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Diventare leader
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Il leader

Richiamiamo brevemente le caratteristiche del leader discusse nella pagina precedente:
  1. Fiducia nelle proprie capacità e quindi nessun dubbio sugli obbiettivi da raggiungere.
  2. Affidabilità, credibilità e risultati che generano stima e fiducia nei suoi confronti.
  3. Buone doti psicologiche per comprendere, capire e comunicare con gli altri.
  4. Moralità pratica, cioè coerenza nel perseguire regole. Un capo mafia può essere un leader perché lui stesso segue delle regole.
  5. Iniziativa motivante, cioè la capacità di agire, realizzando obbiettivi che sono fortemente desiderati dai seguaci.
La risposta alla domanda "leader si nasce?" in base ai punti sopraccitati sembrerebbe negativa, ma qui la domanda deve porsi al negativo: è vero che ci sono persone che non diventeranno mai leader?
Personalmente non ne sono convinto perché se il leader è legato a un ambito, basta definire bene l'ambito e ognuno può essere leader. Ecco perché, a sorpresa, una buona strategia sul lavoro è ridimensionarsi: perché si può essere leader in un certo ambito lavorativo mentre in un ambito più competitivo non si sarebbe che seguaci.
Il vero problema è che spesso noi non riusciamo a sceglierci l'ambito e quindi è ragionevole pensare che certi individui siano "naturalmente" più favoriti di altri. È però sicuramente possibile aumentare la propria leadership che deve essere vista come una qualità della persona, in parte costituzionale, in parte allenabile.

La strada sbagliata

FantozziÈ quella offerta da tutte le scuole di leadership (come la PNL per esempio, ma anche le scuole di formazione interna di grandi aziende) in cui in realtà non si cerca di far altro che:
  • pompare l'autostima del soggetto per far sì che realizzi il punto 1;
  • motivare il soggetto a tal punto che grazie a immani sforzi (la strategia del secchione) possa riuscire a realizzare il punto 2.
Se il soggetto è "un bravo ragazzo" dotato di una sua moralità (spesso nel senso più comune del termine, un'onestà irreprensibile) il punto 4 è già presente.
Peccato però che queste scuole nulla facciano per migliorare la comprensione psicologica del mondo, né per pilotare l'entusiasmo che generano verso un'iniziativa costruttiva. Il risultato è che dopo pochi effimeri successi, il soggetto si scontra comunque con un mondo che non ha capito e nel quale non riesce a realizzare i propri "sogni". E torna a essere un Fantozzi…

