'ho mai capito. Dovrebbe essere chiaro dalle pagine del sito e dai miei libri che la mia è una scelta personale. Sono però altresì convinto che le ricerche che sostengono che avere i figli mediamente abbassi la qualità della vita siano inattaccabili. Basta il buon senso.
Partiamo da 100 aspiranti genitori. X1 di questi hanno tanti e importanti oggetti d'amore che, se avessero figli, dovrebbero rinunciare a viverli almeno in parte (oppure trascurerebbero i figli): sono i cosiddetti "sacrifici". Io e mia moglie apparteniamo all'insieme X1. X2 invece hanno spazio per una nuova avventura. Ecco per esempio i ragionamenti di un futuro genitore veramente equilibrato:
Molti nostri conoscenti si autoconvincono del fatto che anche con un figlio si possa fare "la vita di prima", intendendo in questo modo poter viaggiare, uscire ecc. come se niente fosse, mentre noi lo troviamo buffo: che fai a fare un figlio se non sei disposto ad accettare un nuovo modo di vivere? Riteniamo (in quanto ancora non lo abbiamo, per cui possiamo solo parlare di ipotesi) che l'essere genitori comporti una nuova dimensione, in cui sia naturale che le abitudini e i ritmi cambino e soprattutto che questo cambio debba essere parte del divertimento. Non mi interessa pensare di fare un viaggio on-the-road negli USA da incubo trascinandosi un bimbo di 1 anno (conosco gente, te lo garantisco, che lo ha fatto) illudendomi che sia la stessa cosa che farlo senza, o tenere sveglio un bambino di 2 anni fino alle 24 perché si è a cena a casa di amici e abbiamo tanto bisogno di chiacchierare dopo una settimana di lavoro pesante. Ho fatto viaggi sufficientemente soddisfacenti per permettermi di viaggiare meno per qualche anno in cambio di altre soddisfazioni. Voglio divertirmi con la mia compagna nel dedicare assieme affetto e attenzioni a un nuovo essere vivente in una nuova dimensione. In cui confido nel voler restare volentieri a casa il sabato sera e rilassarmi divertendomi in questa nuova dimensione. Certo c'è un rischio. Ci sono variabili imprevedibili...
Questo discorso, molto "sentimentale" fa poi strabuzzare gli occhi alle persone a cui lo esponiamo quando per esempio esce il fatto che abbiamo voluto fare esami diagnostici genetici per tranquillità e che non avremmo esitato nell'interrompere la gravidanza nei tempi utili di legge, qualora si fosse palesato un problema.
Oppure molti si meravigliano del fatto che... non manifestiamo sentimenti "estremi". Mia moglie scappa a gambe levate da sempre (e ora più che mai) da altre "donne gravide" (come ironicamente le chiama) che non fanno altro che imporre discorsi che per chi genitore non è sono solo insulsi e francamente pure rivoltanti (pappe, pannolini ecc.) con la foga di chi ha appena vinto alla lotteria, senza capire che a chi hanno di fronte non gliene frega un fico secco. Oppure dalle tante "donne gravide" che parlano del loro stato come di una malattia... vivendo ossessivamente la cosa... come fosse un calvario da cui uscire per ottenere non si sa quale premio. E poi altro... ma non voglio annoiarti.
Degli X2 rimasti, X3 non sapranno educare bene il figlio per cui questo creerà problemi; restano X4 aspiranti felici genitori. Molti di coloro che mi criticano vivono il periodo d'oro degli X4: per 15 o più anni (se si hanno più figli il periodo d'oro può arrivare anche a 25 anni) c'è la gioia dell'amore genitoriale. Poi un qualunque genitore equilibrato deve prendere atto del distacco: i figli tendono a staccarsi dai genitori. Ci sono tre possibilità: X5, il genitore diventa un padre-padrone che non accetta il distacco, vuole continuare a gestire la vita dei figli, il classico caso di chi va a vivere alla porta accanto, organizza il matrimonio, vuole educare i nipoti ecc. (i figli diventano degli inibiti oppure si hanno continui contrasti); X6, il genitore accetta il distacco, ma avendo impegnato tante energie non ha più nessun reale oggetto d'amore e la sua massima aspirazione è fare il nonno, che, tradotto nel mio linguaggio, significa essere alla frutta della vita; X7, grazie alla sua capacità d'amare, il genitore riesce a trovare nuovi oggetti d'amore che sostituiscono i figli che se ne vanno. Quindi:
X1 = non dovrebbe fare il genitore perché di fatto diventarlo significa sacrificare parte della propria vita.
X3 = non dovrebbe fare il genitore perché di fatto non sa educare i figli
X5 = non dovrebbe fare il genitore perché è un padre-padrone
X6 = non dovrebbe fare il genitore perché la vita non finisce quando i figli se ne vanno
X7 = può fare il genitore.
Lasciate perdere il vostro caso, ma guardatevi intorno e provate a dare delle percentuali. Vedrete che il valore X7 è largamente inferiore al 50%, confermando le ricerche sopraccitate. Poi, se siete troppo emotivi e volete continuare a sostenere che non è vero che mediamente i figli abbassano la qualità della vita, dategli pure all'untore, ma ricordatevi che la peste non era colpa dell'untore.
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