La donna, la corsa e la sfida
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Il
test del moribondo applicato a un campione di popolazione fra i 23 e i
60 anni darebbe circa i seguenti risultati: uomini positivi 15%, donne
positive 4%. Ricordo che si tratta di percorrere 10 km in un'ora. Si
potrebbe subito obbiettare che per le donne, fisiologicamente più deboli, si
dovrebbe o diminuire la distanza o dilatare il tempo. In realtà
fisiologicamente fra un uomo e una donna ci sono circa 20"/km di differenza.
Anche tenendo conto di questa correzione (6'20"/km per le donne e 6'/km per
gli uomini), la percentuale di donne che superano il test non arriverebbe
alla metà della percentuale dei maschi. Se consideriamo anche il risultato della prova di ammissione all'accademia di Modena (2003) dove solo 41 donne su 569 sono riuscite a superare i quattro test fra cui il più duro si è rivelato l'ultimo (percorrere un chilometro in 4'30"), si deve concludere che lo sport ha grossi problemi a entrare nell'universo femminile. Se è vero che l'educazione fisica nelle scuole è particolarmente carente per bambine e ragazze. è pur vero che moltissime donne cercano di seguire un'alimentazione corretta e frequentano le palestre: com'è possibile che non arrivino a livelli fisici accettabili? Cercando di non perdere le navigatrici che sono arrivate a questo articolo, vediamo di inquadrare la situazione con dati realistici.
Il femminismo - Le battaglie femministe purtroppo non sono riuscite a far emergere la donna nel mondo dello sport, anzi si direbbe che abbiano come unico effetto quello di allontanarla: da un lato donne in carriera che per essere uguali agli uomini imitano la parte peggiore della psicologia maschile (cioè la dedizione al lavoro per raggiungere il successo, la fama, i soldi), dall'altro donne che, rifiutando il femminismo, continuano ad alimentare una visione tradizionale (direi preistorica) della donna, tutta votata (direi immolata) all'amore per il compagno, per i figli, la famiglia. Ciò che manca è cioè il giusto compromesso che si è invece realizzato in altri paesi dove la donna ha affermato sé stessa senza perdere di vista la qualità della vita e senza entrare in una competizione continua con l'uomo.
La motivazione - È vero che moltissime donne sono a dieta, leggono ogni pagina di fitness delle riviste femminili, vanno in palestra ecc., ma è anche vero che la motivazione non è mai l'efficienza fisica, ma l'apparire belle e desiderabili per l'uomo. Così da una parte troviamo le anoressiche (deboli e magre anziché forti e magre), dall'altro tutte quelle per cui andare in palestra o rinunciare alla brioche è uno sforzo immenso, che vale la pena fare finché non si è trovato l'uomo della propria vita.
La sfida - Perché non dirsi la verità e scoprire che finora si è fatto dello pseudosport, un po' per mettersi la coscienza a posto e un po' per evitare la fatica e la sofferenza fisica? Perché non provare prima a superare il test di Modena (un chilometro in 4'30") e poi quello del moribondo (10 km in un'ora). Se non ce la fate, la prossima volta che vi sentite depresse chiedetevi se in parte non è colpa della vostra pigrizia esistenziale.
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