La strada giusta

Sicuramente alcune personalità hanno minime probabilità di essere leader.
  • Lo svogliato e il debole non hanno la forza necessaria perché "costituzionalmente" privi di forza.
  • L'inibito è troppo schiavo delle sue inibizioni, che diventerebbero debolezze agli occhi dei seguaci, a volte vero e proprio motivo di scherno.
  • Il sopravvivente non realizza mai grandi risultati per cui cade già al punto 2.
  • L'indeciso, per sua caratteristica, non può essere leader perché non sa decidere!
  • L'insufficiente è per definizione il seguace per eccellenza.
  • L'insofferente non sa gestire le mancate aspettative e quindi non sa mostrare ai seguaci quella forza e quel controllo necessari quando qualcosa "va male". Spesso poi non riesce a elaborare una buona comunicazione con i suoi simili proprio a causa della sua insofferenza.
  • L'insoddisfatto non riuscirebbe mai a essere credibile e affidabile verso i seguaci perché non sa trasmettere sicurezza.
  • Il semplicistico è troppo approssimativo per cogliere tutte le sfumature necessarie per gestire ogni situazione.
  • Il vecchio non può essere leader perché un leader non può che essere proiettato verso il futuro (la realizzazione stessa dei sogni dei seguaci è "futuro").
leader sul lavoroSi noti come un fobico possa essere leader, mentre un debole no. Il fobico (un soggetto che, se non è debole, può avere anche una notevole forza) fugge anziché affrontare; la fuga può essere così convinta (principio di precauzione) da aggregare intorno a sé altri fobici. 
Si potrebbe pensare pertanto che essere equilibrati possa essere la strada giusta; in realtà vedremo che è solo una condizione facilitante perché l'elenco soprastante è controbilanciato dall'elenco sottoriportato di personalità non equilibrate che possono essere leader.
Notate come un soggetto equilibrato possieda naturalmente alcuni requisiti perché ha capito perfettamente l'ambito che lo circonda, è forte, con ottima autostima, con una moralità coerente ecc. Probabilmente è anche affidabile in quello che fa. Praticamente un soggetto equilibrato ha già realizzato quei punti  che le scuole di leadership cercano in vario modo di realizzare con i loro allievi. Come abbiamo visto però ciò non basta. I punti 3 e 5 richiedono una perfetta conoscenza degli altri. Vediamo un esempio.
Supponiamo che un capo debba definire le retribuzioni di due dipendenti; se il lavoro è di pressoché uguale importanza può banalmente decidere per lo stesso stipendio. Qui però il suo livello di psicologia sarebbe nullo. Supponiamo invece che si renda conto che uno dei due è un debole, mentre l'altro è un apparente. Appare logico attribuire al primo uno stipendio unicamente in denaro (che dà sicurezza), mentre al secondo concedere molti benefit (auto aziendale, trasferte, bell'ufficio ecc.) a fronte di uno stipendio leggermente inferiore. All'azienda costano uguale, ma i due dipendenti percepiranno un trattamento più motivante.
Personalmente ritengo che se, dopo aver studiato a fondo le personalità del Well-being (La felicità è possibile, Parte II), una persona dopo un breve colloquio non sa definire la personalità di chi gli sta di fronte, probabilmente non sarà mai un leader perché non riuscirà mai a capire gli altri.
Quindi equilibrio + fine comprensione psicologica e poi? Il difficile viene adesso. Infatti abbiamo visto che lo stile del leader si muove fra tre possibilità a seconda delle situazioni. Ebbene, la naturalezza nell'essere leader si scopre proprio nel non sbagliare mai stile! Ovviamente con l'esperienza si può anche imparare ad applicare lo stile corretto, quello adatto al momento, ma indubbiamente ci sono individui che sembrano farlo naturalmente.
Una volta eliminati i tratti della personalità debole, pur non essendo del tutto equilibrato (lo sono diventato attorno ai 30 anni), ho iniziato a essere un leader verso i 18-20 anni e lo diventavo sempre più a mano a mano che migliorava la mia comprensione psicologica delle persone, ma soprattutto via via che migliorava nettamente la capacità di utilizzare lo stile giusto nelle varie situazioni.
Nel sito per esempio utilizzo uno stile autoritario in chi capisco "non ha capito nulla" (in questo caso uno stile democratico sarebbe devastante), uso uno stile democratico con chi è partito con il piede giusto e vuole diventare veramente high, uso uno stile delegante con chi si occupa di materie che mi piace controllare, ma che sono solo sussidiarie agli scopi principali del sito. Il risultato mi sembra buono.

I vantaggi del leader

leaderNei confronti della felicità essere leader può essere al massimo una condizione facilitante, come lo sono la ricchezza o il successo. È profondamente sbagliato pensare che sia necessario essere leader per essere felici, può far comodo, ma nulla più. Del resto un dittatore o un boss criminale sono esempi di leadership cui spero nessuno voglia tendere. È infatti possibile che personalità non equilibrate possano persino diventare leader affermati.
  • Il mistico può diventare un grande e carismatico leader religioso.
  • Il violento può diventare un leader con stile autoritario (il dittatore).
  • Il romantico può essere così innamorato della sua idea da trascinare molti seguaci sulla sua strada (può usare lo stile autoritario o democratico a seconda del grado di violenza che è in lui).
  • Il patosensibile può sfruttare la sua e l'altrui patosensibilità e diventare leader in ambiti in cui la sconfitta del dolore aggrega molte persone.
  • Il contemplativo può diventare un grande leader in campo culturale.
Da notare che due personalità possono essere leader più o meno temporaneamente.
  • Lo statico può esserlo finché non viene superato dai tempi.
  • L'apparente può esserlo finché riesce a rendere credibile il suo bluff esistenziale, la sua survivenza.
Alcune personalità sono abbastanza scorrelate con il concetto di leadership. Per esempio gli irrazionali possono essere o meno dotati di leadership, magari divenendo leader in ambiti in cui la razionalità non conta oppure in ambiti dove è possibile aggregare altri irrazionali (pensiamo all'astrologia); i dissoluti possono essere leader perché la gestione del proprio corpo in molti ambiti è poco importante (pensiamo al politico che fuma come una ciminiera).
Quindi essere leader può essere positivo o meno per la qualità della vita del soggetto (molti leader sono stati assassinati proprio per questa loro caratteristica), si tratta di valutare caso per caso i pro e i contro.
Nella vita di tutti i giorni, esercitare la propria leadership in ambiti limitati (come la propria cerchia di amici, il proprio lavoro, i propri hobby) può essere gratificante finché il peso di essere leader non prevalga sui vantaggi.
Vantaggi evidenti sono per esempio la possibilità di gestire secondo la propria personalità l'ambito in cui ci si muove, il non avere eccessivi contrasti fino ad altre sfumature esistenziali come la solitudine: raramente un leader è solo (anche se in certi casi può "sentirsi" solo) perché la sua iniziativa lo porta sempre a interagire con gli altri.
Per contro, svantaggi evidenti sono le responsabilità, la necessità di ottenere risultati, il continuo confronto con gli altri con il vincolo di non commettere errori o di vivere situazioni in contrasto con la figura carismatica che ha creato. Ovviamente chi vive questi svantaggi, gestendoli naturalmente senza fatica alcuna, è "geneticamente" favorito nell'essere leader.
Ricapitolando, essere leader non deve essere un must, è, se vogliamo, una ciliegina sulla torta. Può essere importante o meno a seconda degli ambienti in cui ci muoviamo, a seconda dei nostri obbiettivi e a seconda, soprattutto, della nostra personalità. Prima di essere leader è sicuramente più importante diventare persone equilibrate.

IL COMMENTO

Il salutista sfigato e il vestito della festa
  
studiareMi piacerebbe esprimere il mio parere sul concetto del Well-being che tu hai coniato... è solo uno sfogo! Ho 29 anni e fino a oggi è stato raro se non impossibile trovare persone della mia età che perseguano il culto del benessere fisico e psichico. Premetto che io ho sempre perseguito un concetto personale forse diverso dal tuo in alcuni aspetti che esprimo con il termine "consapevolezza", e cioè ho sempre cercato di capire il perché delle cose senza farmi trascinare dal flusso di informazioni e di luoghi comuni. Questo è stato frutto di soddisfazioni ma anche di notevoli fatiche psicologiche che però spesso mi hanno dato qualcosa che definirei ampliamento della coscienza. Sono felice perché questo è l'unico sito dove sono riuscito a confrontare le mie idee; ciò che mi lascia perplesso, forse perché devo ancora maturare, è che il mondo che mi circonda mi sembra completamente diverso: io non fumo e bevo poco (alcolici e superalcolici) e vengo considerato out, vecchio, sfigato; durante la pausa pranzo se mangio (in mensa universitaria) insalata o pasta non condita mi additano come un salutista sfigato; per non dirti quando mi compro le bottiglie di acqua da bere durante la giornata o magari faccio a piedi le scale... Mi piace studiare e leggere (sono dottorando a Padova in neurobiologia) ma se sto a casa un sabato sera per studiare è la fine del mondo… Conclusione: poiché non riesco a condividere il mio stile di vita con molte persone spesso preferisco stare circondato dalle sole persone che contano, che magari non mi deridono perché bevo le tisane in pub invece di prendere la birra da... (omissis) o perché corro quando fuori è freddo… Cosa ne pensi? La mia visione è tragica o per essere felici al giorno d'oggi bisogna fare "le cose che fanno tutti"? Grazie per lo sfogo. Christian.
 
il vestito della festaPotrei risponderti rimandandoti alla lettura dell'articolo sugli spacciati e alla mail di Isabella che puoi trovarvi in calce. Se lo  leggi con calma, vi troverai le parti in cui indico il modo migliore di porsi di fronte alle persone che descrivi. Voglio però andare oltre perché non sono sicuro che il disagio che provi dipenda dalle tue scelte di vita. Ti chiedi: "Per essere felici al giorno d'oggi bisogna fare le cose che fanno tutti?". Questo non lo capisco. La felicità deve essere indipendente dagli altri e personalmente essere una pecora che segue il gregge non penso sia una strategia valida. Penso che anche tu possa concordare su questi concetti. Penso che invece quello che provochi il tuo disagio sia la non "considerazione del gruppo". Anch'io trovo poche persone che sono allineate con quello in cui credo. Come ho detto più volte, non più del 3-4% della popolazione è high, un terzo circa è soft e vuole diventare high (e un certo numero ci riesce), ma i due terzi sono sicuramente low people (spacciati, svogliati ecc.). Questi numeri vogliono solo indicare la difficoltà di trovare gente con cui possiamo essere in sintonia. Ma non per questo dobbiamo "subire". Ho contatti positivi con tantissime persone che non seguono affatto il culto del benessere fisico e psichico, in ognuno di loro mi sforzo di trovare quel buono che c'è e di confrontarmi con esso. Nessuno è mai completamente negativo.
In linea generale direi che a te manca la forza. Io e te abbiamo le stesse idee, ma io ho una convinzione e una forza di esecuzione per cui sinceramente non penso che qualcuno mi giudichi out, vecchio o sfigato. Anzi, di solito chi ha uno stile di vita pessimo mi invidia, al più tenta una banale difesa che viene puntualmente massacrata con riscontri oggettivi che smontano gli alibi che la persona si è creata per vivere male. Se gli altri avvertono in te debolezza, è ovvio che nella loro stupidità ti "deridano"; se avvertono una forza calma, ti assicuro che ti invidieranno. Essere leader all'interno di un gruppo non è questione di stile di vita promosso (al più è l'alibi usato per attaccarti) quanto di come si vive all'interno del gruppo: i più deboli vengono sempre e comunque messi nelle retrovie. Se il gruppo è costituito da persone "buone", i deboli partecipano al gruppo e fanno le comparse, se il gruppo è formato da persone "cattive" i deboli vengono derisi o peggio.
Tu dici: "Durante la pausa pranzo se mangio (in mensa universitaria) insalata o pasta non condita ma additano come un salutista sfigato". Avere una buona alimentazione non vuol dire mangiare insalata o pasta non condita; io mangio poco e sono magro, ma nulla mi vieta di mangiare molto quando per esempio usciamo a cena con amici e di dimostrare loro che, grassi, non sanno apprezzare il buon cibo che quella sera ci viene offerto. Considera la differenza: sinceramente io non mangerei mai pasta scondita (debolezza), preferirei non mangiare o mangiare bene (forza e autocontrollo). Così io non andrei a chiudermi in un pub per bere tisane (mi sembra in effetti una contraddizione), ma cercherei amici che passano il loro tempo a fare sport, a condividere i miei stessi hobby. Se c'è l'ascensore, faccio raramente le scale perché probabilmente ho già fatto (o farò) 20 km di allenamento e le scale non mi servono, ma se uno "sfigato" (vedi come si ribaltano le posizioni? Dipende da come le vivi) mi dice: "Prendiamo l'ascensore, perché fare le scale?", allora gli dimostro che arrivo prima di lui e che le ho fatte "per risparmiare tempo" (forza). In parole povere, se vuoi rispetto devi suscitare ammirazione (e magari, nei più stupidi, invidia) non pietà per chi "è costretto" a mangiare pasta scondita o fare le scale per tenersi in forma. Io a scuola me la cavavo piuttosto bene, ma non ho mai perso una festa (se mi interessava andarci): così quelli che non capivano come mai potessi essere sempre in giro e prendere il massimo dei voti, anche se ritenevano lo studio un'inutile seccatura, mi ammiravano. Non offenderti, ma mi sembri "un bravo ragazzo". Hai bisogno solo di imparare a vivere come vivi ora senza indossare ogni volta il vestito della festa. Se ti interessa diventare leader di un gruppo allena la tua forza calma e domina ogni situazione all'interno del gruppo; altrimenti lasciali perdere e cerca altri ambienti più vicini a ciò che ami.


